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Robert Plant : tra il vecchio e il nuovo Golden God

Robert Plant non è solo una rockstar. E’ un vero artista. Un poeta, un uomo di sensibilità e gusto, di raffinatezza ma allo stesso tempo di oscenità, di trasgressione e di provocazione (leggi l’articolo integrale).

A cura di Roberto Testa

Non si è ancora tolto il vizio di far passare l’asta del microfono nella zona del suo bacino, non si è ancora tolto il vizio di fare swish con i suoi capelli e di toccarli sempre, quei capelli che resistono ancora a tutto, lunghi e perfettamente ricci come pochi. Certo, l’età non gli permette più di fare determinate cose con la voce, ma a Rob piace azzardare, e allora si butta, con un po’ di coscienza, e ci prova. Stecca? Che importa, ci ha messo l’anima per buttare giù quella parola o quella nota o quel vocalizzo. E lo si apprezza per questo, per la grande passione che prova per la musica e per quello che fa da sempre.

I suoi Babe restano impressi nella mente degli ascoltatori per tantissimo tempo. Trovatemi qualcuno che sappia dire meglio di lui babe. E lo mette ovunque, anche nei momenti più improbabili, proprio quando meno te l’aspetti.

Rob, oggi, però, non si accontenta di ricopiare i pezzi che suonava con i Led, no, non si accontenta proprio. Avrebbe potuto fare, come altri fanno (quali David Gilmour o Paul McCartney, dei grandissimi musicisti che forse hanno segnato la storia della musica più dello stesso Plant), e quindi portare sul palco con un semplice “copia e incolla” le più belle hit così che la gente canti con lui, perché alla fine si sa, Robert Plant è famoso perché è stato il cantante dei Led Zeppelin, Gilmour perché è stato il chitarrista dei Pink Floyd, etc…

 

GLASTONBURY, ENGLAND - JUNE 28: Robert Plant performs on the Pyramid Stage during day 2 of the Glastonbury Festival at Worthy Farm on June 28, 2014 in Glastonbury, England. (Photo by Ian Gavan/Getty Images)
GLASTONBURY, ENGLAND – JUNE 28: Robert Plant performs on the Pyramid Stage during day 2 of the Glastonbury Festival at Worthy Farm on June 28, 2014 in Glastonbury, England. (Photo by Ian Gavan/Getty Images)

 

E invece no. Rob, nella sua pur breve scaletta, non inserisce mai un pezzo dei Led Zeppelin tale e quale. Perché li stravolge, li cambia, aggiunge altre parti, trasforma i riff..insomma, li rende ancor più suoi!
Così mantiene il rispetto nei confronti degli altri tre mostri sacri non toccando le loro parti e crea un qualcosa di innovativo e di interessante sia per i musicisti che per il pubblico. La chiave è quella del blues americano, ma anche i richiami asiatici non tardano a farsi sentire. Un’atmosfera variegata, strana e bella allo stesso tempo. Roba per pochi, insomma.. Ai suoi concerti si trovano persone di tutte le età, di tutte le generazioni (il primo album dei Led risale al 1969, quindi i fan che allora erano i più giovani oggi sono pressoché ultrasessantenni), spesso provenienti da paesi diversi, come ad esempio la Germania o la Svizzera, l’UK o la Francia, tutti uniti dalla passione per il gruppo che ha scritto buona parte della storia del rock.

 

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Ho avuto la fortuna di sentirlo in uno dei suoi ultimi live, in una location da brividi : il Teatro greco-romano di Taormina. Non era la prima volta che andavo a sentire un concerto lì, ma le emozioni ogni volta sono sempre nuove e sempre meravigliose. Vedere l’Etna, il grandissimo vulcano nello sfondo e il mare al suo fianco, soprattutto quando inizia a fare buio, che la costa è tutta illuminata, è davvero suggestivo. Molti artisti si sono legati a questo posto e spesso ci fanno ritorno, sottolineando spesso la bellezza del posto, un patrimonio mondiale da tutelare. Un palcoscenico di tutto rispetto che non ha nulla da invidiare agli altri grandi teatri all’aperto come ad esempio l’Arena di Verona.

 

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Per me, che ho vissuto l’adolescenza in compagnia della sua musica, è stato un concerto stratosferico, essenziale. Del resto stiamo parlando di Robert Plant, non di un pinco pallino qualsiasi. Oltre 50 anni di carriera musicale alle spalle significano tanto : significano sacrificio, impegno, dedizione ma anche fortuna e talento. E sono sicuro che Rob ci ha messo tutto di questo e continuerà a farlo, così come ha fatto a Taormina.

Un po’ di tristezza è sopraggiunta quando lui ha presentato i musicisti che lo accompagnano e ha detto : we are The Sensational Space Shifters. E’ una frase che pesa, è una frase che un amante dei Led Zeppelin non può digerire facilmente. E’ la constatazione che Robert Plant non è più Led Zeppelin, è la constatazione che ormai quella storia è finita e che difficilmente si sentirà nuovamente “Led Zeppelin in concerto” (l’ultima reunion è stata nel 2007 alla O2 Arena). Robert ha creato un nuovo gruppo, con il quale gira il mondo proponendo i suoi pezzi, e tra poco pubblicherà il nuovo album, Carry Fire, e lo porterà in giro per il mondo, con la costante consapevolezza del fatto che lui deve molto ai Led Zeppelin. Ma quella storia è finita, ramble on, now It’s the time, time to sing my song, I’m goin’ round the world…[…] on my way.

 

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Ma è così che deve andare, è così che è andata, tutto ha un inizio, un crescere e una fine, e così anche la vita musicale di Robert Plant che, comunque vada a finire, sarà degna di essere ricordata come una stairway to heaven dalle tante e tante generazioni che verranno.

 
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