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Intervista a Pappa

“Pappa”, Francesco Pappacena, è un giovane cantautore (classe ’91) di Latina che porta in giro per l’Italia il suo progetto da gennaio 2017, “prettamente pop, senza fronzoli intorno”.

 

Intervista di Roberto Testa

Ciao, Francesco! Parlaci un po’ di te, come nasce tutto?

Il progetto che sto portando in giro adesso è un progetto che sto portando avanti da qualche anno, ma ha preso forma da gennaio del 2017, quando ho aperto la pagina facebook e ho deciso di registrare il primo album. E’ dal 2008 che suono la chitarra: prima con qualche gruppetto, poi, visto che la gente apprezzava anche i miei live con sola voce e chitarra, ho provato a seguire questa strada e sono stato a contatto con varie situazioni interessanti che mi hanno portato a seguire questa strada. Altre conferme mi sono arrivate con l’apertura ai Canova, Luca Carocci e Giulia’s Mother. Nello stesso tempo, piano piano, registravo anche il disco, che a ottobre è uscito, con una partecipazione assurda del pubblico.

 

 

Partiamo subito dal tuo album: perché “Sottoscala”?

“Sottoscala” è il locale di Latina dove ho presentato il disco il 14 ottobre (2017), quindi l’ho chiamato così perché parte delle canzoni che stanno nel disco le ho scritte nel periodo in cui frequentavo questo locale, che frequento tuttora. Poi il nome suonava bene, aveva un non so cosa di particolare, senza troppe pretese.

Secondo te quanto è importante oggi un’etichetta per gli artisti emergenti?

E’ davvero importante, non si può negare, a meno che non sei uno smanettone, uno talmente “social” che ha contatti, che riesce bene a sponsorizzare e via dicendo; ma se sei uno come me che sta poco tempo al computer, veramente senti il bisogno di un’etichetta:  l’artista dovrebbe fare l’artista, cioè scrivere canzoni e salire sul palco, e non dovrebbe occuparsi di booking, management, ufficio stampa… Per ora non c’è nessuno alle mie spalle, quindi da una parte penso “mannaggia, com’è dura”, ma dall’altra penso “però, caspita, ce l’ho fatta da solo, senza grandissimi appoggi”.

Qual è la canzone che preferisci tra quelle del tuo disco?

Fino a qualche anno fa la mia preferita era “Praticamente”, un singolo che avevo scritto qualche anno fa; quella a cui sono legato di più è “Indiementicabile”, canzone che è stata registrata con una chitarra con un’accordatura un po’ particolare che poi non mi ha permesso di arrangiarla per l’intera band, quindi è rimasta in acustico. Forse è per questo che mi piace, è anche un po’ “cremoniniana”.

 

E, a proposito, a quali artisti ti ispiri?

Diciamo che non ho tanti artisti a cui mi ispiro, ma ascolto molto la musica italiana. Un artista che mi piace un sacco è appunto Cremonini, ma ho iniziato a suonare la chitarra con Ligabue. Quelli che mi hanno segnato di più sono gli Oasis, anche se non si sentono tantissimo nel disco. C’è però una traccia, Il Grande Ford, che richiama molto Wonderwall. Alla fine c’è un po’ di tutto, perché con gli anni una persona inconsciamente diventa un po’ quello che ascolta.

 

L’esperienza più bella che hai avuto da quando suoni?

Sì, più o meno un anno fa mi chiamarono per suonare alla Notte Bianca del Liceo Classico qui a Latina. Cioè, in realtà avevano chiamato Calcutta, ma lui non poteva andare perché era in studio, e allora hanno chiamato me. Io, quando sono salito sul palco, c’era tutto l’auditorium pieno e io non avevo mai suonato davanti a tutta quella gente. Allora prendo la chitarra e dico al microfono “Ragazzi, lo so che vi aspettate Calcutta, però ce sto io, e per non rompervi le palle parto subito col concerto”. Ero emozionatissimo e la gente cantava le mie canzoni che aveva sentito su SoundCloud. Anche l’apertura ai Canova lo scorso anno è stata un’esperienza bellissima, loro sono forti e simpaticissimi, “so’ pezzi de core”.

I prossimi progetti? E un saluto ai lettori!

In questo periodo ci stiamo muovendo un po’ per organizzare un piccolo tour per quest’estate. Ho anche qualcosa nel cassetto, che però non penso farà parte di un nuovo album, giusto qualche singolo per aprirmi qualche porta in cercare un’etichetta.
Mando un saluto a tutti i lettori di Tra il Cuore e la Mente: continuate ad ascoltare musica buona e musica bella!
E in bocca al lupo a voi per la vostra carriera!

 

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