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John F. Kennedy : “A great change is at hand..”

E’ l’11 giugno 1963.

LEGGI QUI L’ARTICOLO AGGIORNATO

Il Presidente americano John Fitzgerald Kennedy, dopo alcune minacce intimidatorie ricevute da parte di gruppi razzisti e segregazionisti, parla attraverso la radio e la tv alla cittadinanza americana; la questione dei cosiddetti “Negroes” non è una novità per gli USA, poiché i “neri” ci sono sempre stati, perlopiù provenienti dal settecentesco commercio triangolare – e quindi dall’Africa – e hanno vissuto sempre in una condizione di inferiorità sociale, insomma, sempre esclusi dalla società, “bianca e cristiana”, sempre ridotti al ruolo di “schiavi” (famosissime le piantagioni di cotone degli stati del Sud, lì dove nacquero le prime forme di jazz), sempre senza diritto di voto – e figuriamoci, di essere votati o rappresentati – per quanto essi rappresentassero una parte consistente della popolazione. Guarda e ascolta qui l’intero discorso o leggi l’intero messaggio (in italiano).

“[…] Questa Nazione è stata fondata da uomini di origini e nazionalità diverse, in base al principio di uguaglianza di tutti gli uomini. Ogni volta che vengono minacciati i diritti di uno di essi, anche i diritti degli altri ne risultano sminuiti.

Oggi siamo impegnati in una lotta mondiale per promuovere e tutelare i diritti di tutti coloro che aspirano ad essere liberi. […]”

 

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In realtà nel 1860, l’allora candidato repubblicano Abramo Lincoln aveva inserito, tra i punti della sua campagna elettorale, l’abolizione della schiavitù; in effetti, Lincoln vinse le elezioni, ottenendo pure la maggioranza dei repubblicani in parlamento e volle mantenere la sua promessa. Gli stati del Sud, che vivevano di schiavitù, si opposero fortemente a questa proposta di legge e si riunirono in una “Confederazione” con lo scopo di staccarsi dagli Stati Uniti : scoppiò quindi una sanguinosissima guerra civile. Nel 1865, al termine della nota (più per i film western che per la storia in sé) Guerra di Secessione, Lincoln e gli stati dell’ “Unione” (così si chiamava il gruppo di stati fedeli agli USA e quindi abolizionisti) vinsero e ratificarono il XIII emendamento della Costituzione, che proibì definitivamente la schiavitù : nonostante ciò, la schiavitù era ancora praticata e il razzismo era all’ordine del giorno.

“I consumatori americani di qualsiasi colore devono poter ricevere uguali servizi nei luoghi pubblici come hotel, ristoranti, teatri e negozi senza essere costretti a manifestare nelle strade e i cittadini americani di qualsiasi colore devono potersi registrare, per esprimere il proprio voto in elezioni libere, senza interferenze o timori di rappresaglie”.

La questione del voto era particolarmente discussa da tempo : addirittura nemmeno le donne potevano votare, o perlomeno, fino al 1920 nessuna donna (escluse quelle del Wyoming) in USA aveva diritto al voto! Sebbene fosse stato approvato e ratificato il XV emendamento della Costituzione (1870), che garantiva la libertà di voto ai “neri” e agli altri gruppi di persone discriminati, nella realtà questo non veniva sempre rispettato. Fino al 1965 – anno in cui fu approvato il Voting Rights Act, promosso da Martin Luther King, noto difensore dei diritti umani e civili – potevano votare solo i cittadini che superavano il test di alfabetizzazione e che pagavano delle tasse elettorali. Fu proprio l’Act di M.L. King (confermato dalla Corte Suprema nel 1966) a proibire questa pratica del test e della tassazione, ma, per quanto sia ovvio e scontato ricordarlo, nel 1965 Kennedy era già morto da due anni.

 

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“Ogni americano deve poter godere dei privilegi che gli derivano dalla sua cittadinanza, senza distinzione di razza o di colore. Ogni americano, insomma, deve avere il diritto ad essere trattato come desidera, come ognuno di noi vorrebbe che fossero trattati i propri figli. In realtà, tuttavia, ciò non accade”.

Per eliminare il “problema disgenico” del diverso colore della pelle, cosa che da molti veniva inteso come una “malformazione”, una “defezione” o comunque un “virus” che si sarebbe potuto diffondere nella società attraverso la riproduzione dell’uomo, nel tardo ‘800 emerse una scuola di pensiero che proponeva, in una concezione eugenetica (per Davenport, “scienza del miglioramento della razza umana”), di intervenire artificialmente sulla riproduzione, isolando i “neri” (o comunque facendoli accoppiare solo tra loro) o sterilizzandoli per evitare che la loro “eredità genetica” si spargesse a macchia d’olio nell’intero paese.

“[…] nuove leggi sono necessarie a ogni livello, tuttavia, la legge da sola non può cambiare la mentalità delle persone.

Ciò che dobbiamo affrontare è prima di tutto un problema morale. […]

Il problema fondamentale è stabilire se tutti gli americani debbano ottenere gli stessi diritti e pari opportunità; se intendiamo trattare i nostri concittadini americani come noi stessi desidereremmo essere trattati. Se un americano, a causa della sua pelle scura, non può mangiare in un ristorante aperto al pubblico, se non può mandare i suoi figli alla scuola pubblica migliore, se non può votare per i pubblici funzionari che lo rappresenteranno, se, in breve, non può condurre la vita piena e libera che tutti noi desideriamo, chi tra noi sarebbe felice di condividere con lui il colore della pelle e prendere il suo posto?

Già cento anni sono trascorsi da quando il Presidente Lincoln liberò gli schiavi e, tuttavia, i loro eredi, i loro discendenti, non sono ancora pienamente liberi. Non si sono ancora affrancati dai lacci dell’ingiustizia e dall’oppressione sociale ed economica. E questa nazione, con tutte le sue speranze e i suoi motivi d’orgoglio, non sarà pienamente libera fino a quando non lo saranno anche tutti i suoi cittadini.

Noi predichiamo con convinzione la libertà in tutto il mondo e teniamo in gran conto la nostra libertà in patria. Tuttavia, dobbiamo dichiarare al mondo e, cosa ancor più importante, a ognuno di noi, che questa è la terrà della libertà, ma non per i neri? Che non abbiamo cittadini di seconda classe, eccezion fatta per i neri, che non abbiamo un sistema di classi o di caste, nessun ghetto, nessuna razza dominante, salvo che rispetto ai neri?

[…]

La soluzione non può essere trovata nell’azione repressiva delle forze dell’ordine né nel diffondersi delle azioni dimostrative lungo le nostre strade. Non è possibile metterla a tacere con gesti simbolici o discorsi. È tempo di agire, nel Congresso, nel vostro stato e negli enti legislativi locali e, soprattutto, nella vita quotidiana di ogni giorno.

[…] Dobbiamo affrontare un cambiamento di grande portata e il nostro compito, il nostro obbligo, è fare in modo che questa rivoluzione, questo cambiamento, sia pacifico e costruttivo per tutti.

[…] chiedo al Congresso di approvare una legislazione che conferisca a tutti gli americani il diritto di essere serviti nelle strutture aperte al pubblico, hotel, ristoranti, teatri, negozi e altre istituzioni simili.

Questo mi sembra un diritto elementare. La sua negazione costituisce un affronto arbitrario che, nel 1963, nessun americano dovrebbe subire, ma che molti devono sopportare.”

 

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Come già detto, la segregazione era comunque un problema che la legislazione non era ancora riuscita a risolvere : per fare un esempio spicciolo, se entravi in un ristorante (specialmente negli stati del Sud) e chiedevi di andare in bagno, trovavi 3 porte : una per gli uomini, una per le donne e una per i “black”.

“Sarà necessario prevedere anche altre misure, tra cui una maggiore protezione del diritto di voto. La legislazione, ripeto, non può, tuttavia, risolvere da sola questo problema. La sua soluzione deve essere cercata nella casa di ogni singolo americano, in ognuna delle comunità del Paese.”

Infatti la repubblica statunitense, oltre ad essere presidenziale, è anche federale, quindi ogni stato (in totale sono 50) ha una certa autonomia e normalmente è diverso – per tradizioni, per tendenze politiche e per diversità della popolazione, oltre che per la collocazione geografica – da un altro, e adotta in qualche modo anche delle misure diverse nella propria legislazione (in materia di politica estera, di difesa, di commercio interno ed esterno, di imposte federali, etc..), pur rispettando la Costituzione (coi relativi emendamenti) degli USA. Approfittando di questa autonomia, alcuni stati mantenevano le loro tradizioni anche nella questione “razziale”, tentando spesso di negare il diritto di voto ai neri o mantenendo l’impianto sociale segregazionista in qualsiasi maniera.

 “Vi chiedo di contribuire a rendere più facile questo passo in avanti e di offrire loro la stessa uguaglianza di trattamento che noi desidereremmo per noi stessi, di dare a ogni bambino la possibilità di avere un’istruzione adeguata ai propri talenti.

[…] Questo è l’argomento di cui stiamo parlando, una questione che riguarda questo Paese e i suoi valori e chiedo il supporto di tutti i cittadini perché questi valori siano rispettati.

Vi ringrazio di cuore.”

John Fitzgerald Kennedy morirà il 22 novembre 1963, 5 mesi dopo questo suo discorso in radio, a Dallas in Texas (storica provincia Sudista)  con due colpi di pistola da parte (forse) di Lee Harvey Oswald, personaggio alquanto ambiguo e misterioso (era uno statunitense che si era trasferito in URSS ma poi aveva deciso di ritornare in madrepatria), probabilmente membro di una “cospirazione conservatrice”, anche se la vicenda è rimasta nell’ignoto e l’assassino è morto due giorni dopo, ucciso da un sostenitore di Kennedy altrettanto mentalmente instabile.

 

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Ringrazio per le fonti :

G. Borgognone, Tecnocrati del progresso. Il pensiero americano del Novecento tra capitalismo, liberalismo e democrazia (UTET, Università, 2015)
F. Fasce, I presidenti USA. Due secoli di storia (Carocci, 2008)

http://www.jfklibrary.org/ , sito ufficiale dedicato a John Fitzgerald Kennedy per il video e il testo (tradotto) dell’intero discorso.

Roberto Testa

 

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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