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George Harrison : Love one another..

“Love one another”

Amatevi gli uni e gli altri.

Furono queste le ultime parole di George Harrison, mitico chitarrista dei Beatles, da molti definito “l’anima dei Beatles” o “the quiet Beatle”, il beatle tranquillo, silenzioso e calmo, che costantemente sembra vivere in uno stato di pace interiore e probabilmente anche esteriore. George aveva capito tanto dalla vita e, in una maniera o in un’altra, si era distinto dagli altri membri del gruppo.
“George non è un mistero, ma il mistero dentro di lui è immenso” – così diceva John Lennon.

Poteva sembrare piuttosto riservato all’apparenza, ma George aveva un gran cuore e amava quello che faceva e le persone con cui stava : infatti, i vari racconti su di lui e ciò che è rimasto di lui all’interno dei cuori degli altri, ce lo possono testimoniare.

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1968, Londra

A causa dell’egocentrismo di Paul McCartney e di John Lennon durante i lavori dell’album The Beatles, meglio noto come White Album, e precisamente durante la session di Back in the U.S.S.R., Ringo Starr (il batterista, ndr.) abbandonò i tre amici poiché i primi due lo avevano trascurato, facendogli capire che in qualche modo il suo contributo era piuttosto “inutile” per l’album. Anche la situazione di George non era tanto diversa, poiché dalla love story Lennon/McCartney era nata una rivalità che all’interno del gruppo creava forti tensioni : i due sembravano combattere per la leadership all’interno nel gruppo, scrivevano ormai ognuno per conto proprio e litigavano spesso durante le prove, creando un senso di malcontento e di frustrazione negli altri membri del gruppo, che non erano mai stati “secondari”.
Ringo dopo un po’ di giorni ritornò in sala prove, richiamato dai Beatles e trovò una sorpresa : la sua batteria era stata ricoperta di fiori e di messaggi di stima e di apprezzamento nei suoi confronti. Artefice di tutto ciò, George Harrison, l’uomo che cercava la pace e l’armonia.

Probabilmente, oltre che per sua natura caratteriale e per la sensibilità intrinseca, George ha trovato una fortissima fonte di ispirazione nella filosofia-religione induista, approfondita dal quiet beatle a partire dal giugno del 1966, periodo del suo primo viaggio in India. In realtà George andò in India per studiare il sitar, strumento a corde pizzicate, dal grande maestro Ravi Shankar.

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L’animo da viaggiatore e da curioso di George, lo spinse ad andare oltre il semplice studio dello strumento : ne studiò la storia, e con essa, si calò in quella indiana, apprezzandone sempre di più tradizioni, filosofia e religione, pensiero e modi di vivere. Scopre l’importanza degli altri, la presenza di Dio nella vita e quel senso di pace che la nuova vita “meditativa” gli proponeva. George riesce ad apprezzare sempre più le creature viventi e le meraviglie della natura, contemplandola spesso nei suoi ritiri spirituali. Quel beatle introverso, che da ragazzo aveva sempre seguito ciò che dicevano i genitori, gli usi comuni e le religioni senza discutere, ora si ritrovava un mondo nuovo attorno, tutto da scoprire e da vivere. Era così innamorato di quel mondo che prima di morire chiese, alla sua morte, di far cremare il suo corpo e di gettare le ceneri lì, nel suo adorato fiume Gange.

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Ovviamente, amando anche lo strumento, lo utilizzò in numerosi brani dei Beatles, tra i quali Love You To (dall’album Revolver), Within you without you (dall’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, guarda qui un video).

Oltre ad amare lo strumento, il caro George amava una donna, il cui nome era Pattie Boyd. Pattie era una modella, e conobbe George nel 1964, durante le riprese del film dei Beatles A Hard Day’s Night. George si innamorò così tanto della ragazza che le chiese di sposarla, forse un po’ prematuramente. Insomma, dopo due anni di fidanzamento, George e Pattie si sposarono. Non si sa quanto possa essere vero, poiché lo stesso George lo negò, ma probabilmente uno dei suoi più grandi capolavori, Something, dall’album Abbey Road (The Beatles, 1969) era dedicata a lei..

“Something in her smile she knows
That I don’t need no other lover
Something in her style that shows me
I don’t want to leave her now
You know I believe and how..

[…] Something in the way she knows
And all I have to do is think of her..”

 

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Una delle canzoni d’amore più belle dei Beatles, se non la più bella. O forse anche la più grande canzone d’amore di tutti i tempi, come disse il mitico Frank Sinatra. Anche gli altri membri del gruppo si resero conto che quella era davvero una meraviglia..John la giudicò la più bella di Abbey Road (uno degli album più belli dei Beatles, pieno di canzoni straordinarie, ndr.), mentre Paul addirittura affermò che quel pezzo era il più bello che George avesse mai scritto.

Tanto amore e tanta poesia battevano nel cuore di George.

E fu proprio lo stesso amore che egli provò per la sua donna a costringerlo a lasciarla andare. Pattie, forse un po’ trascurata da George a causa dei suoi tanti ritiri spirituali – “la meditazione era il suo antidoto”, dirà poi la seconda moglie Olivia – e della sua adorazione verso le divinità indiane, fu colpita dai seducenti attacchi di uno degli amici più cari di George : Eric Clapton. Esperto e geniale chitarrista anche lui, prese per mano Pattie e la portò via dall’amico, che silenziosamente e tristemente la lasciò andare. E ancora una volta l’amore e l’amicizia provata per la “nuova coppia” spinse George a mantenere buoni rapporti con entrambi, restando amico ad entrambi e collaborando ancora con Clapton.

Poi l’amore più maturo, Olivia. Olivia era una donna apparentemente comune che egli conobbe nel 1974. A poco a poco il legame tra i due si strinse sempre più, si innamorarono a vicenda e decisero di sposarsi. Ebbero un figlio, Dhani, e vissero tranquillamente, sempre più lontani dai media e da tutta quella pressione che Harrison sentiva negli anni ’60. Infatti i Beatles si erano sciolti già da diversi anni, quindi Harrison girava un po’ il mondo con qualche tour o collaborava con gli ex-membri del gruppo, in particolare con Lennon. Olivia e George vivranno sempre insieme e continueranno ad amarsi, fino all’ultimo giorno di vita del chitarrista.

“Io e mio marito abbiamo creduto fino in fondo che nessuna discussione potesse essere più forte del nostro amore. Non si abbatte una casa perché c’è una crepa nel muro”.

George morì nel 2001, per un cancro ai polmoni.

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“Quando è morto, la sua stanza era piena di luce. Ha fatto di tutto per andarsene in pace con il cuore pieno di amore”, dirà la moglie.

“Quando muori avrai bisogno di una guida spirituale e di una conoscenza interiore che vada oltre i confini del mondo fisico. Con queste premesse direi che non ha molta importanza se sei il re di un paese, il sultano dei Brunei o uno dei favolosi Beatles; conta quello che hai dentro”. (George Harrison)

 

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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