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“Non è un paese per giovani”

A cura di Roberto Testa

 

A me non piace il cinema.
Sarà che ho visto troppi film e cartoni animati da bambino, sarà che non mi piace l’idea di stare davanti ad uno schermo a vedere delle immagini che si muovono, sarà che un film è una delle poche cose in grado di farmi addormentare (oltre ai professori universitari che divagano troppo).  Eppure, dopo 2 anni e 4 mesi di astinenza, ho messo di nuovo piede all’interno di un cinema. Strano, no? Le cose belle, però, succedono per caso. A volte quando non te lo immagini, a volte quando sei proprio scettico e pessimista.

 

Allora un sabato sera ti invitano ad uscire fuori. Fuori però piove e solo un tuo amico, della ristrettissima cerchia di amici, è libero.
“Andiamo al cinema?”
“Ma che film fanno?” – controbatto io, per niente aggiornato sui film del momento

“Quello che vuoi, guarda su internet”
Dopo una breve ricerca dei film disponibili in provincia, trovo solo di mio possibile interesse Assassin’s Creed, giusto perché ho giocato al videogioco.
“Andiamo a vedere Assassin’s Creed? Giusto perché ci ho giocato…”
“Bene, dove lo proiettano?”
“Oh, no. Provincia di Cuneo”
“Ah, a Torino non lo danno più… Allora controlla se ci sono altri film”
“Boh, guarda, non so, gli altri non è che mi attirino più di tanto…”
Non è un paese per giovani?
“Massì, dai, ci può stare”

Entrati in sala, le prime parole del mio amico sono : “Come si chiama il film che dobbiamo vedere?”
Per far capire che eravamo veramente lì per caso, senza aver letto né trama, né altro… nemmeno la locandina. Avevo visto che tra gli attori c’era il mio conterraneo Nino Frassica e alla regia un certo Giovanni Veronesi… Abituato a Sergio Leone o al massimo a Giuseppe Tornatore, cercavo un film di quel genere, magari un western all’italiana o una bella storia romantica ma non troppo sdolcinata. Insomma, una storia che mi trasmettesse qualcosa, che mi emozionasse come avevano fatto i miei registi preferiti, i pochi che meritavano il mio discreto interesse per la cinematografia.

Abbandonate le mie idee e i miei programmi del genere, dopo aver detto : “Eh, ma questi film di oggi sono quasi tutti uguali, non trovo niente di originale, niente di bello..” mi siedo tranquillamente in mezzo alla sala, aspettando l’inizio del film.
Ad un certo punto, una voce mi coglie impreparato : Buonasera a tutti, signore e signori. Non voglio dilungarmi troppo, e allora passo subito la parola al regista di “Non è un paese per giovani”, Giovanni Veronesi.
Vi giuro che la prima reazione è stata la risata. Credevo seriamente che fosse uno scherzo. Poi quest’uomo si avvicina al presentatore e inizia a parlare, con i gomiti comodamente appoggiati sui sedili.

 

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“E’ la prima volta che non scrivo una commedia. Questa volta ho voluto essere sincero, ho voluto raccontare tutta la verità che ho in me. So che non farà un grandissimo successo di vendite come gli altri film comici, però già la critica ha notato delle cose positive. Quello del film – lo capirete da soli ma ci tengo a puntualizzarlo – è un problema che oggi viviamo ma che nessuno si caga. Forse ogni tanto qualche politico, sull’onda della campagna elettorale, parla del problema dell’emigrazione dei giovani, della fuga dei cervelli. Perché tutti ci preoccupiamo di questa immigrazione, ma nessuno si preoccupa dell’emigrazione dei giovani. E cosa sono i giovani per un paese se non la forza motrice, la creatività e il cuore pulsante? 120.000 giovani ogni anno vanno via dall’Italia : non per farsi il viaggetto coi soldi di papà, non per andare a studiare e a fare l’Erasmus, ma cambiano proprio residenza. Soprattutto vengono via da qui, dal nord, vanno fuori e non tornano più. Perché vogliono realizzare i propri sogni, e io li capisco. Quante volte sentiamo dire : “vado in Belgio a lavorare, perché lì in una settimana mi apro l’attività e lavoro, mentre qui devo aspettare un anno e mezzo per avere una licenza. Perché dovrei restare qui?”. E chi sostituisce i giovani? Si crea un vuoto, un vuoto irrecuperabile, e il paese invecchia tantissimo. Lo stesso vuoto l’ho vissuto io in prima persona, quando i miei nipoti sono andati all’estero a lavorare. Ed è anche per questo che ho prodotto questo film, dove racconto una delle tante storie, dove questi due ragazzi fuggono a Cuba per trovare lavoro, perché hanno un sogno da inseguire, perché il proprio paese non dà loro grandi prospettive. Io sono stato 3 mesi a Cuba e ho visto tante cose, che troverete nel film, per come le ho viste, per come le ho vissute. Grazie a questo film, dopo 30 anni di attività, ho potuto comprendere me stesso e mi sono ritrovato in entrambi i protagonisti, che sono la parte bianca e la parte nera di me. Non è un paese per giovani nasce dall’omonima serie radiofonica che da 3 anni porto avanti e in cui, ogni giorno, chiamo un giovane italiano in qualunque parte del mondo, chiedendo il come e il perché della sua decisione di andare a vivere fuori. Soprattutto mi ha colpito un ragazzo di Canberra, che mi ha detto che è andato via dall’Italia perché si sentiva non una risorsa ma un peso inutile per il paese. È stato per me un colpo al cuore molto duro, perché per me ciò significa che io, a 53 anni, non sono stato in grado di far capire a quel ragazzo il proprio valore, la propria importanza e il fatto che non è un peso per il paese ma una risorsa importantissima : che poi li vedi, una volta che vanno fuori, tutti che si realizzano effettivamente. E allora ti viene da pensare : perché diavolo questi non si possono esprimere nel nostro paese ma devono farlo fuori? Noi italiani siamo speciali, siamo unici : l’arte, il genio, la creatività ce l’abbiamo nel DNA. Soprattutto i giovani. Noi li disprezziamo tanto, diciamo che sono ignoranti e che non sanno niente, ma se prendiamo un ignorante italiano e lo confrontiamo con un ignorante australiano, ci rendiamo conto che il primo è Umberto Eco rispetto al secondo! Magari il primo non ha letto Dante, ma lo conosce, mentre il secondo non sa nemmeno chi sia (o se lo sa, è perché l’hanno bacchettato così tanto fino a farglielo imparare a memoria)! Insomma, ci tenevo tanto a presentare questo film. Lo sto portando in giro per l’Italia come un figlio, perché questo è il mio pensiero oggi, con la speranza che il tema venga ripreso e portato avanti dai media e da chi oggi non se ne interessa o lo ignora completamente, perché è un problema molto serio. Con questo vi auguro una buona visione!”

 

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Ho voluto fare mie (e parafrasare un po’) queste parole – non me ne voglia Giovanni Veronesi – perché questo film mi ha lasciato qualcosa, davvero, come pochi altri film hanno fatto. Mi ha fatto ridere e mi ha fatto riflettere, mi ha fatto pensare e mi ha reso partecipe ancor di più del momento storico che stiamo vivendo. È vero che gusti sono personali, ma un film del genere è riuscito a non farmi addormentare malgrado l’orario (era l’ultima proiezione, quella notturna), cosa che purtroppo alcuni film (anche premi Oscar come Avatar o alcuni della saga di Harry Potter) sono riusciti a fare. Io non sono esperto di cinema, non so nemmeno distinguere un “bravo” attore o regista da uno meno bravo, né ho gli strumenti critici adatti a capire il lavoro che c’è dietro, ma, leggendo i titoli di coda (una cosa che amo fare ma che purtroppo sembra non interessare a nessuno) comprendo quanto sia impegnativo realizzare un film del genere, girato tra Cuba e il Salento. Soprattutto, l’idea di fondo, il messaggio di allarme che si vuole lanciare, mi ha colpito parecchio, perché il problema della “fuga dei giovani” non è scontato né banale : anzi è davvero molto sottovalutato. Mi ritrovo spesso, per diversi motivi, in Sandro, uno dei protagonisti : in primis perché anche io ho dovuto lasciare la mia terra per provare a costruire il futuro che vorrei, per realizzarmi, e poi perché lui, come me, ama scrivere e raccontare a tutti le storie.

Con la speranza che questo film possa segnare in un modo o nell’altro anche voi (e con la speranza di avervi convinto a guardarlo : giuro che nessuno mi ha pagato!), vi auguro una buona visione e soprattutto  vi auguro di realizzarvi, di trovare la vostra felicità e di vivere la vita che volete, comunque vadano le cose.

 

Ecco qui il trailer del film

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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