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50 sfumature di greci

I Greci e il sesso.
Così, senza misure.
O meglio, certe misure venivano (verbo appositamente selezionato) prese molto in considerazione.
Ad ogni modo, non c’è un inizio in medias res, non in questo caso.
Perchè è inutile usare giri di parole, innalzare i Greci nell’arte e nella poesia, tanto che c’avevano Omero si sa già, è risaputo.
Che i suoi poemi sono ancora oggi letti e riletti alle scuole elementari, medie, e per i classicisti pure alle superiori, è storia vecchia.
Meglio venire al sodo (ecco, appunto, consiglierei di contare i doppi sensi contenuti in questo articolo, giusto per ricordarmi poi quanti “penitentiagite” – per citare Eco – dovrò effettuare).

Poche storie, ai Greci il sesso piaceva.
Per citare quello che sarebbe oggi il loro film preferito,
“loro non facevano l’amore, loro scopavano forte.”
E se i Romani si davano per lo meno una sorta di dignitoso decoro e contegno ribadendo tramite costumi e personalità come il grande Cicero il loro assiduo legame con il mos maiorum e le antiche virtù, i Greci no.

I Greci senza decoro, così.
Robe che giravi per le viuzze di Atene e toh guarda, anziché essere investito da un carro inciampavi in un’orgia.

 

 

http://www.ceredaclaudio.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/priapopompei.JPG
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Il primo a venire (..state tenendo il conto? Siamo a 3) chiamato in appello è Longo Sofista, autore de “Gli amori pastorali di Dafni e Cloe“. La trama è semplice: lui bimbo abbandonato e adottato, lei pure, crescono e diventano pastori, si innamorano l’uno dell’altro.
Il che potrebbe parere anche carino, le pecorelle (..4), i fiumi, l’erba graziosa, i dolci pascoli, la calura estiva, le gote rosse, il non dormire e il non mangiare per l’amore, sti due poveri pastorelli che vivono la prima cotta con pieno coinvolgimento.
Il tutto potrebbe parere molto tenero e casto, se non che ai due viene voglia di giacere insieme. Ma non esistendo ancora i bellissimi filmati della serie “il girino e la cellula uovo e il ranocchietto”, i due non sanno proprio come fare.
Se non che vedono i montoni che, montano, sì, montano le pecore..

 

https://i.ytimg.com/vi/jiKv-59tp_c/maxresdefault.jpg
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“I montoni, invece, correvano dietro le pecore che non erano mai state gravide e,
mettendole sotto, le montavano chi una chi l’altra. Anche i caproni inseguivano le
capre e, infoiati, le prendevano da dietro, combattendo tra loro per possederle;
ciascuno aveva le proprie e si guardava bene da eventuali furtive incursioni da parte
di rivali. A vedere un simile spettacolo anche ai vecchi si riaccendeva il desiderio (Youporn ancora non esisteva, ci si accontentava): Dafni e Cloe, giovani, vitali e già da lungo tempo in cerca di brividi d’amore, si eccitavano a sentire quei gemiti, si struggevano davanti a quelle scene ed erano attratti anche loro, Dafni specialmente, verso qualcosa di più di un bacio e di un abbraccio. Il giovane, infatti, era cresciuto nei lunghi mesi d’inverno trascorsi in casa nell’ozio, ed ora, pieno di voglie, non desiderava altro che baciarla e stringersi a lei: oltretutto, si era fatto più curioso e intraprendente in ogni esperienza d’amore. Chiedeva dunque a Cloe di compiacerlo in ogni suo desiderio e di stare nuda a
letto con lui nudo più a lungo di quanto facessero prima […]
E a Cloe che domandava: «Cosa c’è più di un bacio, di un abbraccio, del giacere insieme? E poi cosa pensi di fare quando, nudi, saremo stesi uno accanto all’altra?», Dafni rispondeva: «Quello che i montoni fanno con le pecore e i caproni con le capre.>>  (Non si può dire che i Greci mancassero di fantasia).
[…]
«Ma non vedi, Dafni, che tra capre e caproni, montoni e pecore, i maschi fanno questa cosa in piedi, le femmine la subiscono in piedi e gli uni montano sulle altre, che ne portano il peso sul dorso? E tu vuoi che io mi stenda per terra con te, e per di più nuda? Ma se anche mi lascio vestita, capre e pecore non sono comunque più pelose di me?»
Non sapendo da che parte cominciare per soddisfare le sue voglie, la fece alzare e, imitando i caproni, le si attaccò dietro. Ma il suo imbarazzo cresce
va a dismisura; e così, messosi a sedere, scoppiò a piangere: come poteva essere più inesperto di un montone nel fare l’amore?

Se non che arriva una casta a pure e santa donna, Licenio, che vedendo i due innamorati inesperti nelle pratiche amorose e per di più essendo innamorata di Dafni il pastorello, decide di troieg.. istruire il fanciullo nella tecnica sessuale.
Niente teoria, si scende in campo.
E che campo.

«Tu, Dafni, sei innamorato di Cloe, e io l’ho saputo
stanotte dalle Ninfe. […] Concediti a me come gradito discepolo; e io, per compiacere le Ninfe, ti farò da maestra».
[…] Cominciò a istruire Dafni in questo modo. Gli ordinò di sedere accanto a lei così com’era e di baciarla come e quanto faceva di solito con Cloe; intanto, mentre la baciava, doveva stringerla e stendersi per terra. Dafni si sedette, la baciò e si mise disteso; Licenio, allora, quando si rese conto che era eccitato abbastanza per farcela, lo fece al
zare su un fianco, scivolò sotto di lui e con grande maestria lo guidò sulla strada (e che strada..) che fino allora aveva cercato. [..]
«C’è ancora una cosa che devi imparare, Dafni. Ora io non ho provato alcun male, perché sono donna da un pezzo: tempo fa un altro uomo mi istruì in queste pratiche, prendendosi in cambio la mia verginità. Ma Cloe, quando sosterrà questa lotta con te, griderà e piangerà per il dolore e perderà molto sangue, come se l’avessero ferita. Tu, però, non avere paura del sangue: quando l’avrai persuasa a concedersi a te, conducila qui, dove, se si lamenterà, nessuno potrà udire, se piangerà nessuno potrà vedere, se
si macchierà di sangue, poi, potrà lavarsi alla fonte».

Ma in fondo che volete che sia, sangue, montoni, pecore, nulla di davvero scandaloso.
Non erano davvero spinti come noi.
Nemmeno Archiloco, lirico greco che potremmo dire l’antico Siffredi, più per la perversione che per altro..
Ad ogni modo:
“Oh, se potessi così toccar la mano di Neobule”.
Questo scrisse.
E capirai.. La mano..

 

http://www.lettera43.it/upload/images/11_2015/l43-secoli-151103160525_medium.jpg
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Ora, io non è che voglia mettere il dito nella..
Piaga. (Ho perso il conto..).
Ma soffermiamoci due secondi sul prendere per mano una persona.
Ora è un gesto quasi troppo superfluo, prendiamo per mano quasi tutti, oppure stringiamo la mano quando dobbiamo presentarci a qualcuno.
Torniamo indietro anni e anni fa, e prendere la mano a qualcuno aveva già una certa importanza, roba che se le nostre nonne fossero state abbonate a Cioè sarebbero comparse nella rubrica “Io e l’amore” domande del tipo:
“Mi ha toccato la mano, resterò incinta?”.
Dopo tale premessa, possiamo immaginare il mondo greco, dove sebbene tutto fosse all’ordine del giorno, toccare la mano era come toccare la.. cioè.. era sacro, ecco.
Robe che toccavi una mano e l’avevi posseduta.
Possiamo immaginarci due greci ad un simposio tipico:
“Oh, Erastofane, sai che ho fatto la sera addietro?”
“Eh, dimmi”
“Eh, mi vergogno un po’.”
“Dai, su, non menarla e dimmi.”
“Ho toccato la mano di Neobule..”
“NOOOOO”.
Simposio bloccato, silenzio di tomba e tutti sospesi a guardare Archiloco per poi partire in un applauso scrosciante con tanto di striscioni.

Di Archiloco abbiamo anche altri frammenti.
L’Epodo di Colonia, ad esempio, in cui narra di advances avanzate nei confronti di una giovanissima fanciulla.
Finché succede quel che succede davanti a un tempio. Così. Giusto per non ricordarsi che gli Dèi vi guardano sempre.
Trasgressivi. Tracotanti di ybris.
Ci piace.

Ad ogni modo la cosa avviene così:

“Queste cose dicevo; poi presa la fanciulla nei fiori splendenti la distesi, con un morbido mantello la coprii, cingendole il collo con un braccio, mentre lei..
per la paura, come una cerva.
E la carezzavo dolcemente tra le natiche,
proprio là (ehh) dove mostrava la sua pelle fresca, incanto di giovinezza,
e tutto il bel corpo palpando,
emisi la bianca potenza (metafora, nemmeno troppo dotta),
toccando il biondo pelo.”

Penso che non vi sia ulteriore commento da aggiungere.
Il tutto si orgasma a sufficienza da sé.

Passiamo ad Anacreonte, il quale si rivolge dolcemente ad una fanciulla che nomina “puledra tracia” (cosa che se fai oggi con una ragazza altro che zoccolo in fronte), chiedendole perchè lo guardi con astio e ritrosia e l’ammonisce ricordandole le sue.. doti…

… di abile cavallerizzo.

“Puledra tracia […]
sappilo: potrei bene metterti il morso,
e con le redini in mano
farti girare intorno alla mèta.

Ora pascoli tra i prati e scherzi
saltando leggera:
ancora non hai chi ti cavalchi da esperto.”

 

http://www.famedisud.it/wp-content/uploads/vaso-apulo.jpg
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Non so voi, ma a me è venuto in menteil tanto citato 50 sfumature, con lui che la cavalca, redini comprese, la povera inerme cava…
Ragazza.

I Greci erano noiosi, si dice.
E il greco? Lingua morta (anche se dopo questo articolo reputo che la loro lingua fosse più viva che mai..).
Gente seria.
Materia noiosa.
Noiosi o no, i Greci si sapevano divertire proprio bene.
Senza misure, tranne quelle.
E senza sfumature.

 

 

Arianna Mariolini

 

Arianna Mariolini

Mi chiamo Arianna Mariolini (Ary). Sono nata il 6 gennaio 1998 a Clusone, in provicia di Bergamo, ma attualmente risiedo a Pisogne, un bellissimo borgo bresciano. Dal settembre del 2012 frequento il Liceo classico Decio Celeri di Lovere. Le mie principali passioni sono la letteratura e la musica...

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