Amélie Nothomb : Donne di stupori e tremori

È un tema importantissimo quello della parità di sesso ed è sempre presente nelle nostre case, per le strade e soprattutto a lavoro questo bisogno di affermare un principio giusto e combattuto con durissime lotte ideologiche, oltre che fisiche, nelle quali spiccano i nomi delle più grandi femministe del XX secolo tra le quali Virginia Woolf, Emmeline Pankhurst e Simone de Beauvoir.
Oggi forse si può cominciare a parlare di una maggiore parità, o sicuramente migliore rispetto a qualche decennio fa ma con ciò non si può di certo dire che la perfetta eguaglianza tra donne e uomini sia stata raggiunta completamente. Fanno da testimone di ciò le manifestazioni che continuano a dar voce al problema e anche, sebbene indirettamente un romanzo di un’autrice contemporanea: si tratta di Amélie Nothomb, una scrittrice di origine belga di cui l’età, per galanteria, è bene non dire ma di cui è inevitabile affermare la straordinaria capacità descrittiva ed inventiva.

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Il suo romanzo Stupeur et tremblements(it. Stupore e tremori) viene pubblicato nel 1999 riscuote subito un grandissimo successo ed è premiato con il Grand prix de l’Académie française, rinomato riconoscimento in tutto il mondo francofono e non. Questo suo successo ha come protagonista un giovane donna, molto probabilmente riconoscibile nell’autrice stessa, la quale descrive la sua vicenda di difficile integrazione nel Paese del Sol levante, il Giappone. Sebbene questa nazione sia considerata un luogo di grandi progressi tecnologici e modello di prosperità sociale ed economica, al pari di molti Paesi d’Europa, nasconde al suo interno una realtà ben diversa che l’io narrante subisce nel corso di tutta la vicenda.

Appena assunta presso l’azienda Yumimoto , ella capisce subito l’imponente gerarchia che la sovrasta. Si trova al gradino più basso ed è subordinata ad un superiore a sua volta subordinato ad un ulteriore superiore che a sua volta ha un superiore e così via. Il suo superiore più vicino, per intenderci quello che ha solo un superiore meno di lei, è una donna, vicina alla trentina d’anni, chiamata Mademoiselle Mori verso la quale proverà un sentimento amorevole che col tempo sfocerà in un rapporto di amore-odio. Questo perché Mademoiselle Mori, anche detta Fubuki, ha una storia alle sue spalle che in parte giustifica il suo carattere: si tratta di una delle poche donne ad essere riuscita a salire almeno un gradino della scala gerarchica che opprime anche la stessa protagonista, dovendo però rinunciare ad una sua famiglia, quindi al matrimonio e ai figli. Ciò la rende in difetto con la società intera in quanto nella cultura giapponese. Spiega la protagonista:

«Si à vingt-cinq ans tu n’es pas mariée, tu auras de bonnes raisons d’avoir honte»
«Se a venticinque anni non sei ancora sposata, avrai delle buona ragioni per provare vergogna»

una donna sopra i venticinque anni che non sia riuscita a trovare marito e mettere su famiglia non avrà più speranze di riuscirci e questo la rende imperfetta nella visione collettiva

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Nel corso dell’anno in cui la protagonista lavorerà presso la compagnia Yumimoto, saranno molte le terribili vicende che subirà. Il suo percorso lavorativo sarà un continuo declino sempre più verso i piani più bassi, verso dei compiti non previsti inizialmente che termineranno con la collocazione presso la pulizia dei bagni. Oltre questa veloce iperbole discendente, ella deve subire le cattiverie e i soprusi di Fubuki e di altri superiori quali Omochi, un uomo grande e grosso il quale, agli occhi dell’Io narrante-Amélie, rimprovera duramente gli altri dipendenti, siano essi donne o uomini, tanto che sembri commettere delle violenze fisiche ogni qualvolta apra bocca. Durante uno dei colloqui tra Omochi e Fubuki, la protagonista riporta:

«Je crus qu’Omochi allait sortir un sabre caché entre deux bourrelets et lui trancher la tête»
«Io credetti che Omochi avrebbe tirato fuori una sciabola nascosta tra due strati di grasso e tagliarle la testa»

Nel corso della narrazione la protagonista scopre anche perché non incontra quasi mai nessuno nel bagno delle donne: solo cinque sono le donne dipendenti della compagnia e di queste solo una è riuscita ad ottenere una promozione: Mademoiselle Mori. Ad aggravare la situazione della protagonista oltre la condizione femminile è anche la sua origine belga e tutto ciò sarà causa della sua arresa a fine contratto, preferendo così liberarsi da quel supplizio piuttosto che continuare ad essere ridicolizzata e svalutata come lo era la sua stessa superiore.

Il romanzo si conclude con una piccola-grande rivincita poiché da sottomessa alla grande gerarchia nipponica divenne una celebre scrittrice, motivo per il quale ricevette molte congratulazioni tra cui le inaspettate felicitazioni di Fubuki. L’avrà fatto per semplice educazione o in fondo provava ammirazione per colei, una persona del suo stesso sesso, che era riuscita ad affermarsi e liberarsi da quel terribile “schiavismo” gerarchico per il quale prova tanto timore?

Grazie a questo romanzo di Amélie Nothomb, il silenzio che aleggia sulla condizione della donna giapponese ha finalmente trovato voce dimostrando che il benessere economico di una società non è sempre sinonimo di uguaglianza sociale, ma soprattutto possiamo capire come troppo spesso la tradizione è la peggior nemica dell’evoluzione, in questo caso della condizione femminile.

Antonio Oliva

 

 
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