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Lavoro, economia e tecnologia nella Prima Guerra mondiale

La Prima Guerra mondiale non fu solo e unicamente un periodo in cui si assistette al trionfo della morte e della distruzione, ma fu anche un periodo di sviluppo industriale, tecnologico ed economico.

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Il conflitto scoppiò, oltre che per motivi politici, per la pressione sui governi da parte delle industrie belliche, che avevano bisogno (anche in seguito alle scoperte scientifiche della rivoluzione industriale) di svilupparsi e vendere più ampiamente il loro prodotto. Venutosi a creare, quindi, un conflitto che avrebbe visto vincitori gli eserciti con maggiori e migliori armamenti, l’economia diventò quasi esclusivamente bellica e la maggior parte delle industrie civili vennero modificate (o utilizzate) per lo scopo bellico, tant’è che “Occorreva aprire nuove industrie di prodotti bellici […] l’esercito industriale crebbe con incredibile rapidità” (P. Ortoleva – M- Revelli, L’Età contemporanea, il Novecento e il Mondo attuale, 1998); “ciò ebbe pesanti conseguenze anche sulla società politica, che tese a modellarsi su quella militare, ad assumere la stessa forma gerarchica, incompatibile con il rispetto della pluralità delle opinioni e delle posizioni”.

 

Ma, come ci ricordano gli stessi autori nel medesimo libro, “occorreva aumentare la produttività del lavoro e riorganizzare la produzione in funzione della massima efficienza“.

Come farlo?

Un ingegnere americano, tale F. W. Taylor, aveva già anticipato il tutto nel periodo di fine Ottocento – inizi Novecento, studiando attentamente il sistema di lavorazione e produzione che si aveva all’interno delle industrie; attraverso un’analisi scientifica, elaborò uno degli schemi di lavoro e produzione industriale più “tecnicamente” riusciti : la scientifica “Catena di montaggio” o insieme di “processi meccanici interconnessi”. Si riduceva così il tempo necessario alla produzione, a favore dell’aumento numerico del prodotto; fu adottato, come scrivono A. De Bernardi e S. Guarracino in “La conoscenza storica” (2000), lo “scientific management, l’organizzazione scientifica del lavoro industriale […] finalizzata a razionalizzare i processi produttivi per aumentare il rendimento”.
In tal modo però, l’uomo, come scrivono Karl Marx e Friedrich Engels nel “Manifesto del Partito Comunista” (1848), “si limitava a pochi, piccoli e meccanici movimenti”, ed era dipendente dalla macchina. che svolgeva gran parte del suo lavoro: l’uomo dunque si “alienava“, diventava “forza-lavoro“, perdendo la sua stessa essenza, gran parte dei rapporti coi suoi simili, la “vicinanza” col suo prodotto, la sua libertà e il poter utilizzare la sua capacità intellettiva nel lavoro (che veniva estraniata dal sistema lavorativo).

 

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Ovviamente, nella Grande Guerra, avevano la meglio le città più “densamente industrializzate e modernizzate” (P. Ortoleva – M. Revelli, L’Età contemporanea, 1998) : era in esse che si poteva notare il progresso tecnologico e il suo utilizzo, infatti, “per la prima volta la fitta rete ferroviaria e stradale, i mezzi di trasporto più rapidi e gli strumenti di comunicazione più  moderni, come il telegrafo e il telefono, furono utilizzati a scopo bellico” e “la scienza applicata alla produzione era inoltre visibile nelle mirabilie del volo e del combattimento aereo, nei trasporti automobilistici […], nella complessità dei sistemi logistici, dei servizi sanitari e postali” (A. Gibelli, La Grande guerra degli Italiani, 1915-18, Milano, 1998).

E’ vero che molti mezzi furono utilizzati per scopi bellici, ma è anche vero che “il loro massiccio impiego impresse un’ulteriore spinta all’innovazione tecnologica, consentendo alla scienza e alla tecnica, come all’organizzazione politica ed economica, di fare salti di qualità irreversibili.” (P. Ortoleva – M. Revelli, L’Età contemporanea, 1998).

 

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Analizzare i processi economici e sociali della Prima Guerra mondiale è dunque fondamentale in primo luogo per comprendere le logiche della “società di massa” e della “società capitalistica” che si continueranno a sviluppare nel corso del XX secolo; è altrettanto interessante riflettere sul fatto che la Prima Guerra Mondiale è stata accompagnata da uno sviluppo scientifico, tecnologico e lavorativo, che ha contribuito a gettare le basi per la formazione della cultura, della scienza e dei sistemi della società odierna.

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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