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Rivivono i ricordi. Erik Kessels

Ultimissimi giorni per visitare: “The Many Lives of Erik Kessels”: intrigante esposizione curata da Francesco Zanot, aperta fino al 30 luglio 2017 presso il museo CAMERA di Torino. Meglio affrettarsi, dunque, per non perdere la prima retrospettiva dedicata al lavoro di Erik Kessels nel campo della fotografia.

 

Classe 1966, nato a Roermond, nei paesi bassi, Kessels è un affermato designer pubblicitario che, di tanto in tanto, non disdegna vestire i panni dell’artista, riuscendo ogni volta a ottenere risultati profondamente emozionanti.

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Il motivo principale di questo successo sta forse nel suo modo assolutamente non convenzionale di approcciarsi al mondo della fotografia.

 

Cosa si intende per “non convenzionale”?

 

Kessels non è un fotografo. O meglio (prendendo in prestito le parole del curatore): “è un fotografo senza macchina, né obiettivo”.

Infatti le sue particolarissime opere sono spesso accostate dagli esperti ai ready-made: gli oggetti che, in ambito Dada, vengono prelevati dalla realtà quotidiana, privati della loro funzione e infine del tutto ricontestualizzati.

 

Le immagini protagoniste dell’esposizione sono, infatti, state scattate da persone comuni in diverse occasioni della loro vita; alcune di esse sono state salvate dal macero, altre acquistate in svariati mercatini delle pulci: bambini, feste, gite fuori porta, cui è stata data una seconda chance, rivivono sotto i nostri occhi ancora ordinatamente disposte nei propri album e, trasformate inesorabilmente da cronache quotidiane a opere d’arte, entrano a far parte della serie “Album Beauty”.

 

Anche le fotografie che comunemente verrebbero definite “difettose” assumono nuova gloria. È quello che succede per esempio in “Wonder”. Il titolo della raccolta fa riferimento alla sensazione che accompagna coloro che portano a sviluppare i propri rullini e che fino all’ultimo non sanno se le fotografie che hanno scattato saranno chiare e comprensibili o se troveranno tutti e 36 i loro scatti sovrapposti per incidente in un’unica porzione di pellicola.

 

 

Non solo questo. Tra le fonti a cui l’artista attinge per non si può non menzionare l’archivio planetario: il web. Ad aiutarci a farci un’idea chiara di quante immagini finiscano in rete c’è l’opera titolata “24hrs of Photos”: Kessels si procura tutte le fotografie che sono state condivise nell’arco di una singola giornata in tutto il mondo, le stampa e le ammassa in cumuli altissimi e fittissimi. L’osservatore ne è sovrastato ma allo stesso tempo è costretto a calpestarne alcune.

Non mancano tuttavia immagini strettamente legate alla vita dell’artista: questo si evince dal pannello composto dalle fotografie dei suoi figli ritratti dopo giochi un po’ troppo avventurosi e comuni incidenti domestici con ginocchia sbucciate, bernoccoli e nasi sanguinanti.

Toccante il video realizzato in memoria della sorellina a partire da alcuni filmati che li vedevano protagonisti nel giocare insieme a ping-pong nel cortile della loro casa.

 

Questa recensione, purtroppo, non riesce a rendere giustizia quanto dovuto alla mostra. La visita, che è vivamente consigliata, darà inoltre  modo ai più curiosi di incontrare l’elegantissima donna immersa nell’acqua, la ragazza del tiro a segno, il coniglietto Oolong e il cagnolino troppo nero per essere fotografato, anch’essi protagonisti insieme ad altri delle “Many Lives of Erik Kessels”.

 

Maria Novella Tavano

The Many Lives of Erik Kessels

A cura di Francesco Zanot

Dal 1 giugno al 30 luglio 2017

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Torino

 
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