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Rasputin : tra storia e misticismo

Grigorij Yefimovitch Novyk, meglio conosciuto come Grigorij Rasputin, è sicuramente uno dei personaggi più oscuri e mistici della storia.

Nato da una famiglia di contadini siberiani, il fanciullo non riceve una educazione né tantomeno frequenta la scuola : i suoi comportamenti sono quindi spesso vivaci, controversi e particolari. La vita del piccolo Grigorij un giorno cambiò : durante una visita  ad un monastero tra gli Urali, restò affascinato e attratto dalla fede ortodossa russa. Così, poco tempo dopo, probabilmente si avvicinò ai Khlysty, setta “eretica” del cristianesimo : questo gruppo religioso, di cui abbiamo poche notizie, praticava riti “dionisiaci” come danze e orge di gruppo per ricevere lo Spirito Santo e quindi purificarsi da ogni male.
E’ in questo periodo che iniziano a girare delle strane voci sul Rasputin corruttore e seduttore di donne; nonostante ciò, sposò una giovane di nome Proskovia Fedorovna Dubrovina, dalla quale ebbe tre figli.
Verso il 1889 ebbe delle visioni riguardanti la Madonna di Kazan’ : in una di queste, venne invitato a fare un pellegrinaggio al monastero maschile del Monte Athos, promontorio che si trova a nord della Grecia, nella piccola Calcidica. Questo viaggio fu per lui una rivelazione : trovandosi spesso a dover chiedere ospitalità a contadini, incontrava tra questi anche persone malate o morenti. Con una benedizione, con una preghiera o semplicemente con un tocco, Rasputin riusciva a guarire o a far star meglio i malati : la sua fama di “taumaturgo”, guaritore e addirittura “santo” si iniziò a diffondere in tutta la Russia. Lui si comportava come uno starets, una sorta di mistico prodigioso che veniva adorato e venerato dai credenti ortodossi, anche se in realtà ne rifiutava la qualifica, considerandosi solo un uomo mandato da Dio.

 

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La verità non è facile da identificare in casi come questi, poiché le fonti sono davvero scarse ed equivoche (più avanti si capirà il motivo) e le coincidenze possono giocare un brutto ruolo; anche la fede e le credenze possono influenzare la nostra visione nonché il nostro giudizio.
Ad ogni modo, Rasputin oggi ci è noto per questo, e non lo possiamo negare. La sua fama continuò a crescere, e nel 1903 raggiunge San Pietroburgo dove conobbe altri importanti esponenti del misticismo : questa era diventata la sua vita.
Ma l’evento che sconvolgerà totalmente la vita di quest’uomo è datato 1 novembre 1905.
Prima però occorre fare un salto indietro nel tempo.
Lo zar che regnava in quel tempo, Nicola II Romanov, aveva avuto l’unico figlio maschio (e quindi il beneficiario dell’eredità e della corona) nell’agosto del 1904 : Aleksej – così si chiamava il pargoletto – era malato di emofilia e quindi, oltre a riscontrare perdite di sangue spontanee, ogni volta che subiva un piccolo trauma andava incontro ad una pesante emorragia. I medici non riuscivano a risolvere questo problema, anche perché era una malattia ereditaria e il re, che aveva fatto tanto per avere un figlio maschio, non voleva assolutamente perderlo già nella più tenera età.
Rasputin intanto aveva conosciuto le sorelle del piccolo principino : queste si erano avvicinate a lui grazie al loro interesse per il misticismo. Furono proprio loro, credendo nella possibilità che Rasputin potesse guarire il fratellino, a richiamarlo a corte. Così Rasputin incontrò la famiglia dell’imperatore, il quale sul suo diario appuntò una nota a questa giornata : “Incontrato un uomo di Dio, della provincia di Tobolsk”. Lo zar non lo sapeva ancora, ma da quel giorno la vita della corte e della Russia sarebbe stata diversa. Secondo quanto molti riferiscono, Rasputin aveva un carisma incredibile : con i suoi occhi riusciva a convincerti della veridicità delle sue parole, quegli occhi profondi e magnetici come pochi altri. Gli stessi coniugi Romanov iniziarono a frequentarlo, affascinati dai suoi discorsi e dalle storie che raccontava, e nel 1907, quando il piccolo Aleksej ricominciò a sanguinare, Rasputin venne richiamato. Si racconta di un momento quasi magico : appena Rasputin entrò nella cameretta del fanciullo, questo smise a poco a poco di sanguinare. Come potevano allora i reali non adorarlo?

 

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Eppure non tutti, anzi, nessuno, in corte lo adorava; soprattutto un certo Peter Stolypin, nominato primo ministro dal re dopo la prima (fallita) rivoluzione del 1905 : costui aveva paura di Rasputin, perché lo vedeva sempre più vicino alla famiglia reale, spesso non comprendendone il perché, poiché Rasputin incontrava la famiglia in una residenza a Tsarskoe Selo, ad un’ora e mezza da San Pietroburgo. Perché un “contadino” (Rasputin non curava molto il suo aspetto, aveva una barba folta e dei capelli lunghi e piuttosto sporchi) stava spesso a contatto con la famiglia dello zar? Cosa stavano tramando? Nel 1911 Stolypin convincerà Nicola a mandare Rasputin con altri pellegrini verso Gerusalemme, giusto per allontanarlo dagli ambienti di corte. Ma non era Stolypin (che poi nel 1911 verrà ucciso da un rivoluzionario) l’unico che odiava Rasputin, poiché molti aristocratici e parte della borghesia non lo vedeva assolutamente di buon occhio.
Altro episodio emblematico accadde nel 1912, quando il piccolo Aleksej, vittima di un incidente, era ormai vicino alla morte. Rasputin però questa volta si trovava lontano dalla corte e mandò un telegramma alla zarina : “Dio ha visto le vostre lacrime. Non affliggetevi. Il piccolo non morirà”. Come per miracolo, qualche ora dopo il piccolo guarì. Rasputin a questo punto venne richiamato a corte e tenuto ben stretto in quell’ambiente, fino a condizionare le decisioni in politica dello zar, sovrano assoluto della Russia : le voci su di lui, veritiere o no che fossero, continuavano però a girare, e addirittura c’era chi sosteneva di avere le prove del fatto che Rasputin fosse divenuto l’amante della zarina.

Altre voci – queste forse un po’ più veritiere – attribuivano a Rasputin la capacità di veggente : nel 1914 infatti, aveva detto in un telegramma inviato alla corte “Se la Russia va in guerra, sarà la fine della monarchia, dei Romanov e delle istituzioni russe”. Alla fine, la storia gli ha dato ragione. Rasputin proverà in tutti i modi a convincere lo zar a non partecipare al conflitto bellico, senza però riuscirci. Il conflitto infatti si rivelerà un vero e proprio fallimento per la Russia, che poi ne uscirà ufficialmente solo nel gennaio del 1918 con Lenin. La classe aristocratica russa, intanto, si “unisce” contro l’obiettivo Rasputin, considerato uno “strumento di forze oscure”, da eliminare una volta per tutte. Rasputin, in effetti, aveva preso maggior controllo sulla corona da quando lo zar era sceso in campo per guidare l’esercito nell’agosto del 1915 visti i fallimenti militari dei primi anni della Grande Guerra.

La carenza di materiale non ci permette di scoprire le vere motivazioni per cui Rasputin fu assassinato, ma il principe Felix Jusupov (sposato con Irina, nipote dello zar), probabilmente insieme ad altri o su mandato di qualcuno, organizzò l’omicidio : Rasputin il 29 dicembre 1916 (16 dicembre per il calendario giuliano) fu invitato per un tè a Palazzo Jusupov con il pretesto di conoscere una bella donna (la figlia Irina Jusupova); secondo alcune ricostruzioni dei fatti, Jusupov provò ad avvelenare con del cianuro Rasputin, il quale però resistette, forse rifiutando le bevande. In seguito probabilmente venne colpito alla testa (si ritrovarono dei proiettili nel volto) e successivamente il cadavere venne gettato nella Nevka, dove per ovvi motivi si congelò. L’assassino venne poi scoperto, ma il re non volle giustiziarlo, quindi questo fuggì con alcuni membri della famiglia e arrivò in Francia, dove poi morirà nel 1967.
Prima di morire, però, Rasputin aveva pronunciato una profezia, in una lettera scritta a Nicola II, datata 18 aprile 1916 : se lui (Rasputin) fosse stato ucciso da delinquenti comuni, lo zar non avrebbe avuto nulla da temere, ma se l’omicidio fosse stato commesso da aristocratici, nessun membro della famiglia reale avrebbe potuto sopravvivere per più di due anni, finendo ucciso dal popolo russo.
E ancora una volta, la storia gli darà ragione.

 

Roberto Testa

 
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Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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