Giornata del libro : le nostre storie

Tempo fa, dopo una lunga conversazione al telefono, m’è balenato in testa il pensiero che il mio linguaggio è soprattutto gesticolazione corporea e mimica facciale. Che una grandiosa parte della mia comunicazione resta sempre dal mio capo del filo telefonico. Inespressa, dentro la mia cornetta. Che dire di quei tanti sms: istantanee senza voce? Che dire delle e-mail e lettere col francobollo: è comunicazione questa? Cosa conservano del faccia a faccia, del verbale immediato?
Che dire dei libri? Se anche questi sono da considerarsi “comunicazione”, ebbene: sono una forma davvero corrotta di comunicazione. Non v’è più traccia, nel libro, del linguaggio umano. Segni immobili, codici, sterili convenzioni. Sospetto che il libro non sia affatto una forma di comunicazione.
Un libro è pubblicato. Offerto alle fauci del pubblico. L’autore non comunica con me – io non sono il suo interlocutore. Come la radio parla a tutti e nessuno.
È artefatto come una legge, come una bandiera. Come una canzone popolare si tramanda di mano in mano. Epidemia.
Il libro è cifra della realtà: questo distingue il libro da un qualsiasi oggetto inanimato. E come il cacciatore riconosce la traccia di lepre nella neve, così il lettore riconosce le pagine del libro. Ma la lepre è già fuggita. L’autore non è lì, all’altro capo del libro. Forse non c’è mai stato alcun autore.
Forse non c’è nessun Omero. Ma ci sono le infinite ristampe dei suoi grandi poemi.
Io ho letto la mia copia, tu hai letto la tua?
(Simone Innico)

 

⁠⁠⁠⁠⁠“Si legge non tanto per imparare né in fondo per essere intrattenuti in modo intelligente: lo si fa per lasciare che quella prosa scorra su certe personali stanchezze, o sconfitte, o disfatte, e ne lenisca il bruciore, sciacquando via lo sporco dalla ferita. Così si legge per il puro piacere della lettura – e per salvarsi.”

Io ho sempre scritto per farmi male. Il che non è sadico come sembra- vi giuro- non come sembra. È una questione di scavare, e di tagliarsi un po’, quando capita. Un’analisi imbarazzante di sé, dopo tutti quegli sguardi d’amore, una giornata uggiosa, un lampione che ci illumina il letto. Scrivere è una schifezza- noi siamo schifo-dolcissima- noi siamo meraviglia. Io non potrei viverci senza. È la tenebra che ti chiama. E per quanto lodiamo la luce, ci pasciamo di tenebre. E per quanto l’immagine idilliaca dell’Ikea-macchinario predisposto a logorarci i fianchi verso la perfezione e tu non ti senti a posto ma fingi ed è sublime- non possiamo fare a meno dei bordelli di peccato sotto le stelle a neon. Leggere è una cosa diversa. Si legge per salvarsi. E dimenticare. Un libro è la nave di Danny Boodman T.D Lemon 900. È la sicurezza, illusoria, che tu non solo sei vivo, ma sai vivere. Che poi è tutta una colossale cazzata. Però è bello. Ti spoglia di imbarazzi, ferite, stanchezze, dolore quasi, persino dolore. È la tua Ikea reale. Come i primi sui treni che per salvarsi dalla paura di quella inaudita velocità .. Leggevano. Anche con a carta ci si taglia. Ma è un taglio diverso. Leggo per dimenticare. Per salvarmi. E perché no, anche per giungere a ferirmi, a scrivere. È dell’orrido d’altronde la bellezza.
(Arianna Mariolini)

 

Come descrivere cosa rappresenta un libro? L’odore della carta, la possibilità di immergersi in mondi meravigliosi o spaventosi, vivendo esperienze emozionanti. Leggendo un bel romanzo, si viene rapiti dalla storia e dai suoi personaggi, e ci si ritrova ad identificarsi in uno di loro: chi non si è sentito Jean Valjean nel capolavoro “I Miserabili” di Victor Hugo?
Ma il libro va oltre: ci fa conoscere la storia dell’uomo, attraverso saggi di persone che l’hanno studiata accuratamente, e ce la trasmettono facendoci capire la società moderna. Oppure ci racconta di mondi lontani, che non vedremo mai, ma che con la nostra mente possiamo immaginare, facendoci pensare di essere lì. E tutto questo funziona, solamente prendendo questo oggetto in mano e aprendo la prima pagina, poco dopo aver gustato la copertina e le note descrittive nel suo retro.
Se non è magia questa, cos’è?
(Marco Cingottini)
“Il rapporto con i libri nobilita le mie giornate. È una fuga dalle cose che non vanno nell’esistenza quotidiana, dalla malignità, dalla brutalità, dalla fatica. È un viaggio
dentro te stessa in cui ritrovi un’altra te stessa.”Se dovessi provare a spiegare cosa è per me un libro, penserei al limite massimo di felicità.
Penserei al profumo delle pagine, alla loro consistenza, al colore dell’inchiostro, alle storie nate e finite in quelle duecento pagine circa.
Penserei a mia madre che prepara il caffè, al suo sorriso.
Penserei al posto più bello del mondo: casa.
Penserei alla fame che viene colmata da un gelato al cioccolato con panna annessa!
Penserei a me. A me distesa sull’erba o seduta sul letto coi capelli ancora bagnati e che profumano di Argan.
Iperbole? No, pura realtà.
A volte capita a tutti di voler fuggire, di sentirsi vuoti e quel vuoto spesso lo riempio immergendomi nelle pagine di un libro.
E che dire, tra quelle pagine io ci sto proprio bene. Sarà banale ma a volte quando nessuno mi capisce, quel nessuno si trasforma in un foglio fotocopiato che sottolineo con prepotenza con la matita di grafite.
Foto di Federica Costantino

Diceva Fabrizio De Andrè : “Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.”

Il libro è una fuga dal mondo, un sentirsi liberi di fare, di pensare e di creare. Tu sei il Dio creatore e il libro è la tua creatura. Decidi tu. Non ci sono limiti, confini, spazi : l’immaginazione regna, in risposta ad una realtà sempre più chiusa e liquida. Come si fa ad essere più liberi di così?
(Roberto Testa)

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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