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Oceano Mare – Alessandro Baricco

Quel mare dentro

 

Raccontare una vita non è mai facile, né forse possibile.

Ci sono tutte quelle sfumature di tono, quei colori, quelle cicatrici e quegli entusiasmi mortali che scivolano via tra fatti, gesti, parole. E se anche solo provi a parlarne, non ci riesci, non ne sei buono. Ti senti ridicolo a descrivere qualcosa che non è ineffabile, che può essere descritto, eppure.. Eppure non trovi le parole, ti escono banali, scontate ed ovvie, non ti riesce di far capire quanto grandioso è ciò che hai in testa, vorresti aprirla e mostrarla, e semplicemente dire, “ecco qua”.

Raccontare una vita non è forse possibile, ti scivolano via un sacco di cose, e non c’è verso di spiegarle, nè di saperle gestire a parole.

Raccontare una vita è raccontare una storia. Cattivi, buoni, paesaggi, personaggi.

Noi siamo storie.

E le storie di Baricco non sono mai facili da raccontare.

Né, forse, possibili.

Mi capita spesso di sentirmi chiedere “Che autore è, Alessandro Baricco? Come scrive? Mi consigli un libro? Com’è la trama?”

 

Ed io, per l’appunto, mi sento di un ridicolo imbarazzante, lì, tutta rossa, a tentare di trovare le parole, e i gesti giusti, per saper descrivere quei piccoli viaggi che gli scrittori, clementi umani, ci concedono come evasione e perdizione.

E allora provo a descrivere “Senza sangue”, ma non riesco ad esprimere quanta meticolosa genialità vi sia dietro il voler tornare indietro, volgersi all’inferno che ci ha spazzato, voler ritornare al buio, ma questa volta con la persona giusta, quella che ci ha salvati una volta, come se ci aspettassimo che potrebbe farlo sempre.

Tornare all’inferno con chi, dall’inferno, ci salva.

E renderlo clemente, e senza sangue.

Geniale.

“E la trama?”

“… Beh, tre uomini uccidono un dottore per vendetta, un dottore che aveva nascosto la figlia in una botola per salvarla. Uno dei tre uomini però la trova, eppure finge inconsapevolezza.

Anni dopo, la bambina-donna si troverà di fronte a quell’uomo, che l’ha salvata e..”

Ridicolo, non riesci a spiegare la genialità della bambina salvata.

Sembra una storiella, e vallo a spiegare tu che quella storiella è stato il tuo inferno clemente.

Così oggi mi trovo a parlare, anzi, a tentare di parlare del libro più bello di Baricco (dico così per ogni suo libro, non badateci), in occasione del quattordicesimo anno dalla sua pubblicazione.

Oltre che più bello (non badateci), è il libro più arduo da raccontare, insieme a Castelli di Rabbia, altro colosso adorabile (non nel senso scontato e banale, ma davvero, da adorare, roba da metterti in contemplazione davanti a questo castello di carta).

Libro arduo perchè non racconta niente, non ha finale, non ha un luogo e un tempo definito, non ha un colpo di scena, non ha gesti clamorosi nè antagonisti, protagonisti o una situazione iniziale.

Libro arduissimo perchè racconta tutto, ha mille finali, la definizione di un luogo e di un tempo che fa tremare vene e polsi, colpi di scena clementi e quieti, gesti che rivoluzionano vite cartacee, antagonisti, protagonisti ogni dove e mille situazioni iniziali.

Questo, è Oceano Mare.

 

Ph. Roberto Testa
Ph. Roberto Testa

 

Il luogo è il mare. E il mare fa paura. Se un libro è ambientato nel mare, già parti fregato, messo a nudo, come se l’autore entrasse prepotentemente nella parte più fragile di te.

Il mare, quello che ti chiama di notte, non c’è verso, puoi far finta di resistere ma non puoi mai, ognuno di noi ha un mare che di notte lo chiama, ovunque tu sia, il mare, non resisti al mare quando brucia nella notte.

Ne scrisse anche Verga ne “I Malavoglia”,

 

“Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai faraglioni, perchè il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe e par la voce di un amico.”

 

Il mare non esiste, non ha punti fermi, e si estende dappertutto.

Non hai scogli in mare aperto, solo la tua pelle bianca, ora.

E poi la riva, la sabbia, dove cammini, ricorderà uno dei personaggi di Oceano Mare, cammini e lasci ombre destinate a scomparire. La riva è un luogo dove non esisti, dove ogni tua esistenza si cancella, e resta soltanto il vuoto, il mare.

Non esiste tempo.

 

E’ ambientato in una locanda,la locanda Almayer, una locanda nel mare, in mezzo, sulla riva, una cosa del genere.

Una locanda gestita da una bambina che sembra un poco grande.

Una locanda dove tutti i personaggi convergono, ognuno con il proprio passato ed i propri timori.

Una locanda dove risiedono tutti gli ospiti più inusuali e tuttavia tipici di quelli che ci si potrebbe aspettare da Baricco, e nella precisione

 

Un pittore, Plasson, che tenta di dipingere gli occhi del mare con l’acqua del mare, raffigurando vedute oceaniche su tele che restano ostinatamente bianche. E salate.

Ah, muto. Non è che uno abbia proprio bisogno di saper parlare quando sa scrivere, o dipingere. Non ce n’è propriamente il bisogno, ecco.

 

Bartleboom, professore dedito alla stesura di un’enciclopedia sui limiti.

38 anni, dedito un po’ anche all’amore. Scrive lettere ogni giorno per una donna, una donna che ancora non c’è nella sua vita, una donna che però, un giorno, nel mondo sarà la sua donna.

Donna bella, e clemente come il mare, donna che un giorno leggerà tutte quelle lettere, quegli istanti, quelle parole che lui le aveva dedicato un tempo lontano, prima ancora di conoscerlà.

Chissà cosa farà, allora.

E per sempre lo amerà.

Un tipo così, Bartleboom. Uno di quelli che quando non c’è, beh, allora il mondo diventa un poco più pesante, e si fa pieno di ombre, anche nel buio

soprattutto nel buio.

Legato a Plasson come se fossero due pezzi di puzzle dispersi da Dio, “ecco, da qualche parte li avevo messi, cazzo, sapevo che non li avevo persi.”

Se solo Dio, se solo esistesse, dicesse qualche parolaccia.

 

Elisewin, una ragazzina troppo fragile per vivere, e troppo viva per morire.

La pelle bianca, la pelle, quelle gambe-chi l’avrebbe detto che accarezzando le gambe di una ragazzina si possa correre così lontano?

E sarà proprio il dolore più dolce a spezzarla, e a farle ottenere ciò per cui sarebbe morta, la vita.

Una ragazzina che non ha visto nulla.

Padre Pluche, il suo precettore.

 

Madame Deverià, donna bella, e innamorata, anche se non dovrebbe.

Aveva una bella vita. Ha lasciato che andasse in mille pezzi.

C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

 

E Adam, che parla di terre lontane, dove le donne devono coprirsi un occhio, perchè nessun uomo potrebbe reggere il loro sguardo, che vive  naufragi e umani ferini. Quegli occhi da animale-chi l’avrebbe detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano?

Un uomo che ha visto troppo.

 

Il mare accomuna tutte queste storie, con il suo valore magico, taumaturgico, ma anche terribile.

Non potrei raccontare Oceano Mare, davvero, non si può, non se ne esce. Bisogna leggerlo e basta, perchè non è che sia ineffabile, ma non si trovano le parole, mai, le parole, parole che siano giuste, che ci stiano bene, lì, a dirsi.

Che non facciano male.

 

Se dicessi che questo libro mi ha salvata, che è stato un faro nell’oceano, una piccola ancora nel “gran mare dell’essere”, allora potrei risultarvi banale, iperbolizzante nonché estremamente esagerata.

E allora dirò un’altra cosa che vi risulterà egualmente banale, ma non iperbolizzante nonchè non estremamente esagerata.

 

Il mare-sconvolgente, perdizione, paura, rabbia, lui, onde, lui, abisso, Locanda, tu e le tue paure, tu, veleno, ossessione, selva, necessario.

 

Questo libro per me è stato il mio mare.

E’ stato il mio Oceano Mare.

 

Arianna Mariolini

 

Leggi anche : il mio incontro con Alessandro Baricco

 

Arianna Mariolini

Mi chiamo Arianna Mariolini (Ary). Sono nata il 6 gennaio 1998 a Clusone, in provicia di Bergamo, ma attualmente risiedo a Pisogne, un bellissimo borgo bresciano. Dal settembre del 2012 frequento il Liceo classico Decio Celeri di Lovere. Le mie principali passioni sono la letteratura e la musica...

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