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Ecologia, un problema troppo grande

Ecologia, un problema troppo grande da essere scartato dai “comuni mortali”

«Quante volte abbiamo sentito parlare di ecologia! Perché insistere tanto? È un problema che non posso risolvere perché richiede l’intervento di coloro che ci governano!». Queste e tante altre obiezioni oggi continuano a risuonare sulla bocca di tante persone: quando un problema è più grande di noi siamo ben disposti ad attribuire ad altri la necessità dell’intervento. Questa, probabilmente, è la problematica culturale più significativa che il nostro tempo sta vivendo: nessuno ritiene di essere responsabile perché facilmente ci decolpevolizziamo attribuendo a istanze superiori la risoluzione delle questioni spinose della società.

 

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Papa Francesco ci invita a creare una “cittadinanza ecologica” che, però, non deve limitarsi a informare ma deve far maturare delle vere e proprie abitudini (Laudato si’, 211). Probabilmente di informazione oggigiorno ne possediamo abbondantemente ma riscontriamo una debole volontà che impedisce di realizzare scelte concrete ed incisive (1). È lo stesso pontefice che ci incoraggia «Se una persona, benché le proprie condizioni economiche le permettano di consumare e spendere di più, abitualmente si copre un po’ invece di accendere il riscaldamento, ciò suppone che abbia acquisito convinzioni e modi di sentire favorevoli alla cura dell’ambiente» (Laudato si’, 211). Quale, dunque, l’impegno culturale? Quello di “aprire gli occhi” su uno dei più gravi scandali sottaciuti dell’epoca contemporanea: il consumismo esasperato, frutto di un agire compulsivo indotto che non è per nulla normale. Illuminante è la riflessione del teologo Romano Guardini il quale afferma che l’essere umano «accetta gli oggetti ordinari e le forme consuete della vita così come gli sono imposte dai piani razionali […], lo fa con l’impressione che tutto questo sia ragionevole e giusto» (2). Occorre avere il coraggio di “tirarsi fuori” da tutti quei meccanismi che sostengono lo status quo, col fine di creare nuovi abitudini e stili di vita che, senza dubbio, possono essere a pieno vantaggio dell’uomo. Sono pochi coloro che, in occasione di disastri ambientali, parlano di “catastrofe ecologica”. Costruire disordinatamente interrompendo il corso di torrenti, anche se asciutti, è un grave crimine di cui ora si stanno pagando le conseguenze, basti pensare alle recenti alluvioni. Non solo si modifica indiscriminatamente il territorio ma, dietro la permissione edilizia, spesso si nascondono ingenti somme di denaro o anche leciti interessi economici da parte di molti comuni in deficit che finiscono per perdere di vista la sicurezza comune e la salvaguardia del territorio. In altre parole, la sfida culturale odierna è chiamata a cogliere il nucleo profondo del problema, l’egoismo. Afferma in modo lapidario e sintetico papa Francesco: «La situazione attuale del mondo “provoca un senso di precarietà e insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo”» (Laudato si’, 204). Egoismo non è soltanto autoreferenzialità nel rapporto con gli altri, ma anche con le “esigenze altre”, cioè quelle della comunità, del proprio territorio, a favore di un benessere personale (ma sarà vero benessere?!). Nessuna soluzione ma soltanto l’inizio di una riflessione per ricercare, insieme, i valori e fondamenti etici per un nuovo modo di abitare la terra che abbia da me, singolo soggetto, il suo inizio.

 

 

 

Note :

(1) Si può leggere, a tal proposito, un interessante scritto del sociologo norvegese J. ELSTER, La volontà debole, Editore il Mulino, Bologna 2008.

(2) R. GUARDINI, La fine dell’epoca moderna, Brescia 1987, 61. Citato da papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’, 203.

 

Gabriele Patanè.

 
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