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Piazza San Sepolcro e l’adunata del 23 marzo

 

 

Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo.

 

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/90/Fasci_di_combattimento.jpg
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Per il problema politico noi vogliamo :

a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.

b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni.

c) L’abolizione del Senato.

d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.

e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

f) L’elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo.

 

PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO:

a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.

b) Minimi di paga.

c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria

d) L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici.

e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.

f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

 

PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO:

a) L’istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale.

b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi.

c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo.

 

PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO:

a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze.b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi.c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell’85% per cento dei profitti di guerra.d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.

 

Dai termini utilizzati, dagli echi e dal linguaggio, possiamo ben intuire che si tratta di un’epoca non troppo vicina a noi storicamente, ma nemmeno troppo lontana : infatti, tale programma, enunciato da Benito Mussolini il 23 marzo 1919 a Milano, piazza San Sepolcro, venne poi interamente pubblicato nel quotidiano “Il Popolo d’Italia” il 6 giugno dello stesso anno. Era il programma degli allora “fasci italiani di combattimento”, era il manifesto politico che questo gruppo di violenti “rivoluzionari” mostrava per la prima volta al pubblico. Ed erano soltanto “Quattro gatti” : in quella piazza non c’era quasi nessuno, si contavano non più di 300 presenti (presenti che poi, qualificati come sansepolcristi ottennero dei privilegi particolari, a tal punto che anche chi non era presente diceva di essere stato lì all’adunata, per ottenere determinati vantaggi).

Quel giorno, le più importanti parole di Benito Mussolini, poi pubblicate come  i 3 princìpi fondanti del movimento fascista, nel già citato quotidiano, furono le seguenti :

I. L’adunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d’Italia che sono caduti per la grandezza della Patria e per la libertà del Mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti, agli ex prigionieri che compirono il loro dovere, e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d’ordine materiale e morale che saran propugnate dalle associazioni dei combattenti.

 I cosiddetti “fascisti”, erano ancora un gruppo di uomini un po’ raccogliticci e provenivano da diversi strati sociali. Insieme ai futuristi (avanguardia del primo ‘900) di Tommaso Marinetti, agli interventisti di sinistra (coloro che erano a favore della partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale) e ai sindacalisti rivoluzionari capeggiati da Enrico Corradini (potremmo dire, dei socialisti che avevano in qualche modo riletto e revisionato il pensiero di Marx in maniera più “sindacalista”), avevamo in prima linea i vecchi “arditi”, armata di fanti nata in occasione del primo conflitto mondiale..in poche parole, ex combattenti che erano in qualche modo insoddisfatti delle loro imprese belliche e che, spinti anche dalle parole di Gabriele D’Annunzio, parteciperanno qualche mese più avanti all’impresa di Fiume. Molti di loro aderirono al movimento fascista poiché attratti dal “pane” che Mussolini dava loro, dalle promesse che in qualche modo avrebbero soddisfatto le loro richieste e le loro voglie di irredentismo..e infatti :

II. L’adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all’imperialismo degli altri popoli a danno dell’Italia e all’eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli; accetta il postulato supremo della Società delle Nazioni e presuppone l’integrazione di ognuna di esse, integrazione che per quanto riguarda l’Italia deve realizzarsi sulle Alpi e sull’Adriatico colla rivendicazione e annessione di Fiume e della Dalmazia

 

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Ma, ahimè, tolta l’annessione di Fiume del ’24 (da parte di Mussolini) che non causò enormi problemi, fu proprio il governo fascista, nel 1935, a dare vita a quello che sarà l’”Impero d’Italia” (“L’Italia ha finalmente il suo impero!”) con la conquista dell’Etiopia e l’assegnazione del titolo di “Imperatore d’Etiopia” a Vittorio Emanuele III. In quel caso, il problema più grande non fu l’attacco letteralmente infruttuoso a questo povero paese (oltre che il vergognoso e riluttante assalto con le armi a gas contro una popolazione che a stento aveva 2-3 bastoni per difendersi), ma l’aver smosso le acque in quella che era la “pace di Versailles” e quindi nell’aver rotto uno dei fondamentali princìpi della Società delle Nazioni (per questo motivo infatti l’Italia verrà espulsa da questa organizzazione), generando un clima di tensione internazionale e diplomatica che poi sfocerà 4 anni dopo con il secondo conflitto mondiale.

 

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III. L’adunata del 23 marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi le candidature dei neutralisti di tutti i partiti.

“Sabotare con tutti i mezzi”. Qui forse la coerenza c’è. Perché gli squadristi fascisti (le camicie nere, per intenderci) e chi interveniva nei comizi dei partiti neutralisti o di maggioranza neutralista (per neutralisti qui si intende coloro che erano contrari alla partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale) hanno in ogni modo, soprattutto attraverso l’uso della violenza, sabotato o provato a sabotare le candidature dei neutralisti di tutti i partiti. Il culmine si raggiungerà più avanti, nel ’25-’26 con alcune delle cosiddette Leggi fascistissime  che renderanno illegali tutti i partiti che si opponevano a quello che ormai era il regime.

 

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Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente (Benito Mussolini)

Elencare le contraddizioni del regime rispetto a quanto detto e scritto nel “manifesto” sarebbe un lavoro troppo lungo e per certi versi fin troppo critico, quindi ora è necessario andare a rileggere il programma sovracitato e ripensare un attimo a cosa è stato, a cosa è rimasto e a cosa – nei fatti e negli avvenimenti successivi – è cambiato.

Così, per rinfrescare la memoria, suggeriamo la lettura di tre precedenti articoli :

La “rivoluzione” di Roma

“Un mezzo colpo di stato” (parte 1)

“Un mezzo colpo di stato” (parte 2)

 

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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