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Intervista ai Botanici

I Botanici sono un gruppo indie/alternative/post-emo nati a Benevento nel 2015.
Con etichetta Garrincha Dischi (la stessa de “Lo stato Sociale”, “Ex Otago”, “L’officina della Camomilla”, “L’orso”e tanti altri), arrivano a condividere il palco con diversi artisti come ad esempio Fast Animals and Slow Kids, Pan del Diavolo, Selton..
I Botanici sono : Gianmarco Ciani (Il Ciani), Gaspare Vitiello (Gas), Mirko Di Fonso (Fons) e Antonio Del Donno (Toni).
A distanza di poche settimane dall’uscita del loro primo disco “Solstizio” sono entrata in punta di piedi nel loro giardino e ho fatto loro qualche domanda.
Buona lettura e buona musica, come sempre!
Ciao ragazzi! A chi è venuto per primo la voglia di proporsi, di creare una band e quindi di conseguenza di contattare gli altri?
Gaspare e Gianmarco si conoscevano già da tempo e ognuno aveva suonato per qualche anno in progetti diversi. Erano fermi da un bel po’ di tempo.
Una sera in un bar tramite un’amica in comune conoscono me (fons), anch’io fermo con la musica da un po’ per via degli studi.
Dopo qualche giorno ci organizziamo per suonare insieme e divertirci senza nessuna pretesa e senza minimamente pensare di formare un band.
Passati tre mesi di semplice divertimento a suonare cover, abbiamo iniziato a scrivere i primi pezzi e lì si aggiunse Tony in formazione.
Spieghereste ai nostri lettori la scelta del nome?
Come tutte le band ognuno di noi aveva portato un listone con dei nomi. Tra questi alla categoria mestieri c’era quello del botanico. Ci sembrava potesse essere non solo originale ma anche evocativo e dopo un po’ ci siamo convinti che fosse quello adatto a noi. Non parliamo di piante (almeno per ora poi chissà) ma ci ispiriamo ad esse nel processo di scrittura e nella spontaneità che caratterizza la nostra musica.
Alberto Guidetti (Lo stato sociale) vi ha seguiti molto in questo percorso, raccontateci il vostro rapporto con lui.
Una guida e un amico che ci ha seguiti in questo percorso.
Gli dobbiamo molto perché ha creduto in noi fin dall’inizio, ha creduto in quattro scappati di casa che gli consegnarono una demo alla fine di un suo concerto.
Lo siamo ancora (rido). Ci ha aiutato molto durante le registrazioni e nella fase di promozione del disco per alcune scelte manageriali. Ha una grandissima cultura musicale e alcune delle cose interessanti del disco sono anche merito suo. Tuttora quando può (tra i vari impegni con lo stato sociale) ci segue e ci dà i migliori consigli. Ci auguriamo di lavorare insieme anche al prossimo disco.
Chi vi ha ispirati nella vostra musica? Non è così facile capirlo dato la vostra originalità.
Grazie per averne apprezzato l’originalità. Veniamo un po’ da diverse estrazioni musicali. Che vanno dal pop al metal. Diciamo che abbiamo passato un po’ tutte le fasi del musicista (metal, rocknroll, punk, emo ecc…)
Ognuno di noi rappresenta un’anima ben distinguibile all’interno della band. Gianmarco è la vena melodica, Gaspare quella più rock/metal e cattiva (che nasconde bene dietro la folta barba), Io quella più alternativa, Antonio quella più virtuosa e tecnica. L’emo ci accomuna tutti e quattro. L’indie italiano sicuramente ci ha ispirato un po’ come i gruppi internazionali emo postpunk americani degli anni 90′. Poi l’adolescenza con i Verdena, Nirvana e Afterhours l’abbiamo passata tutti. Da lì non se ne esce.
“Solstizio” è un po’ il vostro bambino, qual è la traccia alla quale siete più affezionati e perché?
Non sbaglio più” è quella che ci ha accompagnati dalla demo e tuttora ci accompagna durante il live. Pezzo liberatorio che abbiamo suonato tanto e in diversi posti anche prima dell’uscita del disco.
Cosa volete comunicare con i vostri testi e con la vostra musica?
Nessun messaggio ma semplicemente quello che tutti abbiamo dentro, i momenti che tutti viviamo, le situazioni che fondamentalmente accomunano tutti noi post-adolescenti.
L’angoscia, la paura e l’incertezza dei nostri tempi uniti al dramma dell’amore.
Descriveteci come vi sentite quando salite sul palco, i vostri pensieri, il vostro stato d’animo, cosa pensate quando guardate la gente sottopalco?
Un’ora prima del live ci chiudiamo in camerino, è un modo per combattere la tensione che c’è sempre prima di ogni live e trovare la concentrazione. Poi sali sul palco, parte il primo pezzo e sei in pista.
Lì è bellissimo e cerchiamo sempre di dare il nostro meglio. Molti ci preferiscono live che sul disco e vengono a dircelo a fine concerto. Lo prendiamo come un complimento dato che oggi non sempre è scontato essere apprezzati live. Guardare la gente sotto al palco che canta e si diverte è la ricompensa più bella della serata e sicuramente uno dei motivi che ti spingono a fare musica.
Sempre a proposito dei vostri concerti, qual è stata fino adesso la vostra performance migliore, quella che anche solo per un motivo non dimenticherete mai?
La performance migliore dobbiamo ancora farla. Ci sono date in cui ne esci molto soddisfatto altre un po’ meno per diverse cause.
Sicuramente di questo tour quella del release party allo Smav e quella al Morgana sono state le più belle per la partecipazione. Quando il pubblico risponde la performance ne risente parecchio in maniera positiva.
C’è un legame tra chi suona e il pubblico che contribuisce a rendere la serata indimenticabile
Ora facciamo un gioco: Cosa buttereste dalla torre? Un tour all’estero oppure una futura partecipazione a Sanremo?
Sicuramente una partecipazione a Sanremo. Non siamo per quel mondo lì, sia per il genere (seppur non manchino elementi pop) sia per le persone che siamo. Non farebbe proprio per noi. Poi chissà. Mai dire mai ma almeno per ora preferiamo di gran lunga un bel tour all’estero. Già mi immagino non sbaglio più in spagnolo! (rido)
Un saluto ai nostri lettori.
Ascoltate il disco e se vi piace compratelo.
Potete venire a sentirci live qui:
11/05 Roma – Sparwasser
12/05 Milano – Linoleum
25/05 Bologna – Dynamo La Velostazione di Bologna
26/05 Bergamo – Polaresco
 
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