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Lady Diana, la regina di cuori

È risaputo che i rapporti tra suocera e nuora non siano sempre così semplici, e quando si intromette anche il rigido protocollo di corte e la discendenza dal sangue blu, è inevitabile un confronto più aspro, soprattutto quando si parla di una regina e di una principessa. Ancora oggi le persone ricordano la triste vicenda della morte di Lady Diana che ha colpito l’intero popolo britannico e non solo e ha mando in subbuglio la famiglia reale inglese, la più conosciuta al mondo.

Diana Spencer, anche conosciuta come Lady D., nacque il 1° luglio 1961, figlia del conte John Spencer e di Lady Althorp, da una delle famiglie nobili più antiche del Regno Unito. Già nell’infanzia, all’età di soli 6 anni, subì la separazione dei genitori quando la madre decise di lasciare il marito per unirsi con l’amante e perdendo la custodia dei figli la piccola Diana risentì molto della mancanza della madre. Col tempo gli anni passarono e Diana cercò di prendere in mano le redini della sua vita e dimostrare a sé stessa di potercela fare autonomamente tanto da andare a vivere da sola in un appartamento regalatole dai genitori appena compiuta la maggior età, e proprio durante questo periodo svolse gli impieghi più comuni anche all’interno di un asilo.

Durante una battuta di caccia nel 1977 conobbe Carlo, che allora era sentimentalmente legato alla sorella Sarah, anche se tra i due il rapporto andava deteriorandosi. Sebbene non fu il classico colpo di fulmine, l’interesse di approfondire la conoscenza da parte dell’uno verso l’altra fece da galeotta. Da quel momento le occasioni in cui i due si incontrarono furono numerose. In un’occasione, Lady D venne invitata a Balmoral, in Scozia, nella residenza estiva di Sua Maestà dove quest’ultima e l’intera famiglia l’accolsero positivamente e videro con lei un barlume di speranza per un, anzi, per IL possibile matrimonio del principe ereditario ormai trentatreenne. Dopo aver girato per tutte le residenze reali, nel febbraio del 1981 il principe si fece coraggio e, con la gioia della regina, del popolo e soprattutto dei paparazzi, chiese a Diana di sposarlo.

 

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Il 29 luglio di quello stesso anno nella cattedrale di Saint Paul a Londra prese luogo l’evento più atteso dai media e da migliaia di persone in tutto il mondo. Il matrimonio fu un momento storico : tutti accorsero nelle piazze o rimasero incollati agli schermi per vedere la regina, Carlo ma soprattutto per vedere Diana, la donna semplice e modesta che aveva catturato il cuore di Carlo e dell’intera nazione, perché era come una di loro. Dalla loro unione nacquero i principi William, nel 1982, ed Henry, nel 1984 per i quali fu una madre esemplare e completamente dedita alla loro educazione e in generale alla loro cura. Tutto ciò, la favola di Diana, si poté avverare in quanto di sangue blu e fu questo che le diede la possibilità di essere accettata dal rigido protocollo di corte. Ma si sa, le favole non hanno sempre un lieto fine nella vita reale.

Quando si chiudevano le porte di Kensington Palace, la residenza del principe e la principessa del Galles, la favola diventava un incubo : la relazione tra i due non funzionava più, Carlo non aveva mai rinunciato alla sua vecchia fiamma, Camilla. Diana, pur continuando la farsa del matrimonio perfetto e nascondendo il forte sentimento di abbandono, gelosia nonché paura di far provare ai figli lo stesso che patì lei, cominciò a farsi del male da sola cercando di suicidarsi e cadendo in gravi disturbi come la bulimia.

«Eravamo in tre in quel matrimonio, un po’ troppo affollato»

sono le parole usate da Lady D durante un’intervista rilasciata nel 1995, un anno prima del definitivo divorzio nel 1996, a seguito di un periodo molto difficile a causa della pressione mediatica che aveva pubblicato ogni dettaglio, persino la trascrizione delle chiamate, sulle relazioni extraconiugali di Carlo e Diana, già separati dal 1992, annus horribilis per la monarchia britannica.

 

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Lei, la donna che tutti volevano come regina del suo paese non lo sarebbe mai diventata ma, come lei stessa desiderava, è diventata

«Una regina dei cuori delle persone, nei cuori delle persone»

Da allora Diana cominciò a dedicarsi “ai cuori della gente”, come aveva sempre voluto fare, continuando ed intensificando la sua attività in opere benefiche e sociali in tutto il mondo: dalla lotta all’AIDS e la lebbra fino alle mine in Angola e in Bosnia, tanto da poterla considerare tra le più importanti persone che hanno contribuito alla firma del trattato di Ottawa per l’abolizione delle mine antiuomo. Allo stesso tempo però cominciò a dedicare più tempo ad un altro cuore: il suo. Poco tempo dopo aver rilasciato l’intervista che diede il colpo di grazia al suo matrimonio, intraprese una relazione con Hasnat Khan, un cardiochirurgo pakistano con il quale trascorse i momenti più belli degli ultimi anni della sua vita. Questa sua relazione rimase a lungo nascosta ai tabloid e fu solo quando furono scoperti che la coppia cominciò ad avere crisi causando la rottura del loro legame nel giugno 1997 senza però mai dimenticarlo né tanto meno spegnersi il suo sentimento per l’uomo. Lady D era amata da tutti ma nonostante tutto si sentiva incredibilmente sola perché a causa del suo status non poteva condurre la vita normale che tanto ricercava.

Un rapporto di disperata attrazione e profondo rifiuto verso la stampa, i media e i paparazzi che la ricercano sin dai tempi in cui iniziò a frequentarsi con Carlo. Divennero sempre più insistenti e fastidiosi proprio dopo la rottura del suo matrimonio e in particolare, dopo gli scandali della famiglia reale, dall’inizio della relazione con Dodi Al-Fayed, figlio di un importante imprenditore egiziano, nell’estate del’97 trascorso su uno Yacht in Sardegna. Erano diventati la sua ossessione, ovunque andasse era circondata da fotografi e fu proprio un’ulteriore fuga da quest’ultimi che costò la vita alla principessa. La notte del 31 agosto 1997, l’auto che trasportava Lady D, il suo compagno Al-Fayed, l’autista e la guardia del corpo, si schianta contro i pilastri della galleria nei pressi del Pont de l’Alma a Parigi.

 

http://www.roarmagazine.it/images/stories/cinema/diana-naomi-paparazzi-2013.png
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È un duro colpo per il Regno Unito e per il resto del mondo ma ancora di più per la famiglia reale. La popolazione è sconvolta dalla tragica notizia, davanti Buckingham Palace e Kensington Palace le folle si riversano per rendere omaggio alla Principessa del popolo con fiori, cartoline, candele e dediche alcune anche molto pesanti contro la famiglia reale:

You were too good for them – Eri troppo buona per loro
They don’t deserve you – Loro non ti meritano
They have your blood in their hands – Hanno il tuo sangue nelle loro mani

Colei che aveva avuto il coraggio di sfidare l’establishment inglese, colei che si emozionava quando visitava gli ospedali e i suoi malati, era molto più amata di quanto la famiglia reale potesse immaginare: al momento della morte, i reali rimasero nella loro residenza scozzese di Balmoral senza far uscire alcun comunicato né far ritorno a Londra; se da un lato la popolazione percepì queste loro indifferenza come un atto ingiusto e immeritevole nei confronti di Diana, dall’altro, a causa della dura pressione popolare, la Regina dovette infrangere il duro protocollo e concedere il funerale pubblico, la bandiera a mezz’asta su Buckingham Palace e un discorso alla nazione in omaggio a Diana, privilegi che non le spettavano più di diritto in quanto non più parte della famiglia reale.

L’unica persona che sfidò e vinse contro la regina fu proprio Diana. La regina si comportò in modo coerente riguardo il rispetto dell’istituzione di cui era a capo e rispetto alla sue posizioni nonché al suo rapporto con Diana, ma durante la settimana successiva alla morte, a causa del comportamento indifferente della monarchia, questa subì un duro colpo, qualcosa era cambiato: per la prima volta un inglese su quattro non era più a favore della monarchia e fu questo dato a rendere cosciente la corte quanto fosse apprezzata Diana tanto che la Regina non poté far altro che inchinarsi alla Principessa del popolo.

 

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I funerali si tennero il 6 settembre nell’abbazia di Westminster dove per lei, oltre alle migliaia di persone accorse nelle piazze per assistere al tragico evento e i numerosi amici, conoscenti famosi e non e rappresentanti delle opere patrocinate dalla principessa, Elton John cantò per lei una versione modificata di Candle in the Wind, rendendo pure il giorno del suo addio emozionante e caloroso come erano state le sue infinite azioni umanitarie e la sua intera vita nei confronti di chi le stava intorno e di un mondo che le rendeva riconoscenza come loro regina di cuori.

 

 

 

Antonio Oliva

 

 

 

 
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