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La partita inizia ora : Paolo Borsellino

Con un agile balzo porta i suoi 74 anni e il suo pesante accento siciliano sul palco.

Un discorso, un racconto, una testimonianza talmente ricca da lasciarci stupefatti.
Alla conferenza al Liceo Classico “Vittorio Alfieri” di Torino del 3 marzo 2016, Salvatore Borsellino ci racconta di com’è andata quella domenica 19 luglio 1992.

 

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Due intensissime ore durante le quali assistiamo ad un esempio di umiltà e coraggio. Salvatore Borsellino inizia la conferenza ponendoci una domanda : ci chiede chi ha fatto la scelta giusta, lui o suoi fratello Paolo? Per le successive due ore ci parla di Paolo, delle sue aspirazioni, del suo desiderio di giustizia, dei suoi sogni, il più bello dei quali era quello di vedere la sua terra finalmente libera.

Insomma, un po’ la storia che tutti conosciamo, ma questa volta non è un telegiornale a raccontarcela, ma è proprio lui, suo fratello!

La storia di chi è cresciuto con “il puzzo d compromesso morale” sotto il naso che si sostituiva al profumo dei limoni, delle arance, dei fiori e del mare, caratteristici di quell’isola che ha una lunga storia e una complicata vita.

Nel 1983 Paolo viene chiamato dal giudice Caponnetto per dare vita al primo pool antimafia insieme a Giovanni Falcone, Giuseppe di Lillo e Leonardo Guarnotta. Il pool nasce per far sì che le indagini sui casi di mafia siano il più proficue ed efficaci possibile.

 

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Dopo aver dato il via al famoso maxi-processo, che vide 475 mafiosi condannati nel 1987, dopo il trasferimento a Trapani e ad Agrigento, e dopo aver fondato la Direzione Regionale Antimafia, in quel 19 luglio 1992 viene ucciso da Cosa Nostra, insieme agli uomini di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo di Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, in quella che oggi tutti ricordiamo come “Strage di via D’Amelio”, in quella Palermo, la sua Palermo, la città che gli aveva dato i natali 52 anni prima.

 

http://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/IMG/jpg/strage2_600.jpg
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Salvatore ripercorre così l’intera vicenda e alla fine della conferenza risponde alle domande degli studenti. Ad una di queste risponde dicendo che non c’è niente di più forte di un’idea.
E risponde con un esempio.

Se abbiamo una sedia davanti a noi, questa può essere distrutta; ma se abbiamo l’idea di sedia, non esiste forza in grado di distruggerla, di disgregarla, perché dentro di noi rimarrà comunque l’idea di sedia che ci siamo creati.
Ecco perché le idee sono più forti di qualsiasi arma o esplosivo, nonostante anche gli attentati di questi ultimi anni vogliano farci pensare che questo non sia vero.

Al termine di un discorso estremamente coinvolgente, un mare di persone si alza per applaudire, e allora parte un brivido – che si era bloccato alla schiena dal momento in cui aveva iniziato a parlare – e raggiunge la caviglia.

 

PALERMO - SI RIAPRE IL CASO BORSELLINO - LE DICHIARAZIONI DI UN PENTITO POTREBBERO PORTARE ALLA REVISIONE DEL PROCESSO PER LA STRAGE DI VIA D AMELIO DEL 1992 - PAOLO BORSELLINO (Agenzia: EMMEVI)  (NomeArchivio: BORS0w4y.JPG)
(Agenzia: EMMEVI) (NomeArchivio: BORS0w4y.JPG)

 

La sua piccola figura solleva un libriccino rosso, come simbolo dell’agenda rossa di Paolo, la fedelissima agenda rossa che doveva essere nella sua automobile della Strage di via D’Amelio, ma che non è stata più ritrovata.
Con orgoglio lo apre per mostrarci la foto di Paolo e per ricordarci quanto sia importante credere nelle proprie idee e nei propri ideali, e quanto sia importante scegliere da che parte stare, se con l’illegalità o con la giustizia, se con la mafia o con la legalità, se con la corruzione o con l’onestà.

La partita inizia ora, “la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. (Paolo Borsellino)

 

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Francesca Crotti e Roberto Testa

 
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