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Il Manifesto del Partito Comunista (K. Marx, F. Engels; 1848)

 

Salve a tutti! Le vacanze e il riposo tornano in letargo, quindi si ricomincia a studiare, a scrivere, a leggere… E vorrei proprio ripartire dalla lettura, con un classico della politica, o forse no, della filosofia, o forse no, della storia..! Non saprei nemmeno io cosa dirvi, so soltanto che è un saggio che mi ha particolarmente colpito, a prescindere dalle mie idee filosofiche e politiche. Spero io possa invogliarvi a leggerlo! Ecco a voi…

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IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

Cos’è il manifesto.

Il “Manifesto del Partito Comunista” è un saggio politico scritto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848; lo scopo è informativo e divulgativo, quindi è principalmente quello descrivere i princìpi e i progetti della “Lega dei Comunisti” (poi “Lega internazionale dei Comunisti”) per fissare universalmente – una volta per tutte – termini e concetti ben precisi del pensiero comunista. Il punto di forza del libro è l’attentissima analisi della storia da parte dei due filosofi. Il libro è diviso in 4 capitoli : borghesi e proletari; proletari e comunisti; letteratura socialista e comunista; la posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti d’opposizione.

Il momento in cui gli autori giocano le loro carte migliori è sicuramente all’interno del primo capitolo : i due filosofi, dopo averlo studiato ed analizzato attentamente, illustrano il corso della storia visto da due parti, quella borghese (oppressori) e quella proletaria (oppressi), intendendo per borghesi i capitalisti moderni (quelli che prima erano patrizi, baroni, mastri, feudatari..) e per proletari i moderni lavoratori salariati (quelli che invece erano schiavi, plebei,servi, garzoni..). Tra borghesia e proletariato c’è un conflitto (“lotta di classe”) che è sempre esistito, poiché i borghesi sono i proprietari dei mezzi di produzione e hanno bisogno di produrre (quindi di far lavorare operai) per arricchirsi e far andare avanti il mercato, mentre gli operai sono costretti a “vendersi” attraverso il lavoro per poter vivere. A poco a poco, però, anche attraverso rivoluzioni e rivolte sociali, culturali ed economiche, il proletario prende coscienza del fatto che è sfruttato, malpagato e che le sue condizioni di lavoro spesso e volentieri sono molto scadenti e allora prova a ribellarsi, alla ricerca di una dignità propria e magari, di un aumento del salario. In questo cammino di crescita, trova altri “compagni” e colleghi con le sue stesse idee di rivoluzione e con i suoi stessi problemi nel lavorare e quindi nel vivere : da questi incontri nasce l’unione, quindi nascono le prime associazioni di proletari e di operai, e a poco a poco si riescono a creare veri e propri partiti di lavoratori che combattono giornalmente per una società equilibrata e democratica. E’ la nascita del comunismo, la nascita di una coscienza della parte di umanità oppressa da chi vuole sottomettere il più debole (economicamente, politicamente e fisicamente).

Il comunismo a questo punto ha bisogno di avere dei “punti cardinali” attraverso i quali orientarsi, e allora i due filosofi nel secondo capitolo inseriscono una lista di 10 misure da applicare per “fondare” una società comunista; le più importanti sono :

  • Abolizione della proprietà privata;
  • Creazione di una banca nazionale con monopolio esclusivo;
  • Accentramento dei mezzi di trasporto e delle fabbriche nelle mani dello stato;
  • Obbligo di lavoro per tutti;
  • Istruzione pubblica e gratuita per tutti i bambini.

Ma per far sì che la società diventi comunista, occorre sopprimere la classe dominante (borghesia) attraverso una rivoluzione, quindi Marx invita i proletari (che intanto, a causa dello sviluppo dell’industria e dell’economia, aumentano di numero) a rivoluzionare il sistema e a prendere il potere. Più che un invito alla rivoluzione armata (come può essere quella francese o quella sovietica), è un invito ad una rivoluzione che, con la cooperazione di tutto il proletariato, avverrà da sola naturalmente, per processo della storia : quando ci sarà la massima socializzazione del lavoro, accompagnata dall’aumentare del numero dei poveri (e dei proletari) e dal diminuire di quello dei ricchi (i capitalisti), i proletari, uniti sotto la stessa coscienza di classe, potranno rivoluzionare il sistema, e quindi cambiare epoca storica. Tutto ciò però non deve essere forzato dall’uomo stesso, per vari motivi, ma bisogna attendere le più forti crisi e le favorevoli condizioni. Marx dimostra che il sistema borghese (che a sua volta è stato rivoluzionario perché ha capovolto il precedente sistema monarchico/aristocratico), dando vita al sistema capitalistico, ha “prodotto i suoi stessi becchini” e non è un sistema perfetto, infatti viene colpito costantemente da crisi economiche. Essendoci una classe dominante sempre più ristretta e ricca e una classe oppressa sempre più numerosa e povera. Con l’aumento demografico, aumenta il bisogno di produrre e di consumare, quindi di vendere: a questo punto, il capitalista deve guadagnare di più per espandere i mercati e non può aumentare gli stipendi al proletario, perché i costi dell’industria salirebbero e le merci avrebbero prezzi troppo alti. Ma allo stesso tempo, senza un salario adeguato, il proletario non può nemmeno comprare ciò che è essenziale per vivere. E proprio il proletario deve sfruttare questo momento : si avranno crisi di sovrapproduzione, dato che nessuno potrà più comprare niente e il capitalismo andrà in frantumi, e, proprio in questo momento, i proletari dovranno prendere il potere per capovolgere la situazione.
Ad ogni modo, una volta preso il potere, per evitare che i proletari diventino borghesi e che quindi si ritorni al punto di partenza, l’ormai “dittatura del proletariato” dovrà stare ben attenta e quindi rispettare quella lista di misure accennata prima, attraverso la quale riuscirà a concentrare la produzione nelle mani degli individui associati e non nei singoli; il potere pubblico perderà il suo carattere politico, quindi si riuscirà ad eliminare la lotta di classe, perché si avrà una “associazione in  cui il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti” [II. Proletari e comunisti, p.37].

Un altro punto importante del libro è la dialettica : Marx sia attraverso il ben parlare che attraverso l’apologia del comunismo (dalle accuse lanciate da parte dei borghesi, vedi cap.2) riesce a far comprendere ancora meglio la vera essenza del comunismo e riesce a persuadere chi legge perlomeno a riflettere su queste cose, poiché la società tuttora è capitalistica, consumistica, comandata da banche e da multinazionali in mano a privati. Il libro è qui attualissimo : solo con una rivoluzione da parte della classe oppressa che ormai è numericamente in maggioranza rispetto alla classe dominante si può provare a cambiare la società che purtroppo è diretta verso un vicolo cieco che porterà tutti alla rovina e al degrado.

Il libro si chiude con una frase :

“Proletari di tutti i paesi, unitevi!”

E’ un grido all’internazionalismo proletario, è un grido all’unione dei comunisti, all’associazione e alla preparazione della presa del potere che, in seguito all’analisi storica descritta nel libro, non tarderà ad arrivare, poiché prima o poi il sistema capitalistico crollerà attraverso le sue stesse mani : esso infatti

“Non sarà in grado di dominare, perché non sarà in grado di garantire la vita al proprio schiavo neppure entro i limiti della sua schiavitù, perché è costretta a farlo sprofondare in condizioni tali da doverlo poi nutrire anziché essere nutrita da lui” (1. Borghesi e proletari, p.22).

 

 

Ho preferito non riassumere in maniera scolastica tutto il libro, con l’intenzione così di invitarvi alla lettura di questo manoscritto di straordinaria importanza. Sperando che la lettura possa esservi piacevole e di facile comprensione, vorrei chiudere la relazione con due espressioni che per me rappresentano l’ideale comunista :

Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. [F. Engels, (Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847)]

Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.  (Karl Marx e Friedrich Engels. L’Ideologia tedesca, 1846).

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Mia dolce rivoluzionaria – Modena City Ramblers

 

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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