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Brexit : cosa sta succedendo?

Traduciamo, parola per parola, un articolo della rivista The Independent pubblicato il 24 giugno 2016 e firmato Andrew Grice (Leggi qui l’articolo in lingua originale).

 

Brexit : Cosa succede se l’UK lascia l’EU?

Andrew Grice, un reporter di The independent, guarda a quello che potrebbe succedere in un anno o due dall’uscita dell’UK dall’Unione Europea.

Quelli che hanno sostenuto il Brexit lo hanno acclamato come “giorno d’indipendenza”, momento storico in cui l’UK si libera dalle catene dell’EU e può realizzare il suo pieno potenziale di economia fiorente con restrizioni d’accesso all’80% di mondo non coperto dal Mercato Unico (europeo).

Ma l’opinione pubblica, specialmente quella che ha votato per lasciare l’UK, cerca di primo mattino le prove (risultati, riscontri ndr.) promesse dai Leavers durante il referendum del 2016.

Il trambusto economico a breve termine potrebbe calmarsi, da quando abbiamo cessato di essere formalmente un membro dell’UE, ma i votanti sperano di vedere un immediato decollo che però potrebbe essere deludente.

 

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Un paradiso rimandato?

La chiave del successo economico potrebbe nascondersi nei trattati di commercio che l’UK potrebbe spezzare con il resto del mondo. L’interruzione per il business britannico potrebbe durare anche ben oltre il tempo che si perde nello stringere l’accordo di divorzio con l’EU (tempo che si crede possa essere al massimo di due anni). Gli accordi di scambio tra l’EU e altri 52 Paesi, che comprendono momentaneamente anche l’UK, potrebbero dover essere negoziati individualmente e potrebbe non far decollare la valuta, come molti Brexiters hanno detto. Il governo ha sempre cercato di assicurare una “presunzione di continuità”.

Un problema potrebbe essere la mancanza di capacità ed esperienza nei servizi civili riguardo i negoziati economici, perché sono al momento legati all’EU. Un altro ritardo potrebbe essere causato dall’insistenza dell’EU che il suo nuovo patto di scambi commerciali con l’UK sia stato negoziato prima dell’accordo per l’uscita dall’EU. Questo potrebbe ritardare lo scambio UK-EU fino al 2021. Quelli che hanno sostenuto il Remain potrebbero dire di essere stati corretti nell’aver allarmato tutti riguardo ad un “decennio di incertezza”.

Come tratteranno l’UK i paesi non-EU?
Gli investimenti stranieri potrebbero fallire senza un accesso garantito al Mercato Unico Europeo, mettendo a rischio il lavoro britannico.
Se noi fossimo ancora la quinta grande economia nel mondo e se non avessimo sofferto un grande shock dopo il voto del Brexit, stati come gli USA, la China e il Canada, avrebbero potuto considerare la possibilità di un patto di scambi. Ma questi paesi stanno già negoziando con l’EU e quindi, come Barack Obama ha previsto, l’UK potrebbe scivolare alla “fine della coda”. Comunque, la posizione americana potrebbe dipendere da quello che i Democratici o i Repubblicani sceglieranno. Undici membri repubblicani del Congresso hanno detto che l’UK sarebbe di in cima alla lista. Donald Trump, che ha sostenuto il Brexit, potrebbe accelerare un po’ le cose nel caso in cui dovesse battere Hillary Clinton nella corsa per la Casa Bianca.
Il governo britannico spera di avere sicuri scambi commerciali con i paesi non-EU in due anni. Ma le negoziazioni potrebbero spingersi ancora più a lungo. L’accordo tra EU e Canada si è portato avanti per 7 anni e ancora lo stanno ratificando. Un patto con la Cina potrebbe essere una lama a doppio taglio : mentre l’UK potrebbe vendere di più a loro, potremmo risucchiarci importazioni a basso prezzo che danneggerebbero le nostre aziende.

Con questo salto, saremo liberi?
Se l’UK tornasse al World Trade Organisation (Organizzazione per il commercio mondiale), come molti avvocati dei Leavers propongono, allora gli esportatori britannici fronteggerebbero delle tariffe – per esempio, 10% sulle automobili costruite in UK. Potrebbe essere un altro lungo viaggio, che causerebbe ancora più incertezza. Il Tesoro calcola che la nostra economia sarebbe per il 7,5% più bassa nel 2030 nel caso in cui adottassimo questa opzione, dovuta a tariffe alte e ad un ristretto accesso ai mercati. Ma il campo dell’Out dice che le supposizioni del Tesoro sono basate solo su aspetti negativi (e perdite) senza lati positivi, come ad esempio i nuovi patti di commercio.
Molti ministri sono presi dall’idea di Patrick Minford, leader di uno dei piccolo gruppi di economisti a supporto di Brexit, di rimuovere unilateralmente tutte le barriere di scambio dell’UK.
Ma altri sono cauti e attenti : Minford ammette che questo quasi sicuramente ucciderebbe quello che rimane della nostra industria manifatturiera.

La moneta nel tuo borsellino.
Se la moneta continuasse a scendere, Brexit potrebbe rilanciare gli esportatori, ma significherebbe lasciare alti i costi per le compagnie che importano materie prime – e i britannici che viaggiano fuori dal paese. Il prezzo delle case cadrebbe, o al massimo crescerebbe in una maniera più lenta del previsto, e molti dicono che non sarebbe una cattiva cosa. Comunque, l’alta inflazione potrebbe causare alla Bank of England una crescita di tassi di interesse se siamo emersi da una breve recessione post-referendum, che potrebbe alzare i pagamenti delle rate del mutuo (ipoteca).

Cosa è accaduto a con l’immigrazione?
Molti votanti e sostenitori di Brexit nel 2016 hanno fatto così per abbattere l’immigrazione e quindi molti occhi sono puntati a questa tematica. I leader del Brexit vorrebbero disperatamente buttare giù la rete di migrazione attraverso un sistema di stile australiano. Ma i due terzi di migrazione tagliata con l’uscita dall’EU prevista da molti esperti potrebbe portare a più migranti da altri paesi del Commonwealth come l’India.

Cosa faremo quando avremo indietro le nostre monete?
I ministri che hanno sostenuto Brexit sarebbero sotto pressione nel mantenere la loro promessa di dare all’NHS (sistema sanitario nazionale, ndr.) £100 per settimana e un pezzetto di Vat sul prezzo del carburante. Ma fino a quando la crescita dell’economia torna velocemente dopo il Brexit, le finanze pubbliche potrebbero peggiorare e potrebbero esserci tante altre chiamate sul £8bn che si salva dal nostro contributo annuale all’EU. Anche se il “dividendo NHS” emergesse, potrebbe non essere abbastanza per prevenire seri problemi nella sanità e nella cura sociale.
Brexit nella City
Nel medio termine, la città di Londra potrebbe perdere in competitività (business) rispetto ai rivali come Parigi, Francoforte e Dublino.
Molte aziende della città potrebbero dislocarsi fuori dall’UK piuttosto che aspettare e stare a vedere la nuova relazione che si instaurerà con l’EU. Le banche saranno le più colpite, ma il fondo speculativo e le società private di investimento potrebbero svilupparsi senza il rischio delle regolamentazioni da parte dell’EU.
Il lato positivo potrebbe essere che ogni rifiuto nella City potrebbe portare ad un’economia più bilanciata – è previsto che possiamo investire in competenze e aiuti all’industria della manifattura.
Ma potremmo anche non essere in grado di sostenere tutto ciò, se l’economia continuasse ad arrancare in questa maniera.

Alzare il ponte levatoio (o barriera)?
Nella nuova “era” post-Brexit, l’UK potrebbe mostrare al resto del mondo che non si è ritirata nell’isolazionismo, ed è ancora totalmente legata alla Nato e alle Nazioni Unite (ONU). Ci potrebbero essere pressioni sullo spendere di più in difesa e prendere posizioni propositive in un momento di crisi mondiale, sebbene l’interventismo sia diventato più problematico dalla Guerra in Iraq. Il Ministero degli Esteri aveva lavorato molto per evitare la Brexit, riducendo il nostro peso nello scenario mondiale. Potrebbe essere più difficile collaborare con l’EU in casi problematici come la Syria, la Russia e l’Iran e in crisi inattese. Ora, il Presidente statunitense potrà alzare la cornetta del telefono e discutere con la Cancelleria Tedesca prima rispetto Primo Ministro britannico.

La rottura ora è più semplice

 

Rights to BBC Yellow : Remain Blue : Leave
Rights to BBC
Yellow : Remain
Blue : Leave

Una conseguenza del Brexit potrebbe essere la rottura dell’UK. Se una maggioranza di Scozzesi ha votato Remain ma è stata superata dall’Inghilterra, potrebbero esserci pressioni per un secondo referendum di indipendenza così che la Scozia possa prendere il suo posto in EU. Nicola Sturgeon, Primo Ministro scozzese, vorrebbe negoziare direttamente con Bruxelles riguardo il mantenimento della Scozia nel club dell’EU. Alex Salmond, il primo leader della SNP (Scottish National Party, ndr.), prevede un referendum entro 3 anni e mezzo sul voto di ieri. Miss Sturgeon è più cauta : lei chiederà un’altra opportunità di voto solo se sarà sicura di vincere, perché un altro “NO” chiuderebbe la discussione per ancora tanto tempo.
La relazione tra UK e Irlanda potrebbe essere sottoposta a forti tensioni. Una questione delicata potrebbe riguardare i controlli ai confini tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda per fermare i migranti dell’EU che entrano in UK, e il possibile impatto di Brexit sul processo di pacificazione dell’Irlanda del Nord. La legge delle conseguenze non previste potrebbe trovare un’altra applicazione dopo il Brexit.

 

Traduzione di Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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