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Stanley Kubrick: un genio al servizio del cinema

A cura di Marco Cingottini

Scrivere di Stanley Kubrick non è facilissimo visto che è considerato dagli amanti del cinema uno dei registi più geniali della storia. La caratteristica di questo cineasta americano, ma che ha vissuto gran parte della sua vita in Inghilterra (al punto che per diversi anni sono stato certo del fatto che fosse inglese), è l’aver affrontato in maniera brillante tematiche diverse da film a film: si passa dal peplum di “Spartacus” alla fantascienza di “2001 Odissea nello Spazio”, dalla violenza giovanile di “Arancia Meccanica” all’horror psicologico di “Shining”, dallo splendido affresco ottocentesco Inglese di “Barry Lyndon” alla guerra di “Full Metal Jacket”.

La cosa incredibile è che tutti i suoi lavori sono considerati “Capo-genere”, ovverosia capolavori nel loro genere. Il perché è spiegato nella minuziosità con cui ha affrontato i suoi film, dove è sempre stato molto attento e maniacale: gli attori che hanno avuto l’onore di lavorare con lui non hanno mai avuto vita facile; la sua passione per la fotografia lo portava ad avere un’ossessione per la cura dell’immagine, e le sue pellicole testimoniano come il risultato fosse di livello molto elevato.

http://www.mymovies.it/film/1971/aranciameccanica/

I suoi film colpiscono sempre: prendiamo ad esempio uno dei più celebri, anche se è difficile dire quale non lo sia, e cioè “Arancia Meccanica”(A Clockwork Orange);  la violenza perpetrata da un gruppo di giovani adolescenti è spietata e gratuita ma, sebbene nel film non si vedano immagini splatter, come ad esempio fa Tarantino, il pugno allo stomaco che provoca la vista di queste scene fa male; il regista fa vedere come stuprino una donna e picchino il marito, mentre il loro capo  canticchia “Singin’ in the rain”, rendendolo disabile, o come massacrano un barbone, reo solamente di cantare ubriaco: scene che lasciano ammutoliti. Il film è ambientato in un ipotetico futuro, dove si cerca di guarire questi giovani violenti sottoponendoli ad un metodo che tenda a renderli inoffensivi; inutile dire che i risultati non saranno quelli desiderati, ma per chi non lo ha ancora visto non voglio aggiungere altro.

Alto film particolare è “Shining”, tratto da un romanzo del famoso scrittore americano Stephen King: qui Kubrick punta tutto sul terrore psicologico. Il film è ambientato in un Hotel isolato in mezzo alle montagne in Colorado che, durante la pausa invernale, viene affidato in custodia ad una famiglia, con il solo compito di mantenere al minimo tutte le funzioni dei vari macchinari, fino alla riapertura al pubblico con la bella stagione. Inutile dire che non tutto filerà liscio, anzi, l’hotel, costruito su un antico cimitero indiano, risulterà infestato da strane presenze che faranno uscire di senno il capo-famiglia, uno straordinario Jack Nicholson, con conseguenze drammatiche. Qui il talento di Kubrick lavora molto sul creare una sorta di ansia allo spettatore; il film è permeato da una sorta di tensione continua, alimentata dal fatto che il figlio della coppia ha una sorta di dono, lo shining del titolo, che lo porta ad avere visioni sconvolgenti. Il risultato è straordinario, e ancora oggi, ogni volta che assisto alla sua visione, mi viene una forte agitazione.

https://adattamentoedoppiaggio.wordpress.com/2015/01/11/un-buongiorno-allinsegna-dellhorror-con-shining-di-stanley-kubrick/

Ho scelto due film a caso, diversissimi uno dall’altro, per dimostrarvi come Kubrick fosse assolutamente a sua agio anche con generi lontani. In altre pellicole, come il fantascientifico “2001 Odissea nello Spazio”, anno 1968, non possiamo non venire colpiti dagli straordinari effetti speciali della pellicola, assolutamente all’avanguardia per quegli anni. Mentre in “Barry Lyndon”, la ricostruzione storica dell’Inghilterra settecentesca è precisa e minuziosa: vale la pena di vederlo solo per la splendida fotografia.

Il suo talento, d’altronde, era esploso molto presto: nel 1957 “Orizzonti di Gloria”, ambientato durante la prima guerra mondiale nelle retrovie francesi, e interpretato da un superbo Kirk Douglas, lo porrà all’attenzione della critica e del pubblico. Lo stesso attore americano  lo vorrà come regista in “Spartacus”, film che racconta la celeberrima rivolta dei gladiatori contro Roma. La pellicola, che provocò non pochi problemi tra l’attore e il regista, si rivelerà uno dei migliori “peplum” della storia del cinema hollywoodiano.

Durante gli anni 60 il suo talento si affina ancora di più: “Lolita”, “Il dottor Stranamore” e soprattutto il già citato “2001 Odissea nello Spazio” lo affermeranno come uno dei cineasti più geniali a livello mondiale.

Bisogna dire che la maniacalità con cui girava le sue pellicole lo porterà a produrre gli ultimi 4 film nel corso di 25 anni, addirittura 12 tra gli ultimi due: “Full Metal Jacket”(1987) e “Eyes Wide Shut”(1999), uscito postumo.

Full Metal Jacket” è emblematico della visione cinematografica di Kubrick: un anno prima era uscito “Platoon” di Oliver Stone sulla guerra in Vietnam, un film tipico con tutti gli ingredienti del genere, che aveva riscosso un enorme successo facendo incetta di premi. Ebbene, il lungometraggio di Kubrick, pur trattando anch’esso di guerra, si discosta decisamente dal genere, optando per una struttura narrativa più schematica: la prima parte della pellicola mostra, senza mezzi termini, il durissimo addestramento a cui erano sottoposti i marines che dovevano partire per il fronte (il Vietnam anche in questo caso). E’ una sequenza incalzante che lascia letteralmente senza fiato; il regista inchioda lo spettatore alla poltrona sotto le urla dell’ istruttore che addestra i militari senza alcun rispetto, torchiandoli continuamente e affibbiandoli nomignoli come “The Joker”, al soldato che tende a fare battute, “Cowboy” a quello che viene dal Texas. o “Palla di lardo” a quello obeso, portandoli al loro estremo con conseguenza tragiche. Alla fine di questa prima parte, quando lo scenario cambia, si tira un sospiro di sollievo, coinvolti come si era dal ritmo incalzante della pellicola. La seconda parte si sposta, come detto, in Vietnam, e qui il film diventa più classico, con azioni di guerra vera e propria, dove vedremo anche la presenza di giornalisti inviati in quelle zone a fare i loro reportage. Un film dunque diviso in due parti, una denuncia contro la guerra e di come dei ragazzi vengano trasformati in macchine da guerra pronti a fare vittime. Imperdibile.

http://www.festivalculturegiovani.it/2014/it-IT/cinema/fuori-concorso/kubrick-light-night/schede-film-kubrick/item/12-full-metal-jacket.html

Di Stanley Kubrick e del suo cinema, sempre innovativo. ci rimangono i suoi lavori: raccontarli tutti non si può, occorrerebbe troppo spazio; io ho provato a segnalarne alcuni, per far capire la sua grandezza e instillare in voi, se ancora non lo conoscete, la voglia di avvicinarsi al suo mondo e godere nel vedere le sue opere.

Se lo farete, credetemi, non ve ne pentirete.

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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