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L’Italia, la CIA e la paura del comunismo

Una data fondamentale nella storia dell’Italia contemporanea è quella del 18 aprile 1948, giornata delle elezioni politiche (le seconde nella storia della Repubblica).

 

A cura di Roberto Testa

 

L’assemblea costituente, e quindi quello che sarà il Parlamento (la Costituzione era entrata in vigore l’1 gennaio 1948), vedeva la Democrazia Cristiana con il 35,21% dei seggi, il Partito Socialista Italiano con il 20,68% e il Partito Comunista Italiano con il 18,93% (a seguire, altri partiti minori, tutti sotto il 7%). Per far fronte al “nemico comune”, il PCI e il PSI, in occasione delle elezioni comunali e provinciali del 1947, si erano organizzati nel Fronte Democratico Popolare, esperimento che aveva portato buoni frutti e che quindi fu riproposto in occasione delle elezioni decisive.


La paura di una possibile vittoria del Fronte agitava gli alleati americani, che non avrebbero potuto vedere un’Italia comunista o comunque ben esposta a sinistra. I motivi erano tanti : in primis, la questione geopolitica.

In un documento della CIA (Central Intelligence Agency) del 17 ottobre 1947 viene posto l’accento sulla sicurezza dell’area del Mediterraneo e del Vicino Oriente : “è necessaria l’esistenza in Francia, Italia, Spagna, Grecia, Turchia e Iran di regimi stabili, amici degli USA […] per fare da barriera all’invadenza sovietica”.

“La sicurezza dell’intero Mediterraneo orientale e del Medio Oriente sarebbe messa in pericolo qualora l’URSS avesse successo nei suoi sforzi per ottenere il controllo [di uno dei suddetti paesi]”, dichiara un report del National Security Council al presidente, datato 12 marzo 1948.

“Il governo è sotto forte e persistente attacco comunista […] la posizione politica del PCI è più forte che in ogni altro paese al di fuori dell’orbita sovietica. Questa forza procede principalmente col prevalere del bisogno economico, che spinge ad agitazioni e sommosse, e in secondo luogo col successo comunista nell’ottenere sostegno elettorale dagli altri partiti di sinistra attraverso la formazione di un blocco del popolo

e questa è forse la visione più chiara, datata 14 novembre 1947 e tratta dagli archivi del NARA, HSTL.

Gli USA erano pronti al peggio.

 

Harry S. Truman, Presidente USA (1945-1953) – wikimedia


Un telegramma top-secret dell’ambasciata americana a Londra, indirizzato al Dipartimento di Stato di Washington, dichiara : “azione angloamericana a sostegno del governo italiano, contro un possibile attacco illegale del PCI dopo le elezioni”. Le navi inglesi e americane sono pronte a salpare e ad entrare nei porti “su invito delle autorità navali italiane” per “prevenire ogni possibile azione comunista”. Clifford, consigliere di Truman, nel 1975 confermerà : “gli Stati Uniti ritennero di condurre un’operazione clandestina in Italia. Se non fosse stata tale, avrebbe assicurato la vittoria ai comunisti”.
Bisogna prendere rapidamente delle decisioni. Come agire? Cosa occorre?

 

“Credito in dollari, materiali, assistenza militare sotto forma di equipaggiamenti e assistenza tecnica […] installare radio clandestine per sostenerli […] far arrivare ai partiti al governo finanziamenti da fonti non giustificate e private”.

 

Addirittura alla DC arrivò la carta da stampa per la campagna elettorale, oltre che del denaro dalla National City Bank, intestato alla “Banca Vaticana”. In un documento del 15 marzo 1948 vengono esposte dal NSC le “conseguenze della salita al potere in Italia dei comunisti con mezzi illegali”, in una maniera forse un po’ troppo esagerata : si prevede una guerra civile (Roma sarebbe la città del “braccio di ferro finale”), con la conseguente affermazione delle forze di sinistra, oltre che la divisione in due del paese (comunisti a Nord e democristiani a Sud); l’URSS, inoltre, avrebbe proposto il non intervento per impedire alle limitrofe potenze occidentali di aiutare la DC, evitando così un ampliamento dello scontro su larga scala.

La DC vince infine le elezioni e conquista la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, dopo aver ottenuto la maggioranza dei voti (48,51%) a fronte del 30,98% del Fronte.
Un  supporto importante era stato offerto dall’Azione Cattolica e dal suo Presidente Luigi Gedda, uomo dalle ampissime vedute, che aveva organizzato una campagna elettorale di alto livello, coinvolgendo emotivamente tutto l’elettorato democristiano, partendo proprio dalle chiese e dagli oratori attraverso i “comitati civici”, gruppi (a livello sia locale che nazionale) che avevano lo scopo di formare ed educare l’elettore e l’uomo cristiano. Malgrado la vittoria e i 4 milioni di voti in più rispetto alle elezioni del 1946, De Gasperi non riesce ad avviare le riforme (il Fronte, come già detto, cerca di boicottare molte proposte di legge) e il tenore di vita non migliora, perché l’Italia è ancora un paese economicamente debole.

 

Giovani dell’Azione Cattolica a Possagno – http://www.destigianni.com/images/gruppi/berv15.jpg

A creare ancora più paura ci pensa un ragazzo siciliano, Antonio Pallante, che, il 14 luglio dello stesso anno, attenta alla vita di Palmiro Togliatti (Segretario del PCI) con dei colpi di pistola, mentre l’onorevole  stava uscendo da Montecitorio. Togliatti, ricoverato d’urgenza, si salva, ma i comunisti italiani colgono l’occasione per scendere in piazza e manifestare. Tantissimi sono i tumulti e gli scioperi in quei giorni, da Genova a Taranto, e addirittura perdono la vita 16 persone. Togliatti, però, sorprendendo tutti, impone ai principali dirigenti del PCI di far calmare gli insorti. Così le manifestazioni si fermano dopo appena due giorni e il Paese ritorna alla normalità.

 

Copertina de “L’Unità”, 14 luglio 1948 –
http://www.tpi.it


Nonostante ciò, secondo Felton Mark Wyatt, agente CIA inviato in Italia per consegnare i finanziamenti americani alla DC, “la campagna del ’48 fu un’operazione eccezionale : mai prima di allora la CIA aveva versato contanti a partiti politici” e “De Gasperi volle che beneficiassero dei fondi anche i partiti di Saragat e Pacciardi, e i liberali” (partiti poi inseriti nel proprio Governo).


Un altro rapporto CIA risale al novembre 1951, SO80262, e riguarda il PCI : il partito sarebbe pronto ad entrare in clandestinità, grazie alla “creazione di due comitati : uno politico, per coordinare le cellule, e uno militare, per guidare le formazioni
partigiane e preparare le azioni di guerriglia”. Le commissioni sindacali di fabbrica del ’49 avrebbero contribuito a “preparare azioni che potrebbero essere dirette contro la produzione, come ad esempio sabotaggi o rallentamenti”.


Dirà poi John Foster Dulles (Segretario di Stato nella presidenza Eisenhower) nel 1956 :


“Il comunismo può essere combattuto efficacemente solo quando la volontà della nazione è completamente schierata a favore della causa. […] Occorre rispondere con l’azione parlamentare, se vogliamo preservare la forma democratica della società”.


In conclusione, la paura del comunismo- l’antico pericolo rosso–  si sentiva ancora in tutti gli Stati Uniti d’America : anzi, il vero momento caldo della guerra fredda era appena arrivato.

 
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