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“Un mezzo colpo di stato” (parte 2)

Dove eravamo rimasti? Ah, sì!

(Leggi l’articolo precedente, necessario per comprendere quanto segue)

Riprendo con la stessa citazione di Benito Mussolini con la quale ho concluso lo scorso articolo :

 

“Credo che la Camera sia ansiosa di avere notizie sulla sorte dell’onorevole Matteotti, scomparso improvvisamente nel pomeriggio di martedì scorso in circostanze di tempo e di luogo non ancora ben precisate, ma comunque tali da legittimare l’ipotesi di un delitto, che, se compiuto, non potrebbe non suscitare lo sdegno e la commozione del governo e del parlamento”. (Benito Mussolini, interrogazione parlamentare, 12 giugno, 1925)

 

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26 giugno 1924.

Giacomo Matteotti è stato rapito da poco più di due settimane e i parlamentari dell'”opposizione” (anche se è un termine molto astratto e lontano da un vero gruppo politico) si sono riuniti in disparte, abbandonando la camera, dando vita a quella che è rimasta alla storia come “secessione dell’Aventino” (in effetti non è l’unica, già la plebe romana adottava questa pratica di lotta politica contro il patriziato dal 494 a.C.) : con la secessione ci si voleva staccare dal governo (dove libertà era ormai diventata una brutta parola) e si chiedeva allo stesso governo (accusato già per buona parte dall’opinione pubblica) di rispondere della scomparsa di Matteotti. Fu uno dei pochi momenti del Ventennio in cui ci fu un unione formale di tutte le forze “antifasciste”; ma forse fu la mancata risposta sul terreno della politica pratica, la troppa disorganizzazione o le troppe differenti posizioni interne al gruppo secessionista, o magari le continue intimidazioni da parte dei fascisti a ridurre in briciole il tentativo degli oppositori.

Veniamo però al punto della situazione : il 16 agosto il corpo di Matteotti viene ritrovato e le indagini continuano. La colpa ricade subito su alcuni squadristi fascisti : Amerigo Dumini, Albino Volpi, Amleto Poveromo, tutti e tre costretti dallo stesso Mussolini a finire in prigione per poco meno di sei anni (in qualche modo bisognava iniziare ad allontanare i sospetti da chi aveva dato l’ordine di uccidere Matteotti). Eppure ancora il regime è sotto accusa e rischia di saltare una volta per tutte. Chi ha il compito di destituire il presidente del consiglio e il governo (tralasciando il parlamento, sporco per com’era) è il re. Diversi sono le richieste portate avanti per dimostrare al sovrano la colpevolezza di Mussolini e dei gerarchi fascisti, ma Vittorio Emanuele III preferisce badare ad altro e diventa, con ogni probabilità, il più grande complice del fascismo.

Emblematico il caso descritto da Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni : il sovrano si trova nella tenuta di San Rossore quando il presidente dell’ANC (Associazione Nazionale Combattenti) Ettore Viola lo raggiunge per presentargli un documento in cui si dimostrano le colpe di Mussolini nel caso Matteotti. Il re ascolta la lettura, poi risponde, “con il tetro sorriso di uno spettro: «Mia figlia, stamani, ha ucciso due quaglie»”.

In Italia siamo sempre stati bravi a fare una cosa : a dimenticare, dopo qualche tempo, quello che è successo poco tempo dietro.

E fu così che si arrivò al fatidico 3 gennaio 1925, giorno del famosissimo discorso alla camera di Mussolini. Renzo de Felice l’ha definito un mezzo colpo di stato. Le motivazioni sono tante : “mezzo” perché per legge il potere apparteneva in primis al re e quindi non ai fascisti (anche se, come ci dimostreranno i fatti reali, il re sarà soltanto un burattino nelle mani del fascismo e conterà davvero pochissimo in tutto questo periodo) “mezzo” perché già l’altra parte di colpo di stato era stata attuata il 28 ottobre di 3 anni prima con la marcia su Roma e “mezzo” perché inizia la seconda parte di storia fascista, quella della vera gestione : da questo momento in poi il fascismo avrà mano libera e si affermerà sempre di più.

 

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Non potendo riproporre tutto il testo (che però trovate qui), andiamo ad analizzarne i punti principali :

 

Inizia il discorso citando l’art. 47 dello Statuto Albertino :

“La Camera dei deputati ha il diritto di accusare i ministri del re e di tradurli dinanzi all’Alta corte di giustizia”.
Domando formalmente se in questa Camera, o fuori di questa Camera, c’è qualcuno che si voglia valere dell’articolo 47.

E’ senza dubbio una provocazione, ed io costantemente mi chiedo perché nessuno abbia avuto il coraggio di alzarsi e gridare “io mi vorrei avvalere del suddetto articolo”. Probabilmente sarebbe stato sommerso da un’ondata di persone, ma quantomeno si sarebbe fatto sentire e avrebbe dimostrato coraggio (cosa che mancava a diversi “oppositori”).

Tende subito a sottolineare che il discorso non è a parlamentare né a fini di voto (ma alla fine sarà così, perché accuserà gli altri, cercando di ottenere ancora la fiducia del parlamento). Smentisce poi la fondazione di una CEKA (polizia rivoluzionaria nata in URSS dopo la rivoluzione di ottobre) in Italia, come se le camicie nere, gli squadristi e la polizia militare fossero tanto diverse da quelle dei bolscevichi.

“Pena di morte? Ma qui si scherza! […] bisogna prima introdurla nel Codice Penale […] la pena di morte non può essere la rappresaglia di un governo”. 1926 (Leggi fascistissime Rocco-Mussolini) : la pena di morte, dopo quasi 30 anni dalla sua scomparsa, ritorna in vigore in Italia.
Qui cerca di difendersi e di accusare addirittura i giornalisti per calunnie :

“voglio che ci sia la pace per il popolo italiano”; e volevo stabilire la normalità della vita politica.
Ma come si è risposto a questo mio principio? Prima di tutto, con la secessione dell’Aventino, secessione anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria. (vive approvazioni). Poi con una campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto, campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi. (Applausi vivissimi e prolungati). Le più fantastiche, le più raccapriccianti, le più macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali!

 

Ma la goccia che fa traboccare il vaso è la seguente : si prende la responsabilità politica e morale del fascismo e di tutto quello che ha commesso.

Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi. Molte voci: “Tutti con voi! Tutti con voi!”).
Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi applausi. Molte voci: “Tutti con voi!”).
Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi.

 

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Se era questa la passione superba della migliore gioventù italiana, non oso immaginare quale fosse la passione superba della peggior gioventù italiana! Ad ogni modo, tralasciando questo particolare, si può benissimo notare in che modo e con che tono Mussolini si prenda tutte le colpe degli avvenimenti. Successivamente ricorda tutte le violenze commesse dagli antifascisti, derivate dalla “secessione dell’Aventino a scopo repubblicano”, che poi, confrontate con quelle commesse dai fascisti, appaiono solo come un piccolo numeretto.

Conclude affermando (contro chi, secondo lui,  ha usato la forza), che l’unica soluzione per risolvere le cose è la forza : sottolinea la volontà dei fascisti di collaborare con il governo contro chi semina il caos (i secessionisti), descrivendo tutti gli episodi di protesta e di violenza attuati dagli antifascisti.

Questa sedizione dell’ Aventino ha avuto delle conseguenze perché oggi in Italia, chi è fascista, rischia ancora la vita! […]

Voi vedete da questa situazione che la sedizione dell’Aventino ha avuto profonde ripercussioni in tutto il paese. Allora viene il momento in cui si dice basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. (vive approvazioni. vivi applausi. Commenti).
Non c’è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.
Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo, Governo e Partito, sono in piena efficienza.
Signori!
Vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse morto perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora. (vivissimi applausi).
Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno definitivamente la sedizione dell’Aventino. (vivissimi, prolungati applausi). L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa.
Noi, questa tranquillità, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. (Vive approvazioni).
Voi state certi che nelle quarantott’ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area. (vivissimi e prolungati applausi. Commenti). Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria. (vivissimi, prolungati e reiterati applausi. Grida ripetute di: “Viva Mussolini!”. Gli onorevoli ministri e moltissimi deputati si congratulano con l’onorevole Presidente del Consiglio. La seduta è sospesa).

 

Insomma, voi come giudicate chi prima si prende le responsabilità delle proprie azioni, ma dieci secondi dopo getta la colpa sugli altri?

Buona riflessione a tutti!

 

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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