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Neil Hilborn e la sua poesia “Disturbo Ossessivo-Compulsivo”

Avete presente la quantità di immagini, video, pubblicità e chi più ne ha più ne metta, che vediamo ogni giorno? Quelle con cui televisione, giornali, internet e compagnia bella ci bombardano dalla mattina alla sera, senza lasciarci un attimo per capire cosa stiamo guardando o ascoltando.
Certe volte, anzi, molto spesso, mi fanno paura, ma non solo per la questione della manipolazione e dell’alienazione, con le quali, purtroppo, dobbiamo fare i conti.
Quello che mi fa paura è l’idea di diventare parte di questo gioco di soggiogazione collettiva tanto da non riconoscere il vero, tanto da non riconoscere il dolore, tanto da non riconoscere l’arte e quanto di più bello c’è al mondo.
Per questa volta, fortunatamente, non è stato così.
Parlo di un video che nell’anno in cui è stato pubblicato (2013) deve aver fatto il giro del mondo, ma che io ho visto solo una settimana fa e vi prego di guardarlo prestando molta attenzione.

 

È poesia che strazia chiunque l’ascolti, è musica che tocca corde che non dovrebbero essere toccate, è arte che fa rabbrividire chiunque veda Neil Hilborn scuotere la testa sei volte mentre cerca di dire che pensa a lei mentre spegne le candeline.
Non è una semplice poesia d’amore, non è una dichiarazione, non è nulla di tutto ciò. È quanto di più sincero e autentico si possa immaginare. Lasciamo perdere la banalità con la quale abbiamo a che fare fin troppo spesso ormai.
È travolgente e non coinvolgente, è lacerante e non si può vedere questo video e rimanere intatti, senza nessuna crepa, senza che tutto sia al suo dannatissimo posto, come prima.
Per questo motivo vi consiglio di vedere e rivedere questo video, per non lasciare che le regole del gioco di soggiogazione di cui parlavo poco fa vi opprimano, tanto da non ricordare più che cosa voglia dire l’arte.

Inoltre, vi invito a visitare il sito Button Poetry, di cui fa parte Neil Hilborn, dove potrete trovare altre sue poesie e molti altri autori! Per visitare il sito clicca qui.

 
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