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Prisoner 709: il ritorno di Caparezza.

A cura di : Vanessa Putignano
                 Roberto Testa

Michele Salvemini , in arte ‘Caparezza’, dopo “Museica” (2014) torna a stupire i suoi fan con un nuovo album dal titolo “Prisoner 709”.
Lo stesso artista afferma in un’intervista rilasciata a Fanpage, di aver scritto l’album come reazione e conseguenza di un disturbo dal quale egli è colpito sin dal 2015.
Capa, infatti, soffre di Acufene, un disturbo uditivo che si manifesta con ronzii e fischi continui ad un unico orecchio o ad entrambe le orecchie.
Dichiara infatti:

“Quando ho capito questa cosa sinceramente non è stato un bel momento. Avevo avuto la sensazione di essere ingabbiato nel mio corpo con una specie di Guantanamo. (…) da lì in avanti è stato un momento difficile..”.

Tutte le canzoni sono strettamente collegate a questo disturbo, in particolar modo la decima traccia dell’album: “Larsen”.

<<L’ho conosciuto tipo nel 2015
visto che ancora ci convivo, brindo, quindi “cin”
Da allora nei miei timpani ne porto i sibili
Ogni giorno come fossi di ritorno da uno show degli AC/DC
Larsen
Fischiava per la mia tensione un po’ come si fa con i taxi
Senza una tregua, una continuazione, ma come si fa a coricarsi?
Da solo nel letto a dannarmi, nella stanza cori urlanti (…)
Uno squillo ossessivo, come un pugno sul clacson
Primo pensiero al mattino
L’ultimo prima di buttarmi giù dal terrazzo.

Fischia l’orecchio, infuria l’acufene
Nella testa vuvuzela mica l’ukulele
La mia resistenza è quella zulu, cede
Se arriva Larsen te lo devi tenere.

Non potevo ascoltare la musica come l’ascoltavo prima
Io Lagostina, una pressione continua
La depressione poi l’ira
Mi rivolsi ad uno specialista
Che mi disse c’è una sola cura
Come prima cosa nella lista
Parla con l’orecchio, chiedi scusa (…)

Solo chi ce l’ha comprende quello che sento nel senso letterale
E poi non mi concentro, mi stanca
Sto invocando pietà, Larsen
Il suono del silenzio a me manca(…).>>

 



Proprio da qui risaliamo al nome dell’album. Il rapper italiano, si sente un prigioniero : Michele, il quale si presenta con il numero 7 e Caparezza con il numero 9.
Di sicuro quest’azione ambivalente lo fa sentire imprigionato, come se egli stesso fosse due persone completamente differenti.
L’uno, che vuole reagire continuando a fare musica, a portare avanti un tour facendo finta di niente e non dichiarandolo  a nessuno, l’altro che vorrebbe urlarlo al mondo perché si sente impazzire letteralmente.
Ogni traccia, dunque, si basa su questo senso di prigionia, e come al solito Capa riesce ad essere originale e audace.
L’album tutto sommato è diverso rispetto agli altri : Michele parla di se stesso, parla di quello che sente fisicamente e psicologicamente, risulta essere come una sorta di diario segreto che vuole confessare e aprire con la chiave ai suoi fan.
È un Caparezza che gioca sul fatto di non avere più idee. È un artista così geniale che, quando non ha più idee, parla di se stesso che non ha idee. Ed è un paradosso bellissimo, perché è un’idea pure questa!
È un Caparezza più “umano” del solito. Non parla di temi fissi generali ma va alla ricerca di se stesso.
Prima d’ora, infatti, l’artista non ne aveva parlato così apertamente; ma nonostante non parli del mondo esterno come negli album precedenti, spesso criticandolo, il tono di Prisoner 709 resta sempre critico, in questo caso più che altro autocritico.
Dunque Caparezza ci presenta un album originale (sia dal punto di vista dei testi che della musica), polemico, personale, autobiografico, mai scontato.
Un album che è diviso in due poli : prigionia e libertà. (da notare che i primi due video usciti su Youtube rappresentano al 100% questo andazzo)
La prigionia, Caparezza come ostaggio : Prisoner 709, (ha scelto di pubblicare il video proprio il 7/09), prodotto da “YouNuts”. Un video particolarmente angosciante, buio, scuro, cupo, dai filtri “heavy metal”.
La libertà : Ti fa stare bene. Testo e video allegri e positivi, con un messaggio chiaro : DEVI STARE BENE!

 

https://i.ytimg.com/vi/84rgsCJOMUA/maxresdefault.jpg

 

Altro tema affrontato è quello del genere musicale di cui si occupa ormai da anni.
Michele si chiede se alla sua età è il caso di continuare a fare Rap :

“Forse sarà l’età, ma voglio un culto da osservare per essere libero di privarmi della mia libertà” […] “è un bisogno spirituale da colmare” (Confusianesimo)

Tant’è che Capa si sente ostaggio anche di questo, e continua infatti a chiedersi cosa è giusto fare.

Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio
Ora che cantare è il mio mondo, ne sono ostaggio”. (Prosopagnosia)

Ne “Il testo che avrei voluto scrivere” ragiona sul fatto che spesso gli artisti sono obbligati dal mercato musicale a produrre qualcosa di grande e di bello : spesso si parte con questa convinzione che la società “inculca”, e allora questi devono fare qualcosa di “epocale”, “vorrei scrivere un testo epocale, così bello che lo sento e sto male”. Una volta che l’hanno scritto, però, non sono mai contenti di quello che hanno fatto, perché spesso notano di non essersi avvicinati magari agli standard imposti dalla cultura odierna.
L’album è caratterizzato da suoni in loop, in ripetizione, soprattutto elettronici. Le chitarre elettriche distorte non fanno più per questo Caparezza, che decide di cambiare ancora una volta il proprio sound, allontanandosi da quello al quale eravamo abituati.
Dunque, capiamo che tema principale è anche il rapporto dell’artista con la musica.

“Sogno di potere, di potere andare via”. (Sogno di potere)
La musica come via di fuga, come tentativo di evadere e di allontanarsi da una realtà che non corrisponde a quella che vorrebbe. E qui Caparezza ritorna agli albori, al vecchio “Mikimix”, forse ritrovando se stesso : è davvero rapper, in un pezzo dal ritmo scandito da una cassa, tipico degli incontri di freestyle, colorato da suoni completamente realizzati al computer.

 

Ma, come abbiamo detto precedentemente, nonostante sia un album personale – se così possiamo definirlo – non manca di critiche al mondo esterno.
Infatti troviamo un tema molto sentito in questi anni, di cui hanno parlato già anche altri artisti come Levante in “Non me ne frega niente” : l’utilizzo dei social e il mondo dei new media che prende sempre di più il sopravvento.
“Solo accettando la finzione noi ritroveremo l’umanità” (L’infinto) : se siamo consapevoli che tutto ciò che ci circonda è finto e illusorio, allora riscopriremo il poter essere umani. Attraverso la rete siamo stati in grado di creare una realtà globale che nessuno avrebbe mai immaginato prima : i social sono le nuove piazze, la messaggistica istantanea è la forma di comunicazione più utilizzata, i rapporti, i legami e il lavoro si trovano sul web. Ed è tutto maledettamente finto. “Non abbiamo creato il computer : è il contrario, datemi retta!”– suoni di computer, sistemi operativi, suoni caratteristici dei primi videogiochi.
Curiosa l’analogia con Leopardi, già annunciata nel titolo e poi ripresa nel verso “io nel pensier mi fingo”.
Capa, come Leopardi, guarda ad un mondo che è fatto completamente di illusioni.
Una volta era la siepe che ti nascondeva l’infinito, ora è lo schermo di un computer.
Cosa c’è dietro il computer? Il mondo della rete è infinito e per certi versi inesplorato, un po’ come l’orizzonte che Giacomo osservava dal suo amato colle. Una dolce paura.

 

Illustrazione di Adele Bilotta – Altri disegni su : https://www.instagram.com/quattropassiconme/

 


Le tracce :
1. Prosopagnosia (collaborazione con John De Leo) – IL REATO – Michele o Caparezza
(da notare che  il titolo è  collegato con l’ultima traccia)
2. Prisoner 709 – LA PENA – Compact o Streaming
3. La caduta di Atlante  – IL PESO – Sopruso o giustizia
4. Forever Jung (collaborazione con DMC) – LO PSICOLOGO-Guarire o ammalarsi
5. Confusianesimo  IL CONFORTO – Ragione o Religione
6. Il testo che avrei voluto scrivere – LA LETTERA – Romanzo o biografia
7. Una chiave – IL COLLOQUIO – Aprirsi o chiudersi
8. Ti fa stare bene – L’ORA D’ARIA – Frivolo o impegnato
9. Migliora la tua memoria con un click (collaborazione con Max Gazzè) – IL FLASHBACK – ricorda o dimentica
10. Larsen – LA TORTURA – Perdono o punizione
11. Sogno di potere  LA RIVOLTA – Servire o comandare
12. L’uomo che premette – LA GUARDIA – Innocuo o criminale
13. Minimoog (collaborazione con DMC) – L’INFERMERIA – Graffio o cicatrice
14. L’infinto – LA FINESTRA – Persone o cicatrice
15. Autoipnotica – L’EVASIONE – Fuggire o ritornare
16. Prosopagno sia! – LA LATITANZA – Libertà o prigionia.

L’articolo che avremmo voluto scrivere non è di certo questo.. perciò  continueremo a scrivere, quindi correte tutti ad iscrivervi sul nostro canale Youtube e a trovarci sulle nostre pagine Facebook e Instagram per tanti altri articoli!

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

2 commenti su “Prisoner 709: il ritorno di Caparezza.

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