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Giuseppe Mazzini : “Ardente come un apostolo”

Per una lettura più gradevole ed efficace, anticipo al lettore che ho inserito, con un pizzico di fantasia, anche personaggi che, nel periodo in cui si svolge la vicenda, erano realmente già morti o magari non ancora nati. Le frasi inserite in corsivo sono però state realmente scritte o pronunciate dai personaggi. 

 

10 marzo 1872

Siamo in diretta da Pisa, perché ci è appena giunta la segnalazione della scomparsa di un uomo illustre : è morto Giuseppe Mazzini, uno dei più grandi politici e pensatori dell’Italia risorgimentale. Tra lo stupore della folla e l’incredulità di molti, ci avviciniamo verso la sua casa, a qualche passo dal Lungarno Gambacorti. Mazzini, a causa dei suoi intenti rivoluzionari e repubblicani, era rifugiato qui da poco più di un mese (sotto il falso nome di Giorgio Brown) e pochissimi sapevano della sua presenza a Pisa; noi, ad esempio noi  – come la polizia che lo cercava – lo abbiamo saputo soltanto ora.

Dopo aver ottenuto il consenso delle forze dell’ordine, entriamo dentro e osserviamo il suo corpo, imbalsamato.. “magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato”..queste sono le prime parole che sentiamo dire, e provengono da Von Metternich, cancelliere e ministro degli esteri dell’ormai andato Impero Austriaco. A poco a poco, si avvicinano altre grandi personalità..

 

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Statua di Giuseppe Mazzini nei presi della sua Domus a Pisa

 

Ci accorgiamo subito di un caro amico di Giuseppe, Carlo Pisacane, noto rivoluzionario degli ambienti di sinistra, che si avvicina alla salma e parla, nel silenzio della camera :

“Incontrai Giuseppe per la prima volta a Roma, durante i moti del ’48-49, dai quali nacque la Seconda Repubblica Romana. Mi avvicinai ai suoi ideali, che mi illuminarono, e fummo amici..ma ad un certo punto venni a contatto con il socialismo scientifico di Marx e, per confronto, mi resi conto che il fato di una nazione, Mazzini nol cerca ne’ rapporti sociali ed internazionali d’onde scaturiscono le guerre, le conquiste, le rivoluzioni, ma abbandona la terra e lo cerca in cielo. Era troppo a quel suo motto (Dio e il popolo), che a mio modo di vedere significa la legge (Dio, fa capire) e il popolo interprete della legge (il popolo), per cui sottomette il popolo ad una legislazione divina, ma intanto cotesta legge è ignota..Chi la rivelerà? I migliori per senno e per virtù, risponde Mazzini. Quindi ad essi bisogna concedere la tutela delle nostre anime. Da qualunque punto, da qualunque principio delle dottrine in questione prendiamo le mosse, siamo inesorabilmente condotti al puro dispotismo, scoglio inevitabile per chiunque voglia riconoscere un vero ed un giusto assoluto che imponga doveri.

“Hai ragione, Carlo!”. Intravediamo allora un uomo che gli si avvicina; inizialmente non lo riconosciamo, ma qualcuno ci parla un attimo di lui : è Alberto Mario, leader dell’estrema sinistra post-unitaria. “Mi trovai sempre in disaccordo con Pippo. Il quel del resto non è punto in accordo con sé medesimo in quanto concerne le idee professate. […] Prima era eclettico, poi spiritualista (vedi Lettere a Sismondi), […] panteista […]. Prima si dichiarava continuatore degli uomini del 93 (vedi Giovine Italia 1833); trovava egregia la formola Libertà – Fratellanza – Uguaglianza; moveva quindi dal lato di diritti dell’uomo; ora dice che quella formola è atea, che bisogna sostituirvi Dio e popolo ch’ei tolse al frate Savonarola, e bisogna stabilire il dovere come fonte del diritto. […] Il sistema filosofico e politico di Mazzini procede rigorosamente da’ suoi postulati teologici. […] Tolto Dio dalla formola sparisce la maggiore del sillogismo. […] Nonostante tutto, era un santo”.

Ma subito interviene il famosissimo Francesco Crispi, politico siciliano (fu Presidente del Consiglio negli anni della “Sinistra Storica”) in un primo momento “erede” della tradizione mazziniana : “Giuseppe Mazzini capovolse la formula sociale della rivoluzione francese. Ai diritti dell’uomo sostituì i doveri dell’uomo. Ed ha ragione. I Francesi nel 1848 proclamarono il diritto al lavoro, Mazzini credette erronea quella formola, e ve ne contrappose un’altra : il dovere al lavoro. Io credo che le due formule si possano conciliare” e aggiunge, riferendosi al rapporto tra lo Stato e la religione : “La nazione è, perché Dio l’ha fatta. Quando lo Stato rappresenta la nazione, ha una vita che non gli è data dalle leggi, ma gli è data da Dio, e questo è il caso dell’Italia”..
Poi tocca le mani del defunto e scoppia in lacrime : “Io so, non l’ho dimenticato mai e l’ho ripetuto più volte alla Camera, che voi siete l’antesignano dell’unità. Il concetto nazionale, deposto da Dante ne’ suoi scritti immortali, divenne per voi un apostolato […] Mazzini, Mazzini, Mazzini, il più grande di tutti. Fra cento anni chi scriverà la nostra storia chiamerà il tempo nostro il secolo di Mazzini”.

 

Al centro, Francesco Crispi, tra re e ministri http://2.bp.blogspot.com/-utpPtK6Vc0o/VpKnSMBfMhI/AAAAAAABWlQ/A_QlYrI7vt8/s1600/Crispi_e_ministri_al_Quirinale_nel_capodanno_1888.jpg
Al centro, Francesco Crispi, tra re e ministri http://2.bp.blogspot.com/-utpPtK6Vc0o/VpKnSMBfMhI/AAAAAAABWlQ/A_QlYrI7vt8/s1600/Crispi_e_ministri_al_Quirinale_nel_capodanno_1888.jpg

 

Nel frattempo, un uomo dai capelli lunghi e dalla folta barba – l’anarchico Michael Bakunin – da lontano borbotta : “Era l’ultimo grande sacerdote dell’idealismo religioso, metafisico e politico. […] E’ il culto di Dio, il culto dell’autorità divina e umana. E’ la fede nella predestinazione messianica dell’Italia regina di tutte le nazioni, con Roma capitale del mondo […] E’ infine [la] religione [tipica] di tutti gli spiriti dogmatici e assoluti, la passione dell’uniformità che essi chiamano unità e che è la tomba della libertà. […] Mazzini ci rimproverava di non credere in Dio. Noi al contrario gli rimproveriamo di crederci”.

“In qualche modo posso trovarmi d’accordo con quest’uomo”, risponde De Sanctis, noto storico della letteratura, “Mazzini era l’artefice di una riforma religiosa priva di idee concrete […]. In sostanza quelli i quali si servivano di parole religiose, lo facevano piuttosto come arma politica, per affrettare l’unità nazionale, che per la rigenerazione religiosa. E la conseguenza è triste : l’Italia rimane qual’era innanzi. Fatta l’unità politica, manca l’unità intellettuale e morale fondata sull’unità religiosa. […] Quando non avete fede e sentimento, a che servirvi di questi nomi per fini politici?”

“Ne sei certo? Io credo in particolare che il sentimento della presenza divina abbia vivificato la politica mazziniana, ai tempi in cui essa non pareva ai governi che un sogno di fanatici. Proprio vicino a noi, Mazzini ha perseguito ciò che gli uomini saggi chiamarono una folle chimera. Ma non possiamo più dubitare oggi che senza Mazzini l’Italia non sarebbe mai divenuta una grande potenza e che egli abbia fatto per l’unità italiana molto più di Cavour e dei politici della sua scuola” dice così Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario.

 

Giuseppe Mazzini http://www.viacialdini.it/wp-content/uploads/2014/12/giuseppe-mazzini.jpg
Giuseppe Mazzini
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“Sì, condivido pure io”, risponde dalle retrovie Alfredo Oriani, storico italiano di questi tempi, infatti “su coloro che non avrebbero voluto sacrificare il cattolicismo alla rivoluzione, e quelli che dichiaravano la libertà inconciliabile colla religione, Giuseppe Mazzini, alto nello sforzo di riassumere le due opposte tendenze, predicava l’insurrezione in nome del diritto e il martirio il nome di una religione che del cristianesimo accettava quasi tutta la parte essenziale […] Mazzini era la maggiore originalità politica e letteraria di questo secolo in Italia”.
“Se debbo rispondere a chi parlava di diritti, di religione e di rivoluzione francese, dico che Dio è nella coscienza rivoluzionaria, perché Dio è eterno, e la rivoluzione francese perì per averlo dimenticato. La nuova società è dunque politica e religiosa : una riforma vi dovrebbe precedere la rivoluzione; l’educazione ne sarà mezzo e scopo, perché la personalità morale è il primo e ultimo termine della storia e della vita. E sì, spezzo pure una lancia a favore di quest’uomo dicendo che è stato il primo a parlare di popolo con il popolo e a predicare una democrazia che solo nelle masse poteva ottenere il proprio trionfo. […] La sua popolarità divenne quindi immensa. […] La sua parola si propagherà come un contagio, la sua purezza religiosa rischiarerà l’anima nazionale, l’eroismo della sua utopia spronerà alla vittoria dopo il martirio, la sua fede vincerà tutti i dubbi, la logica della sua argomentazione repubblicana, smentita in ultimo fatto dalla monarchia dei Savoia, avrà sconfitto la federazione coll’unità e ridotto il principio monarchico a non essere più che un accessorio dell’idea democratica”.

Oriani viene in qualche modo appoggiato dal poeta Giovanni Pascoli : “Ognuno di noi può, anzi deve, proclamare la repubblica santa nella propria anima. Perché la repubblica di Mazzini vuol dire esser per sé, e sentirsi parte d’un tutto, avere diritti imperscrittibili e doveri indeclinabili, difendere fortemente gli uni e tranquillamente adempiere gli altri. […] ‘Dio e Popolo’, fu la breve e santa formula di Mazzini. Chi ne volesse la spiegazione, può ricorrere a Carlo Alberto che affermò che quando tutto il popolo si univa in un volere, era Dio che voleva in lui e con lui. E, notando che nessuno ancora ha parlato dell’importante impegno di quest’uomo riguardo il tema dell’educazione, vorrei ben dire che il popolo si educa via via, le scuole si moltiplicano, l’istruzione si diffonde. Comincia ad esserci la tua [riferendosi a Mazzini] ideale repubblica in Italia, sebbene ci sia il re”.

E allora qui, lo storico e politico Gaetano Salvemini, socialista, interrompe la discussione : “Scusami, Giovanni, vorrei precisare una cosa : Dio è la prima base di credenza del pensiero mazzininano; la repubblica democratica unitaria nazionale mazziniana è una organizzazione essenzialmente religiosa. La fonte della sovranità, in essa, come nella teocrazia cattolica, è Dio, nessun altro che Dio : […] si sostituisce un potere venuto dal basso [come poteva essere quello voluto dai rivoluzionari francesi, ndr.] con quello venuto dall’alto, e in poche parole andiamo a ripristinare le origini divine della nazione e della sovranità. In questo non posso dire altro che Mazzini è un conservatore pur essendo comunque rivoluzionario :  rivoluzionario per il suo ruolo nel moto di unificazione nazionale e conservatore nella sua teoria! Infatti quando si consideri in rapporto con il grande movimento scientifico e sociale europeo, è un arretrato, è un conservatore : la sua filosofia è la filosofia di Chateaubriand e della Santa Alleanza […].

 

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Gaetano Salvemini, (1873-1957) https://doveridiritti.files.wordpress.com/2015/10/salvemini-s600x600.jpg

 

Ha un’invincibile antipatia per la Rivoluzione francese; segue la filosofia mistica, abbattuta nel secolo XVIII[…]; è unitario, mentre la democrazia europea è federalista; predica la pace fra le classi sociali, mentre Carlo Marx prepara il manifesto dei comunisti. […] La identificazione mazziniana fra politica e religione formulata nel binomio Dio e Popolo deve apparire come un pericoloso ritorno a teorie per fortuna di tutti oltrepassate, come una negazione di tutte le più preziose e più dolorose conquiste dell’esperienza storica, di tutte le tendenze più salde e più benefiche della moderna civiltà. […] Per lui la separazione tra Stato e Chiesa non doveva essere radicale : la Chiesa – non quella cattolica, ma una nuova Chiesa – doveva anzi armonizzarsi con lo Stato e persino dirigerlo! A mio parere questo non è altro che una repubblica religiosa. E poi quel che lui intende con “Popolo interprete della divina volontà” mi fa paura..Sono massime pericolosissime per me, dalle quali deriverebbe a fil di logica l’annullamento di ogni libertà. E stiamo anche attenti alle affermazioni e alle possibili ambiguità : in quel cumulo di affermazioni di tutti i generi, con cui il Maestro riempiva i suoi scritti, ciascuno attingeva e adottava quelle parti che corrispondevano al proprio stato d’animo, e trascurava o non comprendeva il resto. Così l’unità, la repubblica, il popolo, Dio, il dovere, la missione dell’Italia, la terza Roma, divisi l’uno dall’altro e divelti tutti dal tronco, si ripetevano – e si ripetono tutt’ora – sulle labbra dei seguaci con significati diversi e magari opposti a quelli che ebbero nel primitivo autentico sistema”. E comunque sì, Giovanni, credo anche io che il vero aiuto, che Mazzini può e deve darci, riguarda non il campo delle nostre costruzioni intellettuali, ma quello della nostra pratica morale, sia per quanto riguarda lo stimolo all’azione che..”

E proprio ora, una figura strana, ancora ignota ma già un po’ losca, un uomo calvo e un po’ basso, interrompe la critica del Salvemini e avanza dicendo.. “Scusate il disturbo..vorrei dire la mia..” (prosegue nel prossimo articolo).

 

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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