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Lou Reed: walking on the wild side

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spend it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

(Oh, è talmente un giorno perfetto
Sono contento di averlo passato con te
Oh, è talmente un giorno perfetto
Tu mi fai resistere e andare avanti
Tu mi fai resistere e andare avanti)

Perfect Day”, una splendida composizione, tratta dall’album “Transformer”, ci introduce ad un artista unico nel panorama musicale rock dello scorso millennio: Lewis Allan “Lou” Reed

A cura di Marco Cingottini

Ma da quale momento della sua vita vogliamo iniziare? Dalla sua adolescenza segnata dai trattamenti di sedute di elettroshock a cui fu sottoposto per “guarire” dalla sua bisessualità? Oppure dal periodo fecondo con i Velvet Underground negli anni 60? O ancora dalla sua lunga e, per certi versi, altalenante carriera solista?

Tralasciando quella che è stata la sua complicata adolescenza, ma che in qualche modo ha segnato il resto della sua vita, vorrei parlare del Lou Reed musicista e, più ancora, autore di liriche assolutamente all’avanguardia per le sue forti tematiche. Per farlo, non si può non partire dall’esperienza fondamentale con la band dei Velvet Undergound, creata intorno all’ambiente della celebre Factory di Andy Warhol, figura importante nell’ambito del movimento della Pop Art newyorkese.

https://thevinylfactory.com/features/the-velvet-underground-nico-50th-anniversary/

Con Reed troviamo come alter ego il polistrumentista gallese John Cale, il chitarrista Sterling Morrison e la batterista Maureen Tucker. Il primo album, che vedrà ospite la cantante tedesca Nico, e famoso per la sua iconica copertina con la banana progettata proprio da Warhol, è un prodotto completamente fuori da ogni contesto: i testi di Reed parlano di vita metropolitana con argomenti tabù come la droga e le perversioni sessuali. Su “Heroin” usa frasi forti che colpiscono allo stomaco:

Heroin, be the death of me
Heroin, it’s my wife and it’s my life
Because a mainer to my vein
Leads to a center in my head
And then I’m better off than dead

(Eroina, che tu sia la mia morte
eroina, è mia moglie, è la mia vita, ha ha
perché un ago nella mia vena
porta al centro del mio cervello
e sto meglio che se fossi morto)

Il testo parla senza mezzi termini e in maniera cruda e diretta della dipendenza da eroina di un tossicodipendente, la musica è lacerante e distorta. Rappresenta la cifra stilistica di quello che sarà il percorso lirico dell’artista newyorkese (era nato lì il 2 marzo del ’42) e che lo distinguerà da tutti gli altri songwriters del periodo.

In questo album sono presenti altri brani storici come “Sunday Morning”, “Femme Fatale” e “All tomorrow’s Parties”, ma, come accade talvolta, alla sua uscita fu un flop colossale: siamo nel 1967 e, forse, allora non si era pronti ad argomenti così forti. Fatto sta che con il tempo “The Velvet Undergound & Nico”, questo il suo titolo, è diventato un disco seminale; vera fonte di ispirazione per gruppi Punk, New Wave o di Rock Alternativo.

http://www.nydailynews.com/new-york/velvet-underground-sues-warhol-foundation-fight-rights-artist-iconic-banana-design-article-1.1004638

L’avventura con questa band proseguirà con altri album interessanti – White Light/White Heat su tutti –  e canzoni celebri come “Sister Ray”, scritta da John Cale, e soprattutto “Sweet Jane”, prima di concludersi già nel 1970.

La lunga carriera solista non parte benissimo, il primo lavoro è deludente,  ma in aiuto a Lou Reed arriva il talento immenso di David Bowie che, nel 1972, gli produce il già citato “Transformer”. Il  disco, oltre a “Perfect Day”, contiene “Satellite of Love”, “Vicious” e, soprattutto,  la celeberrima “Walk on the Wild Side”: anche qui si parla di vita metropolitana, tra prostituzione maschile, transessualità e droghe

Holly came from Miami F.L.A.
hitch-hiked her way across the U.S.A.

Plucked her eyebrows on the way
shaved her leg and then he was a she
She says, hey babe
take a walk on the wild side

(Holly è venuta da Miami, Florida
ha fatto autostop attraverso gli Stati Uniti.

Mentre veniva si è depilato le sopracciglia
si è rasato le gambe ed è diventato una donna
ha detto, hey tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio)

Il brano ebbe un successo incredibile, ne fece addirittura una versione in italiano la nostra Patty Pravo con il titolo “I Giardini di Kensington”, ed è ancora oggi uno dei suoi pezzi più conosciuti.

Nella sua lunga carriera Reed non ha sempre pubblicato album all’altezza del suo talento, pur mantenendo sempre liriche molto decise. Negli anni 70 si possono segnalare lavori interessanti come “Berlin”, anche qui i temi trattati riguardano persone “border line” (Ma lei non ha paura di morire, tutti i suoi amici la chiamano “Alaska” quando si fa di anfetamine “Caroline Says Pt.2”), e “Street Hassle”. Poi bisogna arrivare al periodo che va dal 1989 al 1992, con il trittico “New York”, “Songs For Drella” e “Magic and Loss”, ultimo vero momento creativo nella sua vita di artista.

Soprattutto “Songs for Drella”, inciso con il vecchio sodale John Cale e dedicato al loro amico Andy Warhol, scomparso nel 1987, rappresenta un punto molto alto nella sua carriera: i testi raccontano la vita di “Drella”, così veniva chiamato dagli amici Warhol, in maniera leggera e ironica. Il disco è decisamente ispirato e i due ritrovano la vecchia intesa.

Ci sarà tempo per un reunion dei Velvet Underground, nel 1993, con un tour celebrativo e pubblicazione del relativo “Live” che porrà fine definitivamente alla loro parabola, anche perché nel 1995 scomparirà il chitarrista Sterling Morrison.

Nel nuovo millennio spiccano due lavori: “The Raven”, un doppio album sui racconti e la vita di Edgar Allan Poe, e, ultima pubblicazione, il controverso “Lulu” inciso con la band heavy metal dei Metallica

http://www.rollingstone.com/music/features/lou-reeds-heart-of-darkness-19790322

In definitiva, Lou Reed è stato un artista a tutto tondo, musicista ed autore di liriche importanti: attraverso queste ha dato voce alla parte debole della società moderna, alle persone che vivono ai margini della strada, agli omosessuali, ai tossicodipendenti e alle prostitute. Lo ha fatto senza fronzoli ed è per questo che rimarranno scolpite in maniera indelebile in chiunque lo abbia seguito e amato.

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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