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Dieci giorni che sconvolsero il mondo.

Oggi si celebra il 97esimo anniversario della Presa del Palazzo d’Inverno, giornata simbolica della Rivoluzione Russa, nella quale i bolscevichi entrano nella residenza zarista e compiono un altro fondamentale passo per la presa del potere.

Voglio ricordare quest’avvenimento, consigliando una lettura che ho ritenuto davvero interessante e piena di significato.

 

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“Dieci giorni che sconvolsero il mondo” è un romanzo storico che narra le vicende accadute negli ultimi giorni della Rivoluzione Russa d’ottobre.

Un giornalista statunitense, John Reed, nell’ottobre del 1917 si trova a Pietroburgo (l’odierna Sanpietroburgo) per condurre un reportage giornalistico.

Era da tempo crollato il regime zarista, con la Rivoluzione di Febbraio (dello stesso anno) e il governo provvisorio “Kerenski” aveva il potere : era un governo formato da socialisti popolari moderati e contadini conservatori accompagnati da alcuni liberali appartenenti al primo governo dei “Cadetti”. A questo governo, che favoriva la piccola borghesia, si opponeva principalmente l’ala sinistra del partito operaio socialdemocratico russo, i bolscevichi : erano dei marxisti che sostenevano l’insurrezione proletaria immediata e la presa del potere per consegnare ai contadini le terre e agli operai le industrie; il partito era composto da contadini poveri e operai semplici, era guidato da Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin ed erano appoggiati da menscevichi internazionalisti (proletari più “tolleranti”), guidati da Lev Trotsky. L’ala destra dello stesso partito era quella menscevica : socialisti, marxisti (così si dichiaravano), che credevano nel socialismo come progresso per la società e per l’evoluzione dell’uomo.

Lo scrittore racconta perfettamente, in ogni minimo dettaglio (e nonostante sia dichiaratamente comunista, cerca di essere il più imparziale e obiettivo possibile) le vicende della rivoluzione, poiché le vive in prima persona : riesce ad entrare in tutte le sedi dei consigli (Palazzo d’Inverno compreso), dei congressi, dei comitati e in tutte le sale delle riunioni; riporta tantissimi documenti, proclami e “volantini” che riempivano le strade di tutta la Russia in quei giorni; riesce ad intervistare molti personaggi famosi o di una certa importanza, come Trotsky, e riporta il primo discorso di Lenin al Congresso (II° Congresso panrusso dei Soviet) ed è quindi presente in tutti i momenti decisivi di quei giorni così tumultuosi; è questo che rende affascinante e unico il libro. Inoltre, è veramente meticolosa e dettagliata la sua descrizione di tutti i personaggi, della città di Pietroburgo e soprattutto della prospettiva Nevskij, a volte ultra-affollata e a volte completamente vuota; è anche molto attento nell’analisi storica del momento e nelle considerazioni che fa riguardo le due fazioni, le manovre e le azioni.

 

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Riflessione personale.

Avendo una grande passione per la storia e per il giornalismo, sono rimasto davvero molto affascinato da questo libro (tra l’altro trovato a casa, consegnatomi dalla “sorte”) e l’attenzione,  la capacità nello scrivere bene, la serietà e il voler riportare i fatti precisamente per quelli che sono, senza dimenticare alcun dettaglio, fa di John Reed un modello giornalistico da seguire e da imitare. Trotsky ha detto di lui : “un uomo che sapeva vedere e ascoltare”. Lenin ha voluto egli stesso scrivere una prefazione al libro :

 

Ho letto con immenso interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed  “I dieci giorni che sconvolsero il mondo.”

 Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i paesi. Vorrei che quest’opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue perché essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse, ma, prima di accettare o di respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale.

 

Ma in realtà, sono stato molto fortunato ad aver trovato questo libro, perché è collegato ad uno degli ultimi libri che ho letto : il “Manifesto del Partito Comunista” (1848);  possiamo dire che qui, dai bolscevichi e da Lenin, non vengono rispettati tutti i punti e le modalità d’azione suggeriti da Marx ed Engels nel loro saggio, nonché i princìpi del comunismo e le misure da applicare per una società comunista/socialista. Lenin è infatti un “riformatore”, un “revisionista” della dottrina di Marx : propone, ad esempio, con le Tesi di aprile, l’elemento volontaristico dell’uomo, che a parere del leader bolscevico dovrebbe, attraverso l’azione rivoluzionaria, abbattere il capitalismo ed instaurare il nuovo regime comunista. Ma, come si vedrà anche più avanti (come del resto sosteneva Marx, che considerava la Russia una sorta di esercito di riserva della reazionaria “Santa Alleanza”), il momento di crisi  del capitalismo – momento in cui il proletariato deve unirsi per sconfiggerlo definitivamente – (previsto scientificamente da Marx, che lo fa coincidere con una grave crisi di sovrapproduzione) non è ancora arrivato : la Russia infatti non ha nemmeno vissuto la fase capitalistica, dunque non è pronta per una rivoluzione comunista. Inoltre, Lenin, estende la rivoluzione ai contadini, che a suo modo di vedere dovrebbero essere dei soggetti rivoluzionari; o meglio, Lenin promette la terra ai contadini. Ed è per questo che loro inizialmente partecipano alla rivoluzione, non tanto nell’azione quanto nella richiesta di una riforma agraria (come ad esempio la redistribuzione dei terreni, più che la collettivizzazione delle terre).

Concludo con una frase del libro che mi è piaciuta molto :

Nulla è tanto stupefacente quanto la vitalità dell’organismo sociale, di come continui a nutrirsi, a vestirsi, a divertirsi nel pieno delle peggiori calamità.

 

 

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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