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Vivian Maier: fotografa per caso

Cari lettori e care lettrici,

oggi vorrei parlarvi di una donna che io definirei “fotografa per caso”: Vivian Maier, probabilmente a voi sconosciuta. Sapete cosa vi dico? È arrivato il momento di conoscerla!

Le cause di questa mancata popolarità sono probabilmente riconducibili al fatto che per lei la fotografia era una passione, un luogo tutto suo; in Vivian non ritroviamo quel desiderio di mostrare alle persone ciò che rappresentava il suo mondo e la sua realtà. Al contrario, non amava che le sue fotografie venissero viste da altri.

Il suo scopo, ammesso che ne avesse uno e che non fosse la fotografia fine a se stessa, non era quello di diffondere immagini. Proprio per questo, probabilmente, non potremmo paragonarla a un Robert Capa (QUI) o a Steve McCurry (QUI) e guardando attentamente le sue foto noterete che non c’è alcun bisogno di inserirla in una qualsivoglia categoria.

È pura fotografia, è pura passione, è pura curiosità.

In Vivian Maier ritroviamo forse l’aspetto più infantile e naif della fotografia; alle volte giocoso, alle volte troppo curioso, alle volte tragico e macabro, variegato per certi versi, ma puro in ogni sua sfaccettatura.

Era  un personaggio particolare, anzi mi correggo, penso non abbia mai voluto essere un personaggio.

Era una persona particolare, eccentrica, solitaria, riservata, ma allo stesso tempo molto legata ai bambini ai quali faceva da bambinaia.

Diversi giornali la definirono “la fotografa segreta”, perché fino all’inverno 2007 nessuno aveva avuto il privilegio di vedere le sue foto. Ma proprio in quell’anno  John Maloof , in cerca di foto storiche di Chicago, comprò scatoloni colmi di rullini e fotografie di una misteriosa fotografa.

Dopo mesi di ricerche e archiviazione e un totale di 100000 negativi, 2000 rullini in bianco e nero e 700 a colori da sviluppare , contatta il Centro Culturale di Chicago per organizzare una mostra fotografica interamente dedicata a Vivian e al suo lavoro.

Ecco alcune delle foto più interessanti di Vivian.

Le inquadrature sono piuttosto singolari, perché usando una Rolleiflex poteva tenere la macchina fotografica all’altezza del ventre e di conseguenza scattare senza che i soggetti se ne accorgessero, dal basso.

Probabilmente una degli aspetti più interessanti per lei erano la stravaganza, la follia, l’incongruenza dell’umanità, il disordine e indubbiamente amava ritrarli nelle sue foto.

Non solo amava esplorare il mondo intorno a sé, ma la sua curiosità la spingeva a sperimentare diversi modi di fotografare, giocando soprattutto con specchi e ombre che rendono i suoi autoritratti geniali e divertenti.

È stato anche girato un documentario su Vivian Maier e l’avventura di John Maloof, che consiglio caldamente per approfondire e scoprire la sua vicenda.

Il ricavato del documentario e delle mostre fotografiche dedicate al suo lavoro sono stati devoluti a una borsa di studio, “The Vivian Maier Scholarship” , alla School of  the Art Institute of Chicago, per ricordare Vivian e allo stesso tempo dare possibilità agli artisti che, proprio come lei, vogliono semplicemente coltivare una passione.

 
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