Franklin Delano Roosevelt : New Man, New Deal

Franklin Delano Roosevelt : New Man, New Deal

 

A cura di Roberto Testa, in occasione del 135esimo anniversario di nascita di Franklin Delano Roosevelt.

 
Mettiamo caso di trovarci negli Stati Uniti nel 1929.
La data è emblematica e il nome è uno solo : Wall Street.
Il crollo dei titoli della borsa, con una crisi agraria (il grano russo costa all’Europa meno di quello statunitense) e di sovrapproduzione, porterà il paese al tracollo. Diversi uomini, che avevano investito tutti i loro risparmi in azioni finanziarie, si danno fuoco o si buttano dai palazzi perché non sanno come portare avanti la propria famiglia dopo aver perso tutto. E già negli USA non è che si vivesse così bene. O meglio, una parte di popolazione sì, ma l’altra no.
Erano infatti i ruggenti anni ’20, i famosi anni caratterizzati dal proibizionismo (il divieto di vendita di alcolici), dal gangsterismo (una “mafia” americana, con le gang, “clan” comandati da noti “boss”, come ad esempio Al Capone) che “decorava” i quartieri delle grandi città, dalle continue discriminazioni e ghettizzazioni di “negri”, ebrei e altri “tipi sociali” considerati inferiori solo perché diversi, ma anche dai primi complessi e orchestre jazz che animavano le serate dei locali notturni sia per bianchi che per neri. Insomma, Sergio Leone nel film C’era una volta in America (1984) ce ne lascia un quadro abbastanza chiaro dal punto di vista della problematicità del vivere in quel momento storico; probabilmente in un altro momento avremo anche modo di approfondire l’argomento, che merita molto più di una semplice e superficiale illustrazione come questa.

È però importante cercare di contestualizzare gli eventi, le persone e le idee e quindi abbinarle alla realtà che stiamo descrivendo, perché altrimenti rischieremmo di non capirle appieno o di travisarne il significato, prendendo letteralmente fischi per fiaschi.

 

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Nel 1929 il presidente in carica era un certo Herbert Hoover, che sicuramente non è uno tra i più noti né tra i più amati del ‘900. Hoover era un repubblicano, ex ministro del commercio nella precedente presidenza del conservatore Coolidge; alla crisi agraria e finanziaria del ’29 che aveva causato l’aumento della disoccupazione dal 3 al 25% (dalla seconda metà del XIX secolo molte persone abbandonavano il proprio paese per trasferirsi in USA poiché vi erano tantissime possibilità lavorative), Hoover provò a rispondere mettendo pressione sui privati affinché questi investissero per la creazione di nuovi posti di lavoro, con spinte ad enti locali e statali per rispondere alle esigenze più urgenti della popolazione e raddoppiando la spesa federale sociale. Questi tentativi però si rilevarono ben presto inefficaci, poiché le classi più povere, quelle dei consumatori, non avevano (tra chi non aveva mai avuto nulla, il proletariato, e chi aveva investito tutto in borsa) più un dollaro, quindi non potevano in alcun modo ravvivare il mercato e l’economia, mentre diverse industrie erano state costrette a chiudere per mancanza di capitali e le campagne erano state abbandonate in seguito alla crisi agraria. Come ultimo e disperato tentativo di risoluzione, creò il Reconstruction Finance Corporation nel 1932, un ente che avrebbe concesso aiuti finanziari federali (prestiti) a imprese e banche (anche statali). Il popolo americano, malgrado ciò, non era assai convinto di voler continuare a sostenere il presidente in carica, perché le spese aumentavano e l’ottimismo della campagna elettorale di Hoover era risultato soltanto utile a fini propagandistici. Così si fece avanti una nuova figura, che aveva in parte percorso il cursus honorum : Franklin Delano Roosevelt. Quest’uomo, insieme alla sua “squadra”, avrebbe cambiato definitivamente il destino del proprio Paese.

 

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Franklin (1882-1945), nel 1920, all’età di 38 anni, era stato eletto, all’interno della Convenzione del Partito Democratico, come candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti insieme al candidato presidente Cox; entrambi però erano stati sconfitti dai repubblicani Harding e Coolidge, poi entrambi presidenti a causa della prematura morte del primo (avvenuta nel 1923). Più avanti, nonostante fosse affetto da un genere di poliomielite (con conseguente paralisi degli arti inferiori), venne nuovamente scelto dal Partito come candidato governatore dello stato di New York nel 1928. Malgrado la malattia e l’iniziale insicurezza, Roosevelt riuscì a vincere le elezioni e ricoprì questa importante carica dal 1928 al 1932, portando avanti dei provvedimenti legislativi (in risposta alla crisi) a favore di disoccupati e famiglie più disagiate. Questo breve periodo di attività gli consegnò una buona fama e un buon seguito all’interno del Partito : così l’impegno politico e l’interesse nei confronti del Paese lo spinsero a candidarsi per le elezioni presidenziali del 1932, dopo essere ovviamente stato eletto dalla Convenzione dello stesso Partito (elezioni primarie tenutesi a Chicago con l’aggiunta del voto dei membri del partito di alcuni Stati). Alle elezioni del 1932 riuscì quindi a superare il candidato già presidente Hoover, poiché portò con sé diverse innovazioni e ispirò una certa fiducia nei confronti degli americani. Molti non erano convinti che Roosevelt sarebbe riuscito a portarli fuori dalla crisi, ma lui propose agli americani un “patto”, un piano nuovo, il New deal. E sul New deal si potrebbe parlare per ore ed ore, ma per riassumerlo brevemente possiamo dire che consisteva in un pacchetto di riforme economico-sociali : ad esempio abbiamo il National Labor Relations Act (1935) che forniva ai lavoratori uno statuto di garanzie e diritti, permettendo così lo sviluppo del sindacato degli operai, il Social Security Act (1935), che forniva ai disoccupati e agli anziani una pensione o ancora il Work progress administration (1939), un piano di lavori pubblici, e poi anche un piano rurale (Agricultural Adjustment Act) che prevedeva la distruzione del raccolto in caso di sovrapproduzione : insomma, un lontano modello di welfare state, di stato sociale. A questi provvedimenti seguiranno l’abrogazione del proibizionismo con il XX emendamento, una regolazione del sistema finanziario e borsistico e uno stimolo costante all’azione per la ripresa.

“Questa grande nazione saprà sopportare ancora, come ha già saputo sopportare, e saprà anche risorgere alla prosperità. […] Il nostro vero destino non è di sottostare rassegnatamente a tante difficoltà, ma di reagire ad esse per noi stessi per i nostri simili. […] Non guardiamo con sfiducia verso l’avvenire della vera democrazia.” (Discorso inaugurale tenuto a Washington il 4 marzo 1933)

Ma ovviamente, dietro un grande uomo c’è anche una grande donna… e non solo.
In questo caso, però, l’importanza della first lady non è secondaria : Eleanor Roosevelt è definitivamente la prima first lady statunitense. Fino a quel momento, infatti, la moglie di ogni presidente aveva sempre avuto un ruolo più che marginale nella politica. Al cospetto del resto, Eleanor ebbe una responsabilità diretta su specifiche istanze politiche (come ad esempio quelle femministe e dei diritti civili), oltre che un impegno organico all’interno della presidenza, e… come lei, poche a seguire!

 

circa 1935: Democratic politician and the 32nd President of the United States Franklin Delano Roosevelt (1882 – 1945) with his wife, the noted humanitarian activist, Eleanor Roosevelt (1884 – 1962). (Photo by Keystone/Getty Images)

Ma a proposito… una delle novità più importanti sul piano politico fu proprio quella relativa alla presidenza.
FDR (così abbrevieremo il suo nome) trasforma il presidente in “presidenza”, creando un’organizzazione più complessa e stratificata : infatti si ha il cabinet con ben 8 ministeri (oggi se ne contano 15), ma soprattutto la “presidenza personale”, ancora oggi attiva.
In cosa consiste? È una sorta di “ufficio del presidente”, un gruppo di fidati ed esperti collaboratori nominati direttamente dal Presidente che lo aiutano nella gestione del potere esecutivo (che negli Stati Uniti appartiene al Presidente). Questa presidenza si suddivide in white house office ed executive office of the president : il primo gruppo conta circa 400-500 persone, tutti assistenti del Presidente (consiglieri, amici, tecnici…), mentre il secondo ne conta circa 1500, ed è formato da uffici permanenti che si sovrappongono al cabinet. La presidenza personale è guidata dal Capo di gabinetto della Casa Bianca, consigliere nominato anch’esso direttamente dal presidente (figura che però entrerà in carica dal 1946) : così il potere esecutivo assume una nuova importanza e si allarga numericamente, malgrado resti sotto il controllo del Presidente.
Uno dei punti di forza del nuovo presidente fu il suo team, già dalla campagna elettorale, finanziata  da Rockefeller e da altri business-man che erano interessati alla politica di inflazione proposta da FDR. Il team si dedicò, come mai nessuno aveva fatto, a creare un’immagine familiare, umana e positiva del Presidente, perché, dopo la delusione causata da Hoover e dagli altri presidenti degli anni ’20, occorreva riavere un certo riavvicinamento e una certa fiducia da parte del popolo.
Il mezzo principale e innovativo fu la radio : dal salotto di casa sua, vicino al caminetto, FDR parlava con un tono di voce caldo e paternale agli americani, descrivendo le difficoltà del presente ma rassicurandoli sul futuro. Del resto era ben convinto che sarebbe riuscito a sconfiggere la crisi, e la sua determinazione lo portò, dopo diversi anni, a vincere la crisi e ad essere rieletto con una grande maggioranza di voti nel 1936 (60,8%, 46 stati su 48) e successivamente nel 1940, andando contro quel costume tradizionale che “imponeva” ai presidenti di non governare più di due volte. FDR sarà l’unico Presidente statunitense (almeno per ora) ad essere eletto 3 volte di seguito.
Il motivo era semplice : era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e, FDR, che voleva fare degli USA l’arsenale della democrazia, aveva promesso che non sarebbe entrato in guerra. Le cose poi cambiarono, poiché il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbour (approfondisci qui) nel dicembre 1941 e gli USA furono costretti ad entrare in guerra, e da lì FDR assunse pieni poteri in campo militare e nel fronte interno fino alla sua morte (avvenuta il 12 aprile 1945), poiché si era arrivati al punto da dichiarare lo stato di emergenza e di mobilitazione.

 

Original caption: These headlines were from a New York newspaper telling of the start of the American-Japanese war, December 7, 1941. November 8, 1941 New York, New York, USA

 

Ad ogni modo, non fu tutto rose e fiori nella vita di FDR, anzi..
Nel 1937 ebbe un momento di difficoltà, quando, dopo aver ridotto la spesa pubblica, per un ritorno del ciclo economico negativo, ci fu un rialzo della disoccupazione. Inoltre, nel tentativo (fallito) di sostituire il numero di membri di ideologia conservatrice all’interno della Corte Suprema (che tentava un po’ di ostacolare diversi punti del New Deal un po’ a sfavore dei gruppi imprenditoriali) con alcuni giudici, andò incontro alla reazione di questo schieramento politico che, nel 1938 alle elezioni riuscì ad ottenere la maggioranza nel Congresso basandosi anche sul malcontento che si era venuto a creare a causa di questi errori del Presidente. Malgrado ciò, come ben sappiamo, FDR, uomo di ampissime vedute, riuscì ad arrivare ad una soluzione di compromesso con il Congresso che, in quel periodo, sembrava quasi aver perso la sua importanza e il suo potere poiché, nella maggior parte dei casi, la maggioranza era formata dal partito di cui faceva parte il Presidente, che a tutti gli effetti si stava trasformando nel “Partito del Presidente”, appannaggio della volontà presidenziale.
Da Roosevelt in poi (fino al 1968), infatti, lo storico Ferdinando Fasce parlerà di “primato presidenziale” con “presidenza imperiale”, quindi con un sostanziale primato dell’esecutivo (il Presidente) che spesso e volentieri, per la diversità di vedute e di volontà, entrerà in conflitto con il legislativo (Congresso) e con gli altri organi di governo.
In conclusione, non riusciamo a dare un ritratto perfettamente completo e chiaro di questo Presidente : l’uomo giusto al momento giusto? L’uomo giusto nel momento sbagliato? Il più amato dei Presidenti? Il più fortunato?  Ma siamo sicuri di una cosa : comprendere la sua singolarità e la sua importanza è d’obbligo per conoscere la storia contemporanea statunitense e non solo.

 

https://washington.org/DC-guide-to/franklin-delano-roosevelt-memorial

“Loro (coloro che) cercano di instaurare sistemi di governo basati sull’inquadramento di tutti gli esseri umani da parte di una manciata di singoli governanti… Lo chiamano “nuovo ordine”. Non è qualcosa di nuovo e non è ordine.”


Bibliografia : I presidenti USA : due secoli di storia, di Ferdinando Fasce, ed. Carocci, 2008

Per approfondimenti : https://fdrlibrary.org/

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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