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Questione di tempo

Cos’è il tempo? E’ una domanda che l’umanità si pone da un’intera esistenza, senza trovare una risposta esatta e certa, poiché è una questione non semplice da risolvere.

Abbiamo fondamentalmente nella storia due concezioni del tempo, due diverse scuole di pensiero : la prima crede che il tempo sia un eterno (o chissà, forse no, prima o poi dovrà pure fermarsi) presente, per cui non esisterebbe nessun passato e nessun futuro, infatti non bisogna considerare né il passato perché non c’è più, né Il futuro perché ancora deve arrivare e nello stesso momento in cui arriverà, sarà presente; l’altra scuola crede invece che “il presente sia un piccolo attimo schiacciato da due parti”, che sono il passato e il futuro : considera il passato come riferimento e progetta e si prepara al futuro, rendendo il presente un attimo quasi impercettibile tra questi due tempi.

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Che pensiero prendere? Da che parte stare?

Diversi autori si sono soffermati su questo tema, e tra questi vogliamo ricordare due grandi della letteratura latina : Orazio, che, con il suo “Carpe diem” ci invita a vivere la vita nel presente e a non curarci del futuro; Cicerone, invece, sostiene che “Historia magistra vitae”, cioè che la storia, e quindi il passato, è maestra di vita e ci insegna a vivere bene il presente o futuro che si voglia chiamare. Ovviamente, però, non possiamo andare a generalizzare tutto, perché cadremmo nell’errore della superficialità e della relatività; dobbiamo allora attentamente analizzare i due diversi pensieri e comprendere quale più si addica al nostro modo di vivere e di pensare.

Analizziamo allora i pro e i contro del primo pensiero. Il lato positivo è sicuramente che, non pensando al passato e al futuro, viviamo una vita senza rimorsi, senza preoccupazioni e soprattutto senza programmi, perché pensiamo che il futuro non esiste, o comunque, se pensiamo ad un futuro esistente (lontano), è troppo incerto il suo avvenire per poter essere programmabile (o prevedibile); bisogna però stare attenti, perché è soltanto un’illusione : le preoccupazioni sì, spesso ci rendono la vita più ansiosa e difficile di quanto possa essere, ma al contempo ci servono poiché ci fanno stare “attenti” e “coi piedi per terra”, facendoci comprendere che non possiamo costruire il nostro futuro improvvisando tutto, senza delle idee ben precise e dei programmi in mente. I rimorsi, altrettanto, ci rendono tristi già al solo pensiero, ma spesso è utile pensare al passato per evitare di commettere gli stessi errori e quindi attrezzarci per il futuro.

Mentre il secondo pensiero segue il filone del passato per riallacciarci al futuro : considera il passato come ricerca di identità, come insegnamento,  come riferimento, come studio, per un futuro migliore. Del resto come si è evoluto il mondo, la società? Guardando il passato e cambiando le cose, a volte migliorandole, altre volte no, ma il passato è sempre stato un punto di riferimento fondamentale per l’uomo, per l’avvenire, per il futuro. A sua volta, il futuro deve essere programmato (anche con un po’ di ottimismo e di speranza) e bisogna avere idee e alternative pronte. Questo ovviamente ci porterà ansia, preoccupazione, angoscia e talvolta paura e ci scoraggerà; è evidentemente un aspetto negativo, ma l’uomo vero e forte deve riuscire a superare le difficoltà e i problemi della vita, aiutandosi con il passato, e per passato qui intendo con la conoscenza della storia, della letteratura, delle esperienze di ogni persona che ha avuto pensieri e preoccupazioni simili se non identici, per provare a superarli con volontà e di forza d’animo.

Dunque credo che bisogna vivere la vita riflettendo bene sul passato, per così stare attenti nel futuro e progettarlo bene, ma senza dimenticare di vivere il presente; oggi viviamo un tempo in cui agiamo di corsa per fare tantissime cose, con il rischio di non avere più contatti reali con gli altri esseri umani, di non avere tempo per parlare, per pensare e per riflettere e di non poter godere appieno della nostra vita : questo invece è essenziale all’uomo per vivere bene in società (e anche da solo), poiché, in questo modo, corriamo il rischio di perdere una delle cose a noi più care : la nostra stessa umanità, il nostro essere uomini che ci distingue da ogni altra creatura.

Vorrei chiudere il mio pensiero con una citazione del Papa Benedetto XVI riguardo la storia e il passato :

“Sì, la memoria storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria non c’è futuro. Una volta si diceva che la storia è maestra di vita! La cultura consumistica attuale tende invece ad appiattire l’uomo sul presente, a fargli perdere il senso del passato, della storia; ma così facendo lo priva anche della capacità di comprendere se stesso, di percepire i problemi, e di costruire il domani”. (Benedetto XVI, Discorso ai giovani, Cattedrale di Sulmona, 4 luglio 2010)

C’è tempo

-Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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