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Bomba o non bomba..

“Scappa, scappa, che sta scoppiando”
“Non preoccuparti, so come funziona, non ho paura”
E intanto urla di paura, gente che scappa verso tutte le direzioni, fumo e nebbia a rendere ancora più inquietante quell’ambiente.
Ma niente di grave, era solo una “minicicciola”, una “bombetta”, piccolissimi esplosivi che erano innocui, che non avrebbero fatto mai male a nessuno, ma che paradossalmente erano strumenti di terrore.

Era facile comprare il terrore. Bastavano 1 o 2 euro e avevi con te un pacchetto di bombette che, nel loro botto, seppur piccolo, mettevano paura, soprattutto se esplose inaspettatamente. Per accedere ai ranghi alti dei “bombaroli” occorreva più denaro, ma non tanto (non so dirvi quanto, io, nella mia breve carriera di artificiere mi sono limitato soltanto alle minicicciole che ho fatto esplodere nel giardino di casa – inutilmente e con diversi fallimenti – la notte del 31 dicembre) : qui il mercato diventava sempre più scuro, fino a toccare i limiti del contrabbando. Magnum, trik-trak, cipolle, erano soltanto alcuni nomi; spesso, l’esperto di turno, quello che voleva sembrare uomo vissuto, ti istruiva sui diversi nomi e la diversa “potenza” degli esplosivi, raccontando talvolta delle fesserie : “una cipolla ti può far esplodere la mano, 3 cipolle invece fanno un buco nella strada”. E si continuava ad inventare, fantasticando su doti inesistenti di ordigni misteriosi e mai visti.

 

http://www.radiomugello.it/wp-content/uploads/2016/02/petardi.jpg
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Ma fino a qui, niente, tutto normale se prendevi uno di questi “fuochi” e lo facevi esplodere se la nazionale vinceva una partita o se volevi festeggiare il tuo compleanno (io non ne ho mai compreso il senso, ma si era ragazzini e si sa, era piuttosto divertente far spaventare le persone), forse era più per il botto che per altro, ma non è di questo che si deve parlare.

Il problema più grande era quando queste venivano usate come strumenti di terrore. Nella mia scuola media io vedevo ragazze e ragazzi terrorizzati da questi “bombaroli” che giravano nei dintorni dell’edificio : da un momento all’altro, qualcuno avrebbe potuto far esplodere una magnum e tutti sarebbero saltati in aria dallo spavento! E allora i professori diventavano una sorta di scudo, perché si sa, a meno che tu non sia un ribelle con la trasgressione nel sangue, non fai esplodere una bombetta davanti al professore. Stavi al loro fianco ed eri “protetto” : sapevi che, anche se fosse scoppiata una minicicciola, il professore di turno sarebbe andato a sgridare il tipo che l’aveva lanciata.
Solo che, ahimè, spesso i professori non c’erano e ti trovavi da solo davanti al bombarolo. E lì erano cavoli amari, perché bisognava capire come risolvere la situazione : le vie non erano tante, perché lui aveva l’arma e tu no. Lui aveva lo strumento che era oggetto del tuo terrore, della tua paura; lui aveva l’aria da chi voleva terrorizzarti, un po’ da bulletto e un po’ da scapestrato, voleva esserti superiore. Come uscire dalla questione? La via della fuga a piedi era troppo da codardi, troppo da “senza palle”, non potevi abbassarti a quei livelli; prendere una bomba sì, avrebbe portato il confronto ad armi pari, ma dove vai se la bomba non ce l’hai? E allora pensa, pensa e ripensa.. E intanto, con quel briciolo di coraggio che ti ritrovi addosso, provi ad interloquire con l’artificiere, sempre cauto e sempre sicuro del fatto che una bomba sarebbe esplosa da un momento all’altro.

 

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“Che fai qui?”
“Niente, sorveglio un po’ la zona”, con aria da mafiosetto
“Ma come, non è ora di pranzo?”
“E io non ho fame”
“Ah, be’, ho capito..”

E nel momento in cui ti si avvicinava con le mani dietro la schiena per nascondere il fatidico oggetto, arrivava da sinistra la macchina di qualcuno, forse tuo padre, forse tuo zio o qualche tuo lontano parente, e allora iniziavi a salutarlo e a chiedere l’autostop, e ti salvavi in calcio d’angolo. Che poi probabilmente dietro le mani non aveva una minicicciola, ma non importa.
E diciamo che, fino a quando eri da solo, a faccia a faccia col bombarolo, ci rimettevi tu, magari gli dimostravi la tua superiorità o la tua inferiorità, ma la paura non era un fenomeno di isteria collettiva.

Il problema ancora più grande erano le strade affollate, i luoghi pieni di gente.
Era lì che il bombarolo agiva, nella folla, con la lama in mano: la bomba.
Non era una minicicciola, era qualcosa di più grande, era tritolo.

Era quella che ha causato 17 morti e 88 feriti a Piazza Fontana.
Era quella che ha causato 8 morti e 102 feriti a Piazza della Loggia.
Era quella che ha causato 85 morti e più di 200 feriti a Bologna, in stazione centrale.
Era quella che ha causato 5 morti sull’autostrada che va a Capaci.
E’ quella che il 3 luglio 2016 ha causato 200 vittime e altrettanti feriti a Baghdad, per staccarci dai soliti “Anni di piombo” e dal solito terrorismo di quel tempo.

Sono quelle che continuano, anche in questo momento, a generare morte, terrore e destabilizzazione.

E che ne puoi sapere, se anche questi artificieri, nella maggior parte dei casi non identificati poiché nascosti nella folla, non abbiano intrapreso questa carriera grazie alle loro esperienze ai tempi della scuola media? Come fai ad essere sicuro che anche la vittima dei bulletti di turno, il più sbeffeggiato e terrorizzato dalle bombe, non sia diventato uno dei più tremendi terroristi?

 

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Oggi è facile uccidere, oggi è facile morire, più che tanto tempo fa. Le guerre non si combattono più con le armi, o meglio, in pochi casi si combattono con armi che solitamente prendiamo come riferimento. Magari nel primo Settecento una pistola poteva essere l’arma più potente e poteva mettere la stessa paura che mette una bomba oggi. Oggi basta premere su un tasto per sganciare una bomba da un aereo, oppure piazzare una bomba e aspettare che esploda; è più semplice che uccidere un uomo con una spada, con una pistola o con un fucile, perché ci vuole meno coraggio e chiunque, anche una persona paralizzata sulla sedia a rotelle può farlo. E’ una morte “pulita” del resto : niente sangue, niente sofferenze lancinanti di uomini ormai al termine della loro vita, pochi cadaveri da seppellire. Ma le conseguenze sono di gran lunga peggiori : distruzione, disastri e talvolta anche danni all’ambiente. E terrore, terrore sempre più diffuso. Così diffuso che ci si chiude in casa per evitarle : la casa, l’unica fortezza che sembrava esserci rimasta, l’unico domicilio “inviolabile” e l’unico luogo dove ci sentivamo al sicuro, dove nessuno ci avrebbe mai fatto male. Ma poi alla fine arrivano pure lì e allora si muore, così, inconsapevolmente, senza sapere più niente di quello che è successo e di quello che accadrà.
A che pro, allora, usare la bomba?
I tempi sono cambiati, i tempi continueranno a cambiare.. Ma cosa verrà dopo?

Io, onestamente, ho un po’ di paura.

 

Roberto Testa

 

Roberto Testa

Sono Roberto, un giovane di 20 anni. Studio Storia presso l’Università degli Studi di Torino e Contrabbasso Jazz presso il Conservatorio "G. Verdi" di Torino. La storia è molto probabilmente la passione più grande della mia vita, insieme alla musica, alla filosofia e alla politica..

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