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PropagAndiamo in guerra.

La componente storica è in assoluto la materia dominante dell’attività propagandistica della Prima guerra Mondiale : in Italia, alla notizia della sua entrata in guerra, vi fu una più che massiccia mobilitazione in continuo sviluppo nel riguardo al fatto che quella guerra che stava per affrontare, era una “guerra giusta”, come sostenevano gli “interventisti”; perché buona parte della popolazione anche se non contraria, in realtà era indifferente o quanto meno attendista.

Furono le grandi manifestazioni di piazza di chi era favorevole all’intervento a propagandare e diffondere la voce che, se l’Italia non avesse partecipato al conflitto, il Paese sarebbe stato catalogato da tutti gli altri Stati, imbelle, pauroso e non meritevole di considerazione. Quindi, nel 1915, manifesti, pubblicazioni, cartoline, furono coinvolti nel lanciare l’idea interventista e convincere la gente della giustezza di questa guerra che si era scatenata l’anno prima. Memorabili restano le “radiose giornate di Maggio” (vedi video qui) : manifestazioni avvenute nel maggio 1915 in cui si faceva di tutto per convincere l’opinione pubblica ad essere felicemente d’accordo alla partecipazione alla guerra (attraverso comizi e dimostrazioni militari). Sono facilmente ricollocabili in questo periodo i famosi discorsi di Gabriele D’Annunzio (“voce” e “capitano” degli interventisti italiani) che spingevano le masse ad aderire al conflitto.

In realtà, tutto era già stato deciso.

Il patto di Londra (a fianco dell’Intesa) era stato firmato, il 26 aprile dello stesso anno, di nascosto (poiché il parlamento, dalla parte dell’ex presidente del consiglio Giovanni Giolitti, era maggiormente neutralista) dal ministro degli Esteri Sidney Sonnino, in accordo con l’allora Re Vittorio Emanuele III e con il presidente del consiglio Antonio Salandra.

 

viribus unitis
Cartolina postale tedesca inneggiante alla Triplice alleanza con il motto tedesco “Einigkeit macht stark” (L’unione fa la forza) e quello latino “Viribus unitis” (Forze unite).

 

A questo punto, occorreva il supporto dell’intera nazione, sia morale che, soprattutto, economico.

Grande pubblicità fu data alla sottoscrizione di prestiti obbligazionari da sottoscrivere presso le varie banche, riunite nel “Prestito Nazionale” (Banca italiana di Sconto, Istituti di emissioni di credito, Prestito Nazionale). Nel gennaio del 1915 si aprì così la sottoscrizione pubblica del primo dei sei Prestiti Nazionali : per la loro emissione e il loro collocamento, il Tesoro si avvalse della Banca d’Italia, il più importante dei tre istituti all’epoca autorizzati a emettere banconote, la quale proprio durante il conflitto, per i compiti straordinari di indirizzo dell’economia cui sarà chiamata, vedrà iniziare la sua trasformazione da istituto di natura privata con funzioni pubbliche a banca centrale pubblica del nostro Paese.

 

prestito nazionale

 

La Banca Italiana di Sconto (BIS) nasce nel 1914; successivamente si fonde e incorpora altri due istituti di credito (Società Bancaria, Credito Provinciale e Pgobank). La BIS nasce con l’aiuto di capitali francesi per spostare l’Italia, ancora neutrale, su posizioni più favorevoli all’Intesa.

Naturalmente, i disegni di questi manifesti erano improntati al senso patriottico che doveva essere insito in ogni Italiano, con l’obbligo doveroso di combattere per vincere il nemico.

 

banca

 

 

Si enfatizzava la “guerra giusta” e l’eroismo del soldato italiano; ma, oltre all’eroicità dei soldati, bisognava poter contare anche su chi non era in trincea, che poteva comunque dare il suo prezioso contributo versando delle quote allo stato.

 

Echeggiavano frasi come :

“Noi diamo il sangue! A voi di dare l’oro alla Patria!” (Umberto Della Latta)


Oppure :

“L’(ultima guerra) che accoglie nel cuor la vendetta, e fulge e freme sull’aguzza punta l’eroica baionetta.“ (Luciano Folgore)

 

 

 

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Ma anche, per i più “colti” :

 

“Il nuovo prestito nazionale di guerra dà un reddito del 5,10% netto da ogni imposta. Concorrendo al prestito nazionale di guerra cooperate alla vittoria e fate in pari tempo una ottima operazione d’impiego dei vostri capitali. Concorrendo al prestito nazionale di guerra facilitate il compito dei nostri prodi al fronte e loro testimoniate una volta di più tangibilmente la vostra ammirazione e la vostra riconoscenza. Anche la sottoscrizione minima di L. 100 contribuisce alla riuscita del prestito che deve essere completa e corrispondere alla dignità dello scopo. La Banca Commerciale Italiana riceve e facilita in ogni modo le sottoscrizioni”

 

Così l’italia, grazie soprattutto agli italiani, entrò in guerra.

 

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Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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