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The Smiths: I signori Rossi del Rock

Parlare di una band come The Smiths non è facile perché nei soli quattro anni di attività, dal 1983 al 1987, hanno non solo pubblicato 4 album in studio più due raccolte di singoli e esibizioni live(John Peel Sessions) e un album live, ma di fatto sono diventati un gruppo di culto ancora oggi molto popolare agli appassionati del genere.

Come è possibile che a distanza di 30 anni dal loro scioglimento siano un gruppo di riferimento per nuove band, si può spiegare con la capacità dei due autori, il chitarrista Johnny Marr per le musiche e il cantante Steven Patrick Morrissey per le liriche, di creare piccoli gioielli in cui le melodie si intrecciano mirabilmente con testi mai banali che fanno trasparire le radici culturali di Morrissey, accanito lettore di Oscar Wilde, legate a varie tematiche come l’omosessualità, il mal di vivere, l’Inghilterra e il suo essere vegetariano.

the-smiths

Il connubio tra i due autori è perfetto e ricorda molto da vicino altre coppie celebri come Jagger-Richards o Lennon –McCartney e non deve essere presa come un’eresia, basta andare ad ascoltare brani incredibili come This Charming Man o There is a Light That Never Goes Out per capire quanto l’incastro tra le musiche e le liriche siano perfette.

Il modello sonoro, grazie alla Rickenbacker ( il modello di chitarra che contraddistinse il sound di artisti come Roger McGuinn degli Byrds o John Lennon dei Beatles) con cui Johnny Marr scriveva e suonava i brani della band, unito ad un arrangiamento che legava il suono sixties con certe atmosfere post-punk , si pone in netto contrasto con il periodo storico, gli anni ‘80, dominati dalle tastiere e dai sintetizzatori.

In più, e questo è l’altro elemento importante, le intense liriche di Morrissey che fin dal primi brani pubblicati catturano l’ascoltatore; la passione per la letteratura unita ad una acuta osservazione del mondo circostante porta l’artista inglese a scrivere di omosessualità su What difference does it make? (ora sai la verità su di me e non vuoi vedermi più, che differenza fa?) o di dignità sociale su Hand in Glove (La gente perbene ride/Sì potremmo esser pure coperti di stracci ma abbiamo qualcosa che loro non avranno mai/così in perfetta armonia sostengo i miei diritti/e lotterò fino all’ultimo respiro).

Nel primo album “The Smiths” scrive anche una canzone su un fatto orribile accaduto proprio a Manchester la loro città d’origine, dove erano stati uccisi diversi adolescenti Suffer little children, un brano molto accorato con un inquietante messaggio finale di una delle vittime (Trovatemi e nulla più/siamo nella brughiera nebbiosa e cupa/Potremmo essere morti e potremmo essere sepolti/ma resteremo al vostro fianco/fino al giorno in cui morirete/questa non è una passeggiata tranquilla/vi tormenteremo quando riderete/considerateci pure uniti/ potrete dormire/MA NON SOGNERETE MAI).

Nel secondo lavoro, “Meat is Murder”, Morrissey si scaglia contro il sistema scolastico inglese (Vampiri bellicosi dirigono le scuole di Manchester……Il Signor maestro ti bastona sulle ginocchia/dà ginocchiate nell’inguine/gomitate in faccia/lividi più grandi di piatti da cucina/voglio andare a casa/non voglio restare “The Headmaster Ritual”),  denuncia le violenze domestiche (Una botta in testa è quello che ottieni per non aver chiesto/una botta in testa è quello che ottieni per aver chiesto “Barbarism begins at home”) e poi nel brano che dà il titolo all’album si scaglia, da vegetariano, contro l’uccisione degli animali (E’ morte senza motivo/e la morte senza motivo è ASSASSINIO/chi ascolta quando gli animali gridano? “Meat is Murder”). Dal vivo questo pezzo ancora oggi, durante i concerti che tiene da solista, viene eseguito mentre nello schermo dietro la band scorrono terrificanti immagini di animali macellati.

https://www.youtube.com/watch?v=xacRTqk5QFM

Ma nei testi  troviamo anche il famoso mal di vivere che tormenta parecchi scrittori che si rifanno al romanticismo inglese ed allora in “Asleep” leggiamo la preghiera di lasciarlo andare(Canta per addormentarmi/e poi lasciami solo/non cercarmi di svegliarmi domattina/perché me ne sarò andato/non soffrire per me/voglio che tu sappia/che nel più profondo del mio cuore/sarò felicissimo di andare).

Come avete capito i testi degli Smiths sono sempre interessanti, troverete studiandoli mondi infiniti come il personaggio malinconico di “Half a person”(Se hai cinque secondi ti racconterò la storia della mia vita/Sedicenne timido e goffo andai a Londra e mi iscrissi all’Y.M.C.A./questa è la storia della mia vita), oppure su “Panic” mentre invita tutti ad impiccare il DJ “perché la musica che suona continuamente non ha niente a che fare con la mia vita” e se vogliamo è questo il nodo su cui si sviluppano le liriche dei brani: scrivere qualcosa che possa arrivare all’ascoltatore perché racconta episodi che fanno parte della vita di ogni individuo e quindi rendere partecipi del brano nella sua interezza, non solo la musica e la sua melodia ma anche il suo testo.

Una delle più belle e struggenti canzoni è sicuramente “There is a Light That Never Goes Out” (C’è una luce che non si spegne mai) tratta dal loro terzo e più famoso lavoro “The Queen is Dead” e di questa ve ne voglio proporre una larga parte:

 “Take me out tonight/where there’s music and there’s people/who are young and alive/Driving in your car/I never never want to go home/because i haven’t got one anymore/Take me out tonight/because i want to see people and i want to see lights/Driving in your car/oh please don’t drop me home/because it’s not my home, it’s their home, and i’m not welcome no more/And if a double decker bus crashes into us/to die by your side/such a heavenly way to die/And if a ten ton truck/kills the both of us/to die by tour side/the pleasure and the privilege is mine”

”(Portami fuori stanotte/dove c’e musica e c’è gente/Viaggiando nella tua auto mai e poi mai vorrei tornarmene a casa/perché non ne ho più una/Portami fuori stanotte/perché voglio vedere gente e voglio vedere luci/Viaggiando nella tua auto/Oh ti prego non farmi scendere a casa/perché non è la mia, ma la loro/e io non sono più benvenuto/Se un autobus a due piani/si schiantasse contro di noi/morire al tuo fianco/sarebbe un modo celestiale di farla finita/E se un camion di dieci tonnellate/ci uccidesse entrambi/ morire al tuo fianco/sarebbe un piacere ed un privilegio per me).

http://www.youtube.com/watch?v=n-cD4oLk_D0

Con “The Queen is Dead” gli Smiths raggiungono l’apice della notorietà al punto che vengono messi sotto contratto dalla più grossa major inglese di allora la EMI, lasciando la indie Rough Trade che li aveva fatti conoscere. Ma prima che tutto questo avvenga, e quando sembra che vada tutto per il meglio, improvvisamente alla vigilia della pubblicazione di “Strageways Here We Come”, il loro quarto e ultimo album in studio,  Johnny Marr unilateralmente annuncia alla stampa la fine della loro avventura, asserendo di non riuscire più a sopportare la pressione che c’era su di loro. La cosa bella è che Morrissey stesso lo verrà a sapere tramite i media, stranezze del mondo degli artisti.

Dei due, sarà quest’ultimo che continuerà ad avere successo con una splendida carriera solista dove continuerà fin dal primo album “Viva Hate” a scrivere testi anche ironici come in “Marguerite in a Guillotine”, dove Marguerite è chiaramente l’allora primo ministro inglese Margaret Thatcher . Johnny Marr si perderà in collaborazioni anche importanti (Bryan Ferry, Talking Heads), un progetto isolato con Bernard Sumner, cantante dei New Order, chiamato Electronic e solo negli ultimi anni ha iniziato a pubblicare lavori solisti senza però quella genialità che l’aveva contraddistinto nel percorso con gli Smiths. Di Andy Rourke e Mike Joyce rispettivamente bassista e batterista della band si perderanno le tracce.

Di questa band rimangono gli splendidi lavori che hanno pubblicato e che ancora oggi appaiono vitalissimi.

Marco Cingottini

 

 

Marco Cingottini

Sono Marco, ho superato da poco le 50 primavere e sono un appassionato, fin dalla tenerissima età di musica.. Led Zeppelin, Beatles, Queen, Genesis, Smiths, Tool sono solo alcuni dei gruppi che adoro insieme ad artisti come l’immenso Francesco Guccini, De Andrè e Tenco; mi piace esplorare nuove sonorità e quindi conoscere sempre nuovi musicisti..

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