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La maledizione di Peter Pan

Hyde Park, giardini di Kensington, Londra.
L’aria fresca e frizzante, gli alberi che sembrerebbero terminare in un’apoteosi, con quei germogli bianchi e rosa, un cielo azzurro, le signore ben acconciate che passeggiano, ombrellino sotto braccio, bambini che giocano, signori che andando camminando van discorrendo, un locus amaenus.
Una panchina su cui siede un uomo.
Che in realtà non c’è.
Sembrerebbe un controsenso, ma tutto parrebbe giustificato se si scopre che in realtà l’uomo in questione seduto sulla suddetta panchina è uno scrittore.
E gli scrittori non ci sono mai. Per nessuno.
Vivono in un idillio, spazio senza tempo, perfetto e tuttavia devastato e mutabilissimo.
L’uomo della panchina, con carta sulle ginocchia e un po’ di inchiostro accanto a sè, si apprestava ad entrare in quel mondo fatto di parole e bianchi spazi. Terribile, a dirsi.
Con le gambe che non toccavano terra e il fedele cane Porthos accanto,
sognava. E scriveva.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2a/Michael_Llewelyn_Davies_as_Peter_Pan.jpg
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C’aveva in testa questo personaggio.. Un ragazzo.. No, bambino, ecco, bambino. Di nome.. Su quello non aveva dubbi, si disse pensando alla risata del piccolo di casa Davies. Peter, dunque. Poi magari un cognome identificativo. Magari Pan, perchè suonava sempre un flauto di Pan. Ma solo una cosa temporanea e abbozzata, sì, anche se quel Peter Pan suonava decisamente bene.
Si morse il labbro inferiore, e macchiò con linee definite la carta.

“Tutti i bambini, tranne uno, crescono. Ci mettono poco a capirlo, e Wendy lo capì così: un giorno, quando aveva due anni, mentre stava giocando in giardino, colse un fiore e corse a mostrarlo a sua madre. In quel momento doveva essere molto graziosa, perché Mrs Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò: «Oh, perché non puoi restare così per sempre?». Questo fu tutto ciò che si dissero sull’argomento, ma in quel momento Wendy capì che sarebbe cresciuta. Tutti, a due anni, impariamo questa cosa. I due anni sono l’inizio della fine.”

Pensò a quella singolare amicizia con i Davies, ai suoi 150 centimetri (tra l’altro scarsi) di altezza, ai suoi occhi azzurri e tanto puerili, alle sue lentiggini spruzzate sul volto infantile.
E se fosse lui ad essere Pe..
Una cosa è certa.
Anche i bambini, a modo loro, soffrono.
Doveva fare soffrire questo Pan.
O comunque fargli provare palpiti, fremiti, oggetto di gelosia, e poi innamorato, un triangolo, emozioni.
Pensò allora a Campanellino, che per quel Peter viveva, e a..

“Dimenticali Wendy, dimenticali tutti, vieni con me dove non dovrai mai.. mai più pensare alle cose dei grandi..”

http://www.tevereventi.it/wp-content/uploads/2015/12/Peter-Pan.jpg
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Forse le cose non andarono esattamente così, okay, lo ammetto.
O, per meglio dire, forse i giardini di Kensington quel giorno erano deserti, forse lui nemmeno scrisse lì, forse non in primavera e forse non su una panchina.
Ma Porthos era con lui. E davvero era tanto basso (non il cane, certo).
Davvero così naque Peter, da un flauto e dal piccolo dei Davies, davvero gli occhi dello scrittore erano tanto azzurri, davvero quello scrittore era in quel mondo..
Davvero quel mondo era un’isola che non c’è.
E..beh, davvero lui era James Matthew Barrie.
Il padre di Peter.
Peter Pan.
E lui conobbe..
Beh, ma questo accade molto, molto prima..

James Matthew Barrie nacque a Kirriemuir, in Scozia. Lo chiamavano tutti “Jamie”, e i motivi paiono subito chiari: ultimo di 10 figli, James era un bambino fisicamente estremamente piccolo e  gracile (caratteristica che lo accompagnerà sempre) ed era solito attirare su di sé le attenzioni dei fratelli raccontando storie fantasiose per divertire, far sognare, far ridere.
Con appena 6 anni compiuti, James si ritrovò ad affrontare il primo grande dramma: il fratello maggiore David morì per un incidente di pattinaggio sul ghiaccio il giorno prima del suo 14º compleanno. A molto gli giovarono in questo caso fantasia e capacità di sognare.
E, certamente, di far sognare (intere generazioni, ma per ora questa non è che una lontana utopia) : sua madre crollò sotto il peso di un tale male e Barrie per risollevarla, usando ingente immaginazione arrivò ad indossare perfino i vestiti di David, iniziando a fischiettare nel modo in cui lo faceva lui. Le portò allegria, ad ogni modo, come una leggera polvere di fata, ed insieme come su una sperduta e felice ed inesistente isola, Barrie e sua madre trascorrevano intere giornate insieme mostri letterari come Stevenson (che di lui dirà “io sono un arista, certo, ma tu, James, sei un genio.” Anche questo lontana, per ora, utopia).

 

COLLECT PHOTOGRAPH OF J.M. BARRIE (SITTING) WITH FROM TOP LEFT GEORGE, THE DUCHESS OF SUTHERLAND, PETER, MICHAEL AND NICO. JM Barrie Nico Llewelyn Davies
COLLECT PHOTOGRAPH OF J.M. BARRIE (SITTING) WITH FROM TOP LEFT GEORGE, THE DUCHESS OF SUTHERLAND, PETER, MICHAEL AND NICO.
JM Barrie Nico Llewelyn Davies

 

Cresciuto (o forse.. no?) iniziò deludenti esperienze come giornalista per il Nottingham Journal, per poi spostarsi nel 1885 a Londra, a seguito di un annuncio di lavoro trovato dalla sorella in The Scotsman. Sbarca senza un soldo, senza un amico e senza nemmeno riuscire a farsi comprendere a causa dell’ accento scozzese:
«Chiedevo che mi pulissero gli stivali e pensavano che chiedessi un bicchiere d’ acqua», ricorderà anni dopo. Come cronista, beh, Barrie non sembra una promessa. Ma sentiva, lo sapeva, non era fatto per scrivere di sport, per i fatti politici o i pettegolezzi. C’era sempre quella risata da bimbo eterno, sempre, che riecchieggiava nelle orecchie e pulsava nelle vene.
Come un’eco.. lontano.

Successivamente Barrie scriverà per il teatro. Riesce a sfondare solamente dopo tanti tentativi. Recupera però con successi a ripetizione, al punto che in certe stagioni i teatri del West End di Londra ospitano cinque suoi drammi differenti.

Poi arriva lei. Si potrebbe dire la sua Wendy. Anche se lei, come lui (o forse no…) non era una bambina, certo, ma un’adulta, una donna. La sua donna, a partire dal 1894. Un’attrice teatrale, Mary Ansell.
E.. No, beh, non era proprio Wendy. Un lungo matrimonio infelice, terminato con un divorzio in cui lei sostiene che le nozze non sono state consumate. Fogli scandalistici ironizzano che la favola sul «bambino che non voleva crescere» (the boy who wouldn’ t grow up) è opera del «bambino che non poteva averlo ritto» (the boy who wouldn’ t go up).

E poi ci ritroviamo qui.
Per davvero, questa volta.
Londra, Kensington Park.
Stessa scena (stessa storia, dopotutto), del film “Neverland, un sogno per la vita”. Solo che sulla panchina non c’è Johnny Depp, ma il vero, verissimo James Barrie. E’ seduto leggendo, il fido cane Porthos con sè, il più importante incontro della sua vita a pochi attimi da lì: conosce per caso i cinque figli dei coniugi Sylvia e Arthur Davies, i giovani George, Jack, Michael, Nicholas e Peter. Per alcuni in realtà Pare che il caso fin dal primo “casuale” incontro nei Giardini di Kensington non fosse, per l’appunto, tale: Barrie avrebbe programmato meticolosamente tutto per insinuarsi nel cuore di quella famiglia perché succube del fascino indiscreto che i piccoli esercitavano su di lui. Il suo idolo era George, padre di Sylvia, celebre romanziere che aveva scritto il primo bestseller morboso della letteratura inglese, “Trilby”, in cui il protagonista, l’artista Svengali, grazie all’ipnosi riesce a donare una voce d’usignolo alla fanciulla amata, riducendola però in schiavitù mentale.

 

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Le “magiche” coincidenze formano una catena ininterrotta. Gerald, zio dei piccoli Llewelyn Davies, attore molto amato da Barrie, nel “Peter Pan” teatrale ricoprì il doppio ruolo di Mr Darling e di Capitan Uncino. Casuale o meno, tra lo scrittore («Alto a malapena un metro e mezzo, come un bambino di dieci anni. Taciturno. Sguardo gelido, paralizzante. Atteggiamento furtivo di chi ha qualcosa da nascondere». Su cosa sia quel “qualcosa” circolano feroci malignità) e la famiglia (o per lo meno i bambini), nasce in questo modo casuale un grande amore. Con i piccoli di famiglia comincia a passare le sue giornate, a giocare e a immaginare, offrendogli addirittura il proprio cottage fuori città, il Black Lake Cottage, dove James produce un album di fotografie dei ragazzi che giocano ai pirati, intitolato I bimbi smarriti di Black Lake Island. L’amore di Barrie suscita all’ epoca e in seguito infinite supposizioni. Cosa c’è tra quello strano uomo e quei bambini? Interessanti parrebbero riguardo a ciò gli apparenti doppi sensi di The little white bird (L’ uccellino bianco), libro che Barrie scrisse prima di Peter Pan, proprio in quel periodo. Nella scena il Capitano invita David, figlio di amici, a dormire da lui:

«Gli sfilai dolcemente gli stivali, lo misi sulle ginocchia e rimossi anche la camicia. Era un’ esperienza deliziosa, ma rimasi meravigliosamente calmo».

Fu così che nacque Peter Pan. Da pomeriggi di storie, giochi, forse malizie (non c’è dato nè voluto saperlo). Nacque, non crebbe, mai perì o morì.

 

J M Barrie playing Captain Hook to Michael’s Peter Pan in 1906. The Real Peter Pan: The Tragic Life of Michael Llewelyn Davies Hardcover by Piers Dudgeon http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2015/04/04/19/2749B39400000578-3025673-image-m-3_1428170752970.jpg
J M Barrie playing Captain Hook to Michael’s Peter Pan in 1906.
The Real Peter Pan: The Tragic Life of Michael Llewelyn Davies Hardcover by Piers Dudgeon
(http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2015/04/04/19/2749B39400000578-3025673-image-m-3_1428170752970.jpg)

 

Ma soffrì.
D’altronde, questa è la condizione di un’intera esistenza.
E forse tale sofferenza generò una sorta di aurea negativa..
Una.. Maledizione?
La maledizione di Peter Pan, il bimbo che mai crebbe.

Nel 1910 la vedova Sylvia Davies decede, causa cancro (come il marito Arthur, morto nel 1907): allo scrittore, insieme con la madre Emma e suo fratello Guy du Maurier, lascia la co-custodia dei quattro figli (in realtà pare probabile che riuscì a modificare il testamento indicandosi come tutore).
Morirono tutti, giusto per non illudere e fare spoiler.
Barrie ha un tocco fatale per tutti quelli che ama. Muoiono.

La tesi del biografo Dudgeon è ardita: Barrie avrebbe esercitato una nefasta influenza sui giovani, inducendoli a fare propria la sinistra battuta di Peter Pan “la morte può essere un’avventura straordinaria”. L’origine di questa necessità patologica di controllo mentale avrebbe avuto origine da un trauma, probabilmente la morte del fratello David.
Morì per uno scontro sul ghiaccio con un amico.
Dudgeon stesso arriva ad insinuare che l’amico in realtà potesse essere Barrie stesso.

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La scia di vittime sarebbe lunghissima, a partire dai figli adottivi stessi che morirono quasi tutti di morte violenta o suicidio: George si arruolò con Peter nella Prima Guerra Mondiale come volontario per sottrarsi alla sua influenza e fu ucciso in trincea in Francia nel 1915, a 21 anni. Peter Davies invece sopravvisse, ma la guerra lo segnò così tanto che l’ispiratore dell’eterno bambino si suicidò nel 1960, gettandosi sotto un treno pochi mesi dopo la morte del suo fratello maggiore John nel 1959. L’ultimo dei fratelli Davies, Michael, morì annegato nel 1921 all’età di 20 anni con il suo amico e probabile amante Rupert Buxton.

Jack soffrì di depressione. La stessa Daphne du Maurier, ebbe vita inquieta, turbata da un morboso attaccamento al padre attore; nel 1957 cadde in un terribile esaurimento nervoso e confessò che il suo orientamento sessuale, alquanto altalenante fin dalla prima giovinezza, era stato confuso nell’infanzia dal culto predatorio per il maschio di Barrie. Lui si era installato nella sua mente, confondendo il suo io esattamente come aveva fatto per la zia Sylvia e i suoi figli con cui giocava, incoraggiata da Barrie, a sostenere ruoli maschili.

Ci sarebbe anche una esplicita maledizione scagliata da Barrie : guai a chi si occuperà della mia biografia, ha scarabocchiato su un taccuino.

Per quanto ne sappiamo Dudgeon gode di ottima salute

 

 

Arianna Mariolini

 

Arianna Mariolini

Mi chiamo Arianna Mariolini (Ary). Sono nata il 6 gennaio 1998 a Clusone, in provicia di Bergamo, ma attualmente risiedo a Pisogne, un bellissimo borgo bresciano. Dal settembre del 2012 frequento il Liceo classico Decio Celeri di Lovere. Le mie principali passioni sono la letteratura e la musica...

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