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The Freddie Mercury Tribute: Il concerto che celebrò un mito

Il 20 aprile 1992, giorno di Pasquetta, venne organizzato allo stadio di Wembley a Londra un grande concerto: “The Freddie Mercury Tribute” per ricordare il carismatico cantante dei Queen scomparso nel novembre dell’anno precedente. I proventi di quell’evento furono destinati alla “Mercury Phoenix Trust”, una fondazione che raccoglieva denaro per la lotta contro l’AIDS, la terribile malattia che aveva portato Freddie Mercury ad una morte prematura.

Io c’ero e ve lo voglio raccontare a tanti anni di distanza.

A cura di Marco Cingottini

Allora Wembley era uno stadio monumentale, con queste due torri ai lati della tribuna centrale che vi accoglievano dandovi il benvenuto. Attualmente è una bellissima struttura moderna, come ce ne sono tante nel mondo, ma quella che era ancora lì nel 1992 era maestosa, ed era emozionante trovarsela davanti in tutta la sua grandezza.

Non starò qui a parlare dei Queen, l’ho già fatto in un mio precedente articolo, ma racconterò solo cosa è stato assistere ad un evento simile, un concerto a cui ebbi la fortuna di assistere e il cui ricordo, ancora oggi, è molto vivo.

L’atmosfera intorno a Wembley era carica, le persone si mettevano in fila in maniera ordinata senza problemi – ah l’educazione inglese oggi un pochino persa – e c’era magia nell’aria, “a kind of magic” verrebbe da dire. L’ingresso degli spettatori si completò senza problemi e io scelsi un posto comodo in tribuna per godermi il concerto nella sua interezza.

https://www.erepublik.com/es/article/the-queen-anche-la-musica-egrave-storia-2412131/1/20

Ma passiamo allo spettacolo vero e proprio: era diviso in due parti distinte. Nella prima, più breve, si esibirono, proponendo i loro brani per circa 20 minuti ciascuno, band che in quel periodo erano al top della fama come i Metallica, il loro ”black album” stava spopolando, o i Guns ‘n’ Roses. Solo gli Extreme presentarono un bel medley di brani dei Queen e il loro cantante, Gary Cherone,  sembrò adatto a prendere teoricamente il posto di Mercury nei Queen. In quei giorni non si sapeva ancora se e come la band inglese intendesse proseguire la loro carriera.

Ma il momento più atteso fu nella seconda parte dello show dove entrarono finalmente in scena Brian May, Roger Taylor e John Deacon, i tre Queen superstiti; rimarranno sul palco per tutto il resto del concerto, mentre al posto di Mercury si alterneranno, nel corso della serata,  una serie di cantanti di statura internazionale.

Se Enter Sandman (Metallica) e Paradise City (Guns ‘n’ Roses) hanno scaldato il pubblico, l’ingresso dei tre Queen e l’attacco di Tie Your Mother Down incendia l’intero stadio. “Give me all your love tonight” (Datemi tutto il vostro amore stasera) urla Joe Elliott, cantante dei Def Leppard e primo superospite della seconda parte del concerto, e i fans sono lì a donare tutto il loro amore a Freddie e a tutti loro; c’è anche Slash alla chitarra che duetta con Brian May in un inizio pazzesco. E’ solo l’antipasto di quello che ci aspetterà. Nel brano successivo, I Want It All, ecco arrivare l’eterno Roger Daltrey(The Who) insieme a Tony Iommi chitarrista dei Black Sabbath e grande amico di May.

C’è spazio per il nostro Zucchero (Las Palabras De Amor), poi Gary Cherone (Hammer To Fall) anticipa l’ingresso di James Hetfield dei Metallica che non poteva che interpretare Stone Cold Crazy, già meravigliosamente coverizzata dalla sua band qualche anno prima. Robert Plant dopo le difficoltà nell’interpretare Innuendo – dirà in seguito che gli ricordava troppo “Kashmir” degli Zeppelin e non gli era entrata in testa (non è un caso che sia l’unico brano tagliato dal DVD pubblicato successivamente) – si riscatta con una grintosa Crazy Little Thing Called Love con l’incipit di Thank You dei Led Zeppelin ad introdurre il brano.

http://ultimateclassicrock.com/freddie-mercury-tribute-concert/

A questo punto viene presentato l’unico inedito della serata, lo canta Brian May: “Too Much Love Will Kill You” sarà presente sia sul lavoro solista del chitarrista che nel disco postumo dei Queen “Made in Heaven”, in una versione cantata da Mercury.

Ci stiamo avvicinando al momento clou del concerto, e dopo tre cantanti in auge negli anni ’80 (Paul Young, Seal e Lisa Stansfield) ecco arrivare una stella luminosa come David Bowie. Dopo aver entusiasmato la platea con l’interpretazione di Under Pressure, duettando con la sempre splendida Annie Lennox, concede due sue grandi composizioni: All The Young Dudes (accompagnato da Ian Hunter chitarrista dei Mott The Hoople, la band che aveva portato al successo il brano) e soprattutto Heroes, e chiuderà recitando la preghiera del Padre Nostro. L’emozione tra il pubblico è enorme e Bowie abbandona il palco tra il tripudio dell’intera platea.

Ma la serata ci deve ancora presentare altri momenti entusiasmanti: ancora sotto l’effetto della splendida esibizione di David Bowie, si presenta sul palco George Michael, idolo pop inglese, che ci lascia letteralmente sbalorditi dalla sua performance di Somebody To Love. Nessuno, neanche Freddie Mercury, era mai riuscito a renderla dal vivo a questi livelli. Accompagnato da un coro gospel offre una versione pazzesca del classico dei Queen, godetevela:

Ci avviamo alla fine della serata ed ecco che entra in scena un altro mostro sacro: Elton John a cui è affidata Bohemian Rhapsody in coppia con Axl Rose. E’ un momento particolare:  Rose si era distinto per le sue idee omofobe e vederlo duettare con Elton John, dichiaratamente omosessuale, e vederli abbracciati nel finale del brano rappresenta una delle fotografie più belle della serata.

https://www.gettyimages.it/detail/fotografie-di-cronaca/the-freddie-mercury-tribute-concert-for-aids-fotografie-di-cronaca/896479004#/the-freddie-mercury-tribute-concert-for-aids-awareness-held-at-for-picture-id896479004

Il brano che chiude lo spettacolo è We Are The Champions ed è affidato alla voce di Liza Minnelli. La cantante ed attrice americana era, soprattutto in quel periodo, un dinamica attivista per la lotta contro l’AIDS, troppi amici e colleghi aveva visto morire a causa di questo male, ed è splendida e commovente la sua performance. Verso la fine del brano, a cantare tutti insieme il ritornello, ecco rientrare sul palco tutti gli artisti coinvolti in questo lungo spettacolo.

Si conclude così  una serata speciale ed indimenticabile, dove ha aleggiato per tutto il tempo lo spirito di Freddie Mercury, un performer ancora oggi, a distanza di tanti anni, molto amato dagli appassionati di musica rock.

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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